LIONEL SHRIVER.
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..E ORA PARLIAMO DI KEVIN.
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Parte 3.
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PIEMME Editrice.
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Versione digitale curata da: Amedeo Marchini.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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3 marzo 2001.
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Caro Franklin,
avevi ragione tu: mi vergognavo delle mie false accuse, e per questo proposi a Kevin un'uscita
da madre e figlio, noi due soli. Tu pensavi che fosse una cattiva idea, e, quando affermasti con
decisione che Kevin e io avremmo dovuto fare di quelle cose pi spesso, sapevo che non ne eri affatto
convinto.
Mi innervosiva l'idea di avvicinarlo, ma mi costrinsi, e mi ripetei che non aveva senso
lamentarsi perch i figli adolescenti non parlano con noi quando siamo noi i primi a non parlare con
loro. E ragionai che il viaggio in Vietnam dell'estate precedente, aveva ottenuto un effetto indesiderato
perch era stato eccessivo, tre settimane in un monolocale insieme a un tredicenne che non sopportava
di essere visto con i suoi genitori, neppure dai comunisti. Di certo un giorno di tanto in tanto era pi
facile da affrontare. E tra l'altro gli avevo cacciato in gola il mio entusiasmo per i viaggi, invece che
fare lo sforzo di provare insieme quello che piaceva a lui, qualsiasi cosa fosse.
Ero agitata, non sapevo in che modo affrontare l'argomento, e questo mi faceva sentire come
una scolaretta timida che cercava il coraggio di invitare nostro figlio a un concerto rock. Quando alla
fine lo misi all'angolo  o forse misi all'angolo me stessa  mi appoggiai a quella sensazione e dissi:
Ciao, ti va di uscire con me.
Kevin mi guard sospettoso. A che pro?
Per fare qualcosa insieme. Qualcosa di divertente.
Tipo?
Questa era la parte che mi innervosiva di pi, trovare qualcosa di divertente da fare con
nostro figlio era come cercare di immaginare un viaggio avventuroso con la tua pet rock. Odiava gli
sport e la maggior parte dei film lo lasciava indifferente; il cibo era una presa in giro, e la natura una
rottura di palle, un posto dove farsi tormentare dal freddo, dal caldo e dalle mosche. Perci alzai le
spalle. Magari potremmo comprare un po' di regali di Natale. Poi andiamo fuori a cena. A quel
punto tirai fuori il mio asso nella manica, lo tentai proponendogli in assoluto la cosa pi assurda che mi
potesse passare per la testa. Magari ci facciamo un paio di giri a minigolf.
Tir fuori quel suo mezzo sorriso acido, mi ero assicurata un compagno per il sabato sera. Non
sapevo proprio come vestirmi.
In un'inversione di tendenza, che ricordava Il principe e il povero, io mi sarei presa cura di
Kevin, mentre, per un giorno, tu saresti diventato il tutore di Celia. Cavolo, mi canzonasti con
leggerezza devo trovare qualcosa da fare che non la terrorizzi. Immagino che passare l'aspirapolvere
sia escluso.
Dire che volevo, che desideravo, trascorrere l'intero pomeriggio e tutta la sera in compagnia di
un quattordicenne suscettibile sarebbe stato eccessivo, ma desideravo fortemente desiderarlo: se quello
che ho detto pu avere un senso. Sapevo che in compagnia di quel ragazzo il tempo trascorreva con una
lentezza esasperante, perci avevo riempito ogni ora: minigolf, shopping e cena fuori. Il fatto che non
gliene fregasse niente dei regali di Natale e dei bei ristoranti, non era una buona ragione per
risparmiargli la lezione sul fatto che queste sono le cose che la gente fa di solito. Quanto alla nostra
scappatella sportiva, a nessuno importa davvero niente del minigolf, e per questo, forse, mi era
sembrata la cosa adatta.
Kevin si present all'ingresso con un'espressione tetra, come se fosse l per sentirmi
pronunciare la sua condanna (anche se in effetti due anni dopo, quando gli fu letta davvero, il suo viso
appariva freddo e indifferente).
Salimmo sulla mia nuova Volkswagen Luna giallo metallizzato. Sai, ai miei tempi questi
Maggiolini della Volkswagen erano dappertutto. Ammaccati e scassati, pieni di capelloni che
fumavano marijuana e urlavano le canzoni dei Three Dog Night. Penso che costassero all'incirca
duemilacinquecento dollari. Ora la riedizione costa dieci volte tanto; ci stanno ancora solo due adulti e
un gatto, ma  diventata un'automobile di lusso. Non saprei dire se sia una cosa buffa o un'ironia della
sorte.
Silenzio. Alla fine: Hai speso venticinquemila dollari per illuderti di avere ancora diciannove
anni, e il portabagagli  comunque troppo piccolo.
Be', mi sa che mi sono stufata di tutte quelle macchine station wagon, il remake di La famiglia
Bradford o dei Flinston. La prima volta che l'ho vista, mi sono innamorata del design. La Luna non 
una copia dell'originale, allude all'originale. E il vecchio Maggiolino era pi piccolo. Anche la Luna
non  grande, ma comunque  una bellissima macchina.
S. Me l'hai gi detto.
Arrossii. Era vero, gliel'avevo gi detto.
Misi in moto e solo allora mi accorsi che Kevin non aveva la giacca. Faceva freddo, e il cielo
era coperto. Perch non hai messo il cappotto? esplosi. Devi per forza essere contro corrente, eh?
Contro corrente? disse. Con la mia mamma?
Sbattei la porta, ma con quei sistemi di sicurezza tedeschi, si sent solo un clam ovattato.
Dio solo sa cosa mi fosse passato per la testa. Siccome il minigolf  una cosa buffa, speravo che
avrebbe dato un tocco di leggerezza al pomeriggio. O forse contavo sull'effetto di rovesciamento:
siccome tutto quello che per me significava qualcosa, per Kevin non significava nulla, una cosa che
non significava niente per me poteva significare molto per Kevin. In ogni caso, mi sbagliavo. Pagammo
l'ingresso e raggiungemmo la prima buca: una vasca da bagno da cui sbucavano delle erbacce,
piantonata da una giraffa di plastica che sembrava un pony con il collo tirato. A dire il vero, tutti i
percorsi erano squallidi e dozzinali, e, come avrebbe detto Kevin, facevano proprio cagare. Il traffico
nella strada vicina era rumoroso e incessante. Kevin aveva la pelle d'oca. Stava congelando, e io lo
lasciavo fare, perch eravamo usciti noi due soli, e, accidenti, ci saremmo divertiti.
Chiunque avrebbe potuto infilare una pallina da golf tra le zampe della vasca, ovvio, anche
perch si trovava a un metro di distanza. Ma quando il tracciato si fece pi difficile  sotto il missile, su
fino al faro, gi al ponte sospeso, attorno alla zangola, attraverso le porte del modellino della stazione
dei pompieri  Kevin mise da parte la studiata inettitudine, che aveva dimostrato giocando a frisbee in
giardino insieme a te, e pales invece quella straordinaria coordinazione che il suo istruttore di tiro con
l'arco ci aveva fatto notare pi di una volta. Ma in qualche modo il fatto che fosse cos bravo tolse
significato alla partita, e io non potei non ricordare la prima volta in cui avevamo giocato insieme,
quando lui aveva due anni, e avevamo fatto rotolare la palla avanti e indietro esattamente tre volte. Da
parte mia, la stupidit di questo esercizio era cos lampante, che ero divenuta subito apatica, non
riuscivo a centrare le buche. Non dicemmo niente e ci mettemmo davvero poco a completare il
percorso, almeno per l'orologio, che io consultavo di continuo. Questo  quello che deve provare
Kevin pensai. Il passaggio dei minuti, pesanti come piombo: questo  quello che deve provare Kevin
ogni giorno.
Alla fine si mise in posa con la sua mazza, come un azzimato gentiluomo, sempre muto, ma con
un'espressione che diceva: e adesso? Aveva fatto quello che volevo e sperava che fossi soddisfatta.
Be' ammisi con mestizia. Hai vinto.
Mi impuntai per andare a casa a prendere la sua giacca, anche se ricomparire cos presto mi
imbarazzava un po'  tu mi sembrasti divertito  e andare avanti e indietro da Nyack a Gladstone e di
nuovo a Nyack per fare shopping risult ancora pi strano. Anche se Kevin, ora che aveva massacrato
il mio allegro pomeriggio  trasformandolo in un eserci-zio meccanico, in una farsa raggelante  mi
pareva pi soddisfatto. Quando trovammo parcheggio in fondo alla Broadway (a met dicembre il
traffico era fittissimo e fummo fortunati a scovare quel buco), con mio gran stupore nostro figlio
espresse un'opinione.
Non capisco perch festeggiate il Natale se non siete cristiani.
Be', dissi  vero che tuo padre e io non crediamo che quel giovane vissuto duemila anni fa
fosse il figlio di Dio, ma  bello avere delle festivit, no? Rendere una parte dell'anno un po' diversa,
qualcosa da aspettare con trepidazione. Quando studiavo antropologia a Green Bay ho imparato che 
importante osservare i rituali.
Anche se sono del tutto vuoti mi incalz Kevin con acrimonia.
Pensi che siamo degli ipocriti?
L'hai detto tu, non io. Quando passammo davanti al Runcible Spoon, dietro l'angolo della
Main Street, delle ragazze pi grandi di lui che bighellonavano dall'altra parte della strada davanti al
Long Island Drum Center si voltarono a guardarlo. Francamente, non penso che fossero i suoi
lineamenti armeni ad attirare la loro attenzione, quanto piuttosto la languida eleganza dei suoi modi,
cos in contrasto con quei vestiti assurdi: si muoveva sempre alla stessa altezza, come se avanzasse su
un carrello. E poi, quei fianchi ossuti non erano male.
Allora, ricominci, serpeggiando tra i pedoni vuoi conservare i regali e il liquore allo
zabaione, ma risparmiarti le preghiere e quella rottura della messa della vigilia. Incassare il lato
positivo senza dover pagare nessun prezzo.
Se vuoi puoi metterla cos convenni con cautela. In un certo senso, ho cercato di farlo per
tutta la vita.
Va bene, finch riesci a cavartela disse, criptico. Non sono sicuro che sia sempre possibile.
E lasci cadere l'argomento.
La conversazione ricominci a languire, perci quando un ragazzino quasi mi invest con uno di
quei monopattini di alluminio che erano diventati tanto di moda, suggerii che forse ne avremmo potuto
comprare uno per Celia.
Kevin disse: Sai, se un paio di anni fa avessi regalato un monopattino a un ragazzino, ti
avrebbe guardato con gli occhi fuori dalle orbite.
Mi avventai sull'opportunit di essere d'accordo con lui. Hai ragione, questa  una delle cose
che non vanno nel nostro paese,  tutto cos effimero.  successo lo stesso con i pattini in linea, ricordi?
Da un giorno all'altro, non si poteva pi non averli... Mi morsicai le labbra, e guardai un altro
ragazzino che passava su quella cornicetta sottile di alluminio. Non vorrei che Celia si sentisse tagliata
fuori.
Madda. Sii realistica. Celia si cagherebbe addosso dalla paura. Dovresti portarla in giro
tenendole la mano, oppure dovresti prendere in braccio lei e il monopattino. Te la senti? Non contare su
di me.
Va bene. Non comprammo quel monopattino.
In effetti, non comprammo nulla. Kevin mi rendeva cos insicura, disapprovava qualsiasi cosa
guardassi. Contemplavo sciarpe e cappelli con i suoi occhi, e di colpo mi parevano stupidi e non
necessari. Avevamo gi la sciarpa. Avevamo gi il cappello. Perch comprarne altri?
Mi dispiaceva perdere il parcheggio, ma non potevo rinunciare all'occasione di comportarmi
come una vera madre e annunciai con severit che ora saremmo tornati a casa, dove si sarebbe vestito
per la cena con degli abiti della taglia giusta, anche se la sua risposta noncurante: Tutto quello che
vuoi, mi rese consapevole pi dei limiti della mia autorit che della sua forza. Mentre passavamo di
nuovo di fronte al Runcible Spoon, diretti all'automobile, vedemmo una donna corpulenta seduta da
sola a un tavolo dietro alla vetrina, la coppa di gelato con frutta, noccioline e caramello esemplificava
la tipica prodigalit americana che gli Europei al contempo invidiano e deplorano.
Ogni volta che vedo una persona grassa, sta mangiando sussurrai, sicura di non essere sentita.
Non me la bevo la storia che  una questione di geni o di metabolismo rallentato.  il cibo. Sono
grassi perch mangiano il cibo sbagliato, troppo cibo e a tutte le ore.
Il solito silenzio, neppure un uhm o un vero, poi, finalmente, dopo pi di un isolato: Sai che a
volte sei proprio dura?.
Mi aveva colto alla sprovvista, mi fermai di botto. Senti chi parla.
Gi, chiss da chi avr preso.
A casa, tu e Celia avevate lavorato per tutto il pomeriggio per preparare gli addobbi per l'albero
di Natale, e l'avevi aiutata a intrecciarsi delle decorazioni nei capelli. Eri in cucina e stavi sistemando i
bastoncini di pesce su un vassoio, quando io entrai dalla camera da letto e ti chiesi di allacciarmi
l'ultimo bottone dell'abito di seta rosa. Wow, dicesti non hai un aspetto molto materno.
Vorrei che sembrasse un'occasione importante. Pensavo che ti piacesse questo vestito.
Mi piace ancora mormorasti, mentre mi allacciavi. Quello spacco sulla coscia  un po'
troppo profondo. Non vorrai metterlo in imbarazzo?
Mi sembra evidente che sto mettendo qualcuno in imbarazzo.
Me ne andai per cercare un paio di orecchini e spruzzarmi un po' di Opium, quindi tornai in
cucina per scoprire che Kevin, per fortuna, non aveva seguito alla lettera le mie indicazioni: avevo
temuto di trovarlo agghindato con un costume da coniglio della sua taglia. Era in piedi davanti al
lavandino, mi volgeva la schiena, ma potevo comunque vedere che i pantaloni neri cadevano
delicatamente sui fianchi stretti e si posavano sulle scarpe scamosciate con una piccola piega. Non gli
avevo comprato io quella camicia bianca, con le maniche ampie, doveva essere la tenuta da scherma.
Ero colpita, davvero, ed ero sul punto di esclamare quanto stesse bene se non si conciava con i
vestiti di un bambino di otto anni, quando si volt verso di me. Aveva tra le mani la carcassa di un
intero pollo freddo. Era intero, prima che gli strappasse il petto e le cosce, che stava ancora finendo di
divorare.
Credo di essere sbiancata. Stiamo andando fuori a cena. Perch ti mangi un pollo arrosto prima di uscire?
Kevin si pul un po' di grasso dall'angolo della bocca con il dorso della mano, malcelando un
sogghigno. Avevo fame. Un'ammissione abbastanza rara, lo aveva senza dubbio fatto apposta.
Sai una cosa, ragazzino cresciuto...
Lascia perdere, vai a prendere il cappotto.
Naturalmente, quando ci sedemmo alla Hudson House, il ragazzino cresciuto era cresciuto
abbastanza per quel giorno, e mi fece sapere che non aveva pi fame. Ero a cena con mio figlio per
modo di dire, visto che lui si rifiut di ordinare un antipasto, o persino un aperitivo; si limit a
giocherellare con il cestino del pane. Ridusse le pagnotte in minuscoli pezzetti, ma credo che non ne
mangi neanche una briciola.
Per provocarlo, io ordinai un'insalata mista e petto d'anatra come antipasto, del salmone e una
bottiglia di Sauvignon blanc che sentivo avrei finito.
Allora cominciai, per combattere lo sconforto mentre sbocconcellavo l'insalata sotto gli occhi
ascetici di Kevin. Come va la scuola?
Va rispose. Non sai chiedere niente di meglio?
Potrei chiederti qualche particolare.
Vuoi il mio orario delle lezioni?
No. Desideravo con tutto il cuore non perdere le staffe. Per esempio, qual  la tua materia
preferita questo semestre? Mi ricordai troppo tardi che per Kevin la parola preferito si riferiva soltanto
agli entusiasmi degli altri, quelli che lui amava distruggere.
Dai per scontato che qualcuna mi piaccia.
Be'... Mi agitai. Avevo difficolt a infilzare una forchettata di rucola abbastanza piccola da
evitare che il condimento di senape al miele mi colasse sul mento. Hai pensato di prendere parte a
qualche attivit extrascolastica?
Mi guard con la stessa incredulit che in seguito avrei suscitato con le mie domande sul menu
alla caffetteria di Claverack. Forse  una fortuna che non si degni mai di rispondere a questo genere di
quesiti.
E che mi dici dei tuoi... professori? Qualcuno di loro ... diciamo... speciale?
E che gruppi si ascoltano ultimamente? chiese con fervore. Poi puoi domandarmi se c'
qualche bella figa nella prima fila che mi fa venire voglia. Cos saprai come mi vanno le cose con le
donne, ma magari prima di sbattermi le ragazzette in corridoio meglio aspettare di sentirmi pronto. E
verso il dessert mi puoi fare qualche domanda sulle droooghe. Con cautela, perch non mi vuoi
spaventare, perci mi dirai che tu hai sperimentato, ma questo non significa che anche io debba
sperimentare. Alla fine, dopo che ti sarai scolata tutta la bottiglia, potrai farmi gli occhi dolci e dirmi
quanto  stato bello passare un po' di tempo insieme, poi ti sporgerai in avanti, mi poserai una mano
sulla spalla e mi darai una strizzatina.
Va bene, signor Sprezzante. Abbandonai la lattuga. Di cosa vuoi parlare, allora?
 stata un'idea tua, io non ho mai detto che me ne fregasse un cazzo di parlare con te.
Ci squadrammo sopra il mio petto d'anatra con la confettura di ribes. Kevin riusciva sempre a
trasformare il piacere in un lavoro duro. Quanto alla svolta che prese dopo tre o quattro minuti di
silenzio, posso dire soltanto che pensai avesse avuto piet di me. Pi tardi, a Claverack, non sarebbe
mai stato lui il primo a sbattere le palpebre, ma dopotutto, all'Hudson House, aveva solo quattordici
anni.
Va bene, ho un argomento disse furbesco, e prese un pastello carminio dal portamatite che
ormai tutti i ristoranti mettono a disposizione dei clienti, un'altra di quelle mode passeggere, come i
monopattini. Rompi sempre su questo paese e dici che vorresti essere in Malesia o chiss dove. Cos'
che non ti piace? Davvero il materialismo?
Quando avevo proposto quella serata insieme, temevo che a un certo punto mi avrebbe teso una
trappola, ma avevo ancora una entre e due terzi di bottiglia di vino, e non volevo passare la serata a
giocare a tris sulla tovaglia di carta del ristorante. No, non penso che sia questo risposi, con sincerit.
Del resto, come direbbe tuo nonno...
I materiali sono tutto. Allora, di cosa ti lamenti?
Ero incapace di citare una singola caratteristica di questo paese che mi facesse incavolare; per
un momento mi sentii mancare la terra sotto i piedi, pensai che forse non avevo tenuto l'America a
distanza perch ero una donna sofisticata e cosmopolita, ma per un gretto pregiudizio.
 brutta affermai.
Cosa? Le distese di grano?
I fast-food. Tutta quella plastica. Quel degrado.
Hai detto che ti piaceva il Chrysler Building.
 vecchio. Quasi tutta l'architettura americana moderna  orrenda.
Allora questo paese  una discarica. Mentre tutto il resto del mondo  meglio.
Tu non sei stato da nessun'altra parte.
Il Vietnam  una cloaca. Quel lago ad Hanoi puzzava.
A me piaceva insistetti. Sulla riva di quel lago  anche se puzzava  i vietnamiti pagavano
qualche dong a delle persone che se ne andavano in giro con la bilancia, per farsi pesare, nella speranza
di aver guadagnato qualche chilo.  un luogo biologicamente sano.
Metti quei gialli davanti a una tinozza senza fondo di patatine fritte e diventeranno pi larghi
che alti, proprio come i topi del New Jersey. Tu pensi che solo gli americani siano avidi? Non ho
prestato molta attenzione alla storia dell'Europa, ma dubito che tu abbia ragione.
Mi arriv il salmone, di cui non avevo pi tanta voglia. Tamburellai con le dita sul tavolo. Sullo
sfondo della vetrata a parete dell'Hudson House, nella camicia bianca fiammeggiante con le maniche
ampie, il colletto alzato, e i bottoni slacciati fino allo sterno, Kevin avrebbe potuto essere Errol Flynn in
Captain Blood.
L'accento continuai. Lo odio.
 anche il tuo accento disse. Anche se dici tomaato anzich tometo.
Pensi che sia pretenzioso?
Tu no?
Risi un po'. Va bene,  pretenzioso.
Ci stavamo sciogliendo, e pensai che forse questa uscita dopotutto non era stata una cattiva
idea. Forse ci stava portando da qualche parte. Cominciai a mettere pi entusiasmo nella
conversazione. Sai qual  una delle cose di questo paese che proprio non sopporto?  la mancanza di
senso di responsabilit. Qualunque cosa vada storta a un cittadino americano,  colpa di qualcun altro.
Tutti questi fumatori che chiedono milioni di dollari di risarcimento alle compagnie del tabacco,
quando, cavolo, conoscevano i rischi. Non potevano smettere? Colpa della Philip Morris. Tra poco le
persone grasse cominceranno a fare causa alle catene di fast-food perch hanno mangiato troppi
Big-Mac! Feci una pausa, per ricompormi. So che me l'hai gi sentito dire.
Kevin mi stava caricando come un giocattolo a molla. Aveva la stessa espressione maligna del
ragazzino che di recente ho visto mandare a schiantare su una roccia il suo modellino radiocomandato
di macchina da corsa. Un paio di volte concesse, reprimendo un sorriso.
I tapis roulant dissi.
Cosa?
Mi fanno impazzire. Di certo aveva sentito anche questo, ma fino ad allora non avevo mai
messo in relazione le due cose: La gente da queste parti non pu semplicemente uscire a fare una
passeggiata, deve seguire un programma di allenamento. E sai, questo potrebbe essere il cuore di quello
di cui mi lamento. Tutti i beni immateriali, le cose belle ma fuggevoli che rendono la vita degna di
essere vissuta: gli americani sembrano convinti di poter ottenere qualsiasi cosa unendosi a un gruppo di
lavoro, firmando una sottoscrizione, seguendo una dieta speciale o sottoponendosi all'aromaterapia. La
questione non  solo che gli americani pensano di poter comprare qualsiasi cosa, sono anche convinti
che se segui alla lettera le istruzioni sull'etichetta, il prodotto deve funzionare per forza. Poi, quando
non funziona, quando rimangono infelici, nonostante il diritto a essere felici sia previsto dai principi
fondamentali della Costituzione, cominciano a farsi causa l'un l'altro.
Cosa intendi con immateriali? domand Kevin.
Qualunque cosa. L'amore, la gioia, l'intuito. (Per Kevin sarebbe stato lo stesso se avessi
parlato degli ometti verdi che vivono sulla luna.) Ma non sono cose che si possono ordinare in rete,
imparare con un corso o cercare su un manuale. Non  cos facile, o forse lo ...  cos facile che
provando... seguendo la direzione... mettendosi sulla strada... Non lo so.
Kevin tracciava rabbiosamente dei ghirigori sulla tovaglia. Qualcos'altro?
Certo che c' qualcos'altro dissi; percepivo la forza di quel momento, parlavo con sincerit,
come se avessi di nuovo avuto accesso alla biblioteca dentro la mia testa, ricordavo Madame Bovary,
Jude l'oscuro o Passaggio in India. Gli americani sono grassi, incapaci di esprimersi e ignoranti.
Sono esigenti, arroganti e viziati. Sono bigotti, e si credono superiori agli altri, pensano di essere gli
unici ad avere la democrazia, e sono condiscendenti verso gli altri paesi perch sono convinti di
possedere la verit: non importa che la met della popolazione adulta non vada a votare. E sono
vanagloriosi. Che tu ci creda o no, non  considerato accettabile raccontare a qualcuno appena
conosciuto che sei laureato ad Harvard, hai una casa enorme  e quanto ti  costata  e che inviti a cena
un mucchio di celebrit. E in America la gente non capisce che ci sono dei paesi dove  considerato
volgare condividere la tua passione per il sesso anale a un cocktail party con della gente che conosci da
cinque minuti, perch il concetto di privacy qui  del tutto rovesciato. Questo perch gli americani
fondano le loro convinzioni su uno sbaglio, innocente, ma che li fa sembrare stupidi. E la cosa peggiore
 che non hanno idea che il resto del mondo non li pu sopportare.
Parlavo a voce troppo alta per un luogo cos piccolo, e soprattutto visto che affermavo concetti
tanto abrasivi, ma mi sentivo stranamente esilarata. Era la prima volta che riuscivo davvero a parlare
con mio figlio, e speravo che avremmo varcato il Rubicone. Quantomeno ero stata capace di confidare
delle cose in cui credevo davvero, e non di fare solo delle ramanzine.
Wow esclam. Hai tirato fuori un mucchio di aggettivi.
Disturbi della concentrazione, con il cavolo. Kevin era un ottimo studente quando ne aveva
voglia, e non scarabocchiava; prendeva appunti.
Vediamo disse, e si mise a segnare i successivi elementi della lista con il pastello rosso.
Viziati. Tu sei ricca. Non so a cosa pensi di fare a meno, ma sono sicuro che potresti permettertelo.
Arroganti. Mi sembra la parola giusta per descrivere il discorso che hai appena concluso; se fossi in te,
non ordinerei il dessert, puoi scommettere che il cameriere ti sputerebbe nella salsa di lamponi.
Incapaci di esprimersi. Fammi vedere... Controll sulla tovaglia di carta, e lesse ad alta voce: Non 
cos facile, o forse lo ....  cos facile che provando... seguendo la direzione... mettendosi sulla
strada... Non lo so. Non la considererei una frase degna di Shakespeare. Mi sembra, tra l'altro, di
essere seduto di fronte alla signora che si lancia in lunghi predicozzi contro i reality show, senza
averne mai visto neanche uno. E questo  un segno di  ora uso una delle tue parole preferite,
mammi-na  ignoranza. Poi: vanagloriosi. Cos'era secondo te tutto questo loro sono dei coglioni che
succhiano il cazzo agli alci mentre io sono molto pi figa se non una vanteria? Mi sembra che anche tu
pensi di avere sempre ragione. E non hai idea che l'altra gente non ti pu sopportare. Sottoline
quest'ultima frase, quindi mi guard negli occhi con un disprezzo crudo. Be', per quanto ne so io, ho
idea che l'unica cosa che ti distingue da questi stupidi americani  che non sei grassa. E solo perch sei
magra ti comporti da bigotta, tratti la gente con condiscendenza e superiorit. Forse preferirei avere
una madre cicciona che per non pensa di essere migliore di chiunque altro vive in questo paese del
cazzo.
Pagai il conto. Non ci sarebbero state altre chiacchierate da mamma a figlio fino ai giorni di
Claverack.
Ero stata scoraggiata dal comprarle un monopattino, ed ebbi parecchi problemi per trovare un
toporagno elefante con le orecchie piccole da regalare a Celia per Natale. Quando avevamo visitato
la sezione dei piccoli mammiferi allo zoo del Bronx, era rimasta incantata da quel minuscolo
esemplare, che sembrava l'incontro tra un elefante e un canguro, incrociato con diverse generazioni di
topi. L'importazione con tutta probabilit era illegale  se non addirittura pericolosa, la piccola creatura
proveniva dal Sudafrica e al-lo zoo era indicata come specie minacciata a causa della perdita
dell'habitat  cosa che non mi facilit quando tu cominciasti a diventare impaziente perch non
riuscivo a trovarne uno. Chiudesti un occhio quando individuai su Internet un negozio di animali
specializzato in specie insolite. E io feci lo stesso quando tu comprasti un arco per Kevin.
Non ti dissi mai quanto cost il regalo di Celia, e non te lo dir neppure adesso. Ti basti sapere
che, una volta tanto, era stato bello essere ricchi. L'elefante femmina con le orecchie corte  che aveva
un nome impossibile, non era n un elefante, n una femmina e aveva, in proporzione, delle orecchie
enormi  fu di gran lunga il regalo pi apprezzato che avessi mai fatto. Celia sarebbe stata elettrizzata
anche da un pacchetto di Polo, ma persino quell'entusiasta di nostra figlia esprimeva diversi gradi di
esaltazione, e quando scart la gabbietta di vetro, strabuzz gli occhi. Poi si gett tra le mie braccia con
un torrente di grazie. Alla cena di Natale, continuava ad alzarsi da tavola per controllare che la
gabbietta fosse abbastanza calda o per dare un ribes all'animaletto. Io ero gi preoccupata. Gli animali
non sempre prosperano in ambienti estranei, e donare un essere tanto caduco a una bambina cos
sensibile, forse era stato uno sbaglio.
Ma forse avevo comprato Snuffle  come lo chiam Celia  pi per me che per lei, se non
altro perch la sua delicatezza e la sua vulnerabilit mi ricordavano proprio la mia bambina. Con il pelo
lungo, ondulato, che assomigliava ai capelli di Celia, questa pallottola di due chili e mezzo dava
l'impressione che, se fosse finita accanto alla finestra, si sarebbe dissolta. Appollaiato su delle zampe
che si stringevano fino a diventare dei trampoli sottili, Snuffle, quando era dritto, sembrava in
equilibrio precario. Con quel musetto appuntito, a forma di trombetta, si aggirava per la gabbietta, al
contempo commovente e comico. L'animale non correva, saltava, e quei balzi entro i confini del suo
mondo recintato avevano lo stesso allegro ottimismo con cui Celia presto avrebbe affrontato il proprio
handicap. Nonostante i toporagni elefante non siano vegetariani stretti  mangiano vermi e insetti  i
grandi occhi marroni conferivano a Snuffle un aspetto timoroso, spaventato, tutt'altro che da predatore.
Per costituzione Snuffle, come Celia, era una preda.
Celia sapeva che il suo animaletto non doveva essere toccato troppo spesso, perci solo ogni
tanto infilava un dito nella porticina della gabbietta e accarezzava il pelo morbido. Quando c'era
qualche amica a giocare da noi, chiudeva la porta della sua camera e deviava le compagne su dei
giocattoli meno fragili. Forse questo significava che stava imparando a guardarsi un po' dalla gente.
(Celia era famosa perch non faceva discriminazioni, portava a casa tutte le compagne che gli altri non
volevano, come Tia, quella stridula creatura viziata la cui madre aveva avuto il coraggio di avvisarmi
che sarebbe stato meglio lasciarla vincere nei giochi da tavolo. Celia era tanto capace di capire le cose
senza che le venissero dette che, dopo che la compagna prepotente se n'era andata, mi disse: 
sbagliato imbrogliare per perdere?.) Mentre contemplavo nostra figlia che proteggeva Snuffle,
cercavo qualche traccia di fermezza, di risoluzione che potesse rivelare l'incipiente capacit di
difendere se stessa.
Sia pur senza volerlo, consideravo la possibilit che, sebbene ai miei occhi fosse adorabile,
Celia stesse crescendo in un modo per cui agli estranei sarebbe apparsa insignificante. Aveva solo sei
anni, ma temevo gi che non sarebbe mai stata bella, che era improbabile che potesse acquistare un
portamento autoritario. Aveva la tua bocca, troppo grande per il suo viso piccolo; le labbra erano sottili
e anemiche. Il contegno timoroso incoraggiava una sollecitudine attorno a lei che alla lunga stancava.
Quei capelli, serici e radi, erano destinati a crescere sottili; e il colore dorato avrebbe lasciato il posto a
un biondo sporco con l'arrivo dell'adolescenza. E comunque, la vera bellezza non  un enigma
insolubile? E Celia era troppo candida per dissimulare. Aveva un viso disponibile, e c' qualcosa di
poco interessante nell'aspetto di una persona che ti dir tutto quello che vuoi sapere. Perch gi lo
potevo vedere: sarebbe cresciuta come una di quelle adolescenti che tengono nascosta la cotta per il
presidente del consiglio studentesco, il quale non sa nemmeno che esistono. Celia si sarebbe sempre
svenduta a poco prezzo. Pi tardi sarebbe andata a vivere  troppo giovane  con un uomo pi vecchio,
che avrebbe approfittato della sua natura generosa, che l'avrebbe lasciata per una donna pi formosa
capace di vestirsi bene. Ma almeno sarebbe sempre venuta da noi per Natale, e se ne avesse avuto
l'opportunit, sarebbe stata una madre migliore di me.
Kevin evitava Snuffle, il cui nome era un'indecenza per un ragazzino adolescente. Aveva
accettato di buon grado solo il compito di catturare ragni e grilli e di gettarli vivi nella gabbia: era una
cosa da maschi, e l'avrebbe fatta lui, visto che Celia era troppo schizzinosa. La prendeva in giro
incessantemente, senza piet. Non puoi aver dimenticato la sera in cui preparai le quaglie e lui riusc a
convincerla che la carcassa che le era rimasta nel piatto era tu sai chi. Lo so, Snuffle era solo un
animaletto domestico, un animaletto molto costoso, ed era destinato a una fine infelice. Ci avrei dovuto
pensare prima di darle la bestiolina, anche se certo, evitare l'attaccamento per paura della perdita 
come evitare la vita. Avevo sperato che sarebbe sopravvissuto pi a lungo, ma questo non avrebbe reso
le cose pi semplici per Celia.
Quella notte, nel febbraio del 1998,  l'unico momento che ricordo in cui Celia ment.
Continuava ad aggirarsi per la casa, a quattro zampe, sollevava la fodera delle poltrone e sbirciava sotto
il divano, ma quando le domandai cosa stesse cercando, cinguett: Niente. Si trascin in giro ben
oltre l'ora di andare a letto, e si rifiut di dire a che gioco stesse giocando, ma mi implorava perch le
permettessi di continuare. Alla fine, il troppo stroppia, la trascinai a letto, mentre lei lottava per
rimanere alzata. Non era da lei fare i capricci.
Come sta Snuffle? le domandai quando accesi la luce. Cercavo di distrarla.
Il suo corpo si irrigid, e non guard la gabbia quando la lanciai sul materasso. Dopo una pausa
sussurr: Sta bene.
Da qui non lo vedo dissi. Si nasconde?
Si nasconde rispose.
Perch non lo vai a scovare per me?
Si nasconde disse di nuovo, sempre senza guardare la gabbia.
A volte il toporagno dormiva in un angolo, sotto un ramo, ma quando andai a cercarlo nella
gabbia, non lo trovai da nessuna parte. Non hai lasciato che Kevin giocasse con Snuffle, vero?
domandai in tono tagliente. Con lo stesso tono avrei potuto chiederle: Non hai infilato Snuffle nel
frullatore, vero?
 tutta colpa mia piagnucol, e cominci a singhiozzare. Pensavo di aver chiuso la porta
della gabbietta, ma mi sa di no! Perch quando sono tornata qui dopo cena, la porta era aperta e lui non
c'era pi! Ho cercato dappertutto.
Shh, ora lo troviamo tubai.
Ma non riuscii a calmarla. Sono stupida! Kevin dice cos e ha ragione. Sono stupida! Stupida,
stupida, stupida! Si colp le tempie con tanta forza che dovetti afferrarle i polsi per fermarla.
Speravo che la crisi di pianto si esaurisse, ma il dolore di una bambina piccola ha una capacit
di resistenza sorprendente, e la violenza della riprovazione che riversava su di s mi fece cadere nella
tentazione di farle delle false promesse. La rassicurai che Snuffle non poteva essere andato troppo
lontano e che senza dubbio entro l'indomani mattina sarebbe ritornato nella sua gabbia confortevole.
Celia si aggrapp a questa sottile speranza, si scosse ancora un po', poi si arrese al sonno.
Non rinunciammo alle ricerche prima delle tre di notte, e grazie ancora per il tuo aiuto. Avevi
un lavoro importante il giorno dopo, e tutti e due perdemmo molte ore di sonno. Non riesco a
immaginare un buco dove non cercammo; tu spostasti l'asciugatrice, io setacciai la spazzatura.
Canticchiando allegro: Dov' quel ragazzaccio?, tirasti fuori tutti i libri dagli scaffali pi bassi,
mentre io mi facevo forza per cercare quella palla di pelo nel gabinetto.
Non voglio peggiorare la situazione con un te l'avevo detto dicesti quando entrambi
crollammo sul divano con i batuffoli di polvere tra i capelli. E penso che fosse carino, ma si tratta di
un animale raro e delicato, e lei  solo in prima elementare.
Ma si  dimostrata molto coscienziosa. Non gli faceva mai mancare l'acqua, stava attenta a
non dargli troppo da mangiare. Poi, solo per aver lasciato la porticina aperta...
 una bambina distratta, Eva.
Vero. Penso che potrei ordinarne un altro e...
Scordatelo. Una lezione sulla mortalit  sufficiente per quest'anno.
Dici che forse  uscito?!
In questo caso sarebbe gi morto congelato dicesti in tono allegro.
Grazie.
Meglio che mangiato da un cane.
Questa fu la storia che mi inventai per Celia il giorno seguente: Snuffle era uscito fuori a
giocare, dove sarebbe stato molto pi contento, con tanto spazio e aria fresca, e dove si sarebbe trovato
un sacco di amici animali. Ehi, perch non avrei dovuto approfittare del fatto che Celia credeva a
qualsiasi cosa?
Mi aspettavo di fare il resoconto dello stato d'animo cinereo di nostra figlia nella settimana
successiva, ma non di raccontarti delle faccende ordinarie per mandar avanti la casa. Ma date le
circostanze, ho un buon motivo per ricordare che il lavandino nel bagno dei bambini quel week-end si
intas. Janis non sarebbe tornata prima di luned, e a me non dispiaceva occuparmi della manutenzione
della casa di tanto in tanto. Perci affrontai l'occlusione con mezzo bicchiere di idraulico liquido in una
tazza di acqua calda, come indicavano le istruzioni. Poi misi via l'idraulico liquido. Pensavi davvero
che dopo tutto questo tempo avrei cambiato la mia versione della storia? Lo misi via, nell'armadietto.
Eva
8 marzo 2001
Caro Franklin,
mio Dio, ce n' stato un altro. Avrei dovuto immaginarlo luned mattina, quando all'improvviso
tutti i miei colleghi hanno cominciato a evitarmi.
Procedura standard. In un sobborgo vicino a San Diego, il quindicenne Charles Andy
Williams  un ragazzo bianco, magro e insignificante con le labbra sottili e i capelli arruffati come un
tappeto logoro  ha portato una calibro 22 alla Santana High School. Si  nascosto nel bagno dei
ragazzi, dove ha sparato a due compagni, per poi procedere nel corridoio dove ha fatto fuoco su tutto
quello che si muoveva. Due studenti sono stati uccisi, tredici feriti. Si  ritirato in bagno, e qui la
polizia lo ha trovato acquattato a terra con la pistola alla testa. Piagnucolava e diceva: Sono solo io.
Non ha opposto resistenza all'arresto. Non c' bisogno di dire che aveva appena rotto con la sua
ragazza, di dodici anni.
 curioso, al notiziario di luned sera, alcuni dei suoi compagni hanno definito lo sparatore,
come al solito, lo zimbello della scuola, uno sfigato, un perdente; eppure un bel po' di altri ragazzi
hanno affermato che Andy aveva un mucchio di amici, non poteva in alcun modo essere considerato
impopolare o particolarmente emarginato, anzi, al contrario, era un tipo benvoluto. Queste ultime
considerazioni dovettero confondere il nostro pubblico, visto che quando Jim Lehrer ha rivisitato la
storia questa sera per un'altra inchiesta sul perch, tutti i riferimenti al fatto che fosse benvoluto erano
stati tagliati. Se Andy Williams non fosse stato vittima della prepotenza dei compagni, sarebbe crollato
l'affascinante teorema della rivincita dei nerds, grazie al quale il nostro problema non  pi che
abbiamo leggi troppo permissive sul possesso di armi da fuoco, ma l'emarginazione dei minorenni.
Allo stesso tempo, mentre ora Andy  quasi famoso come il crooner da cui ha preso il
soprannome, dubito che ci sia qualcuno in tutto il paese che saprebbe dirti il nome di uno dei due
studenti che ha ucciso, ragazzini che non hanno fatto niente di male, se non andare in bagno in una
mattina in cui i loro compagni pi fortunati hanno deciso di tenersi la pip per tutta la lezione di
geometria. Brian Zuckor e Randy Gordon. Mi sono impegnata a imparare i loro nomi per esercitare
quello che considero un dovere civico.
Nel corso della mia vita ho sentito molti genitori fare riferimento a degli orribili incidenti nei
quali  successo qualcosa ai loro figli: una pentola d'acqua bollente che si rovescia addosso a un
ragazzino, un altro che cade dal terzo piano per cercare di recuperare il gatto fuori dalla finestra. Prima
del 1998, presumevo di sapere di cosa stessero parlando, o di cosa evitassero di parlare, visto che
spesso si innalza una barriera per proteggere certe storie, a cui possono accedere, come nel reparto di
cure intensive, solo i familiari stretti. I disastri personali degli altri sono in un certo senso un luogo
esclusivo, e io ero grata per quel cartello Vietato l'ingresso dietro il quale potevo celare il sollievo
che i miei cari fossero sani e salvi. Comunque, immaginavo di sapere, pi o meno, ci che si trovava al
di l della soglia. Che si tratti di una figlia o di un nonno, l'angoscia  angoscia. Be', chiedo scusa per
la presunzione. Non ne avevo la minima idea.
Quando sei il genitore, non importa quale sia la natura dell'incidente, non importa quanto
lontano fossi quando  capitato e che non avresti potuto fare niente per evitarlo, pensi sempre che le
disgrazie capitate ai tuoi figli siano colpa tua. I tuoi figli hanno te soltanto, e la loro convinzione che
riuscirai a proteggerli  contagiosa. Perci se ti aspetti che io me ne stia ancora una volta qui a negare
le nostre responsabilit, ti sbagli. Sento che  stata colpa mia, come allora sentivo che era colpa mia.
Quantomeno, rimpiango di non aver tenuto duro quando ci siamo messi d'accordo sulla persona
che doveva occuparsi dei ragazzi. Avevamo assunto Robert, uno studente di sismologia
dell'Osservatorio terrestre di Doherty, perch andasse a prendere Celia a scuola e rimanesse a casa
finch non tornava uno dei due, ed  cos che le cose sarebbero dovute continuare. Contro ogni
aspettativa, riuscimmo a tenere Robert  sebbene avesse minacciato di andarsene  quando gli
garantimmo che Kevin ormai era abbastanza grande da badare a se stesso, e che lui avrebbe dovuto
solamente occuparsi di Celia. Ma tu eri cos fissato con quella storia di responsabilizzare i ragazzi;
Kevin aveva quattordici anni, la stessa et della maggior parte delle baby-sitter del quartiere; se
volevamo che nostro figlio diventasse affidabile, prima di tutto dovevamo dimostrargli che ci fidavamo
di lui; certo sembrava giusto. Perci dicesti a Robert che quando Kevin tornava da scuola, lui poteva
pure andar via. Questo avrebbe risolto il problema che continuava a riproporsi, tu rimanevi bloccato nel
traffico e io finivo di lavorare un po' tardi e, per quanto fosse ben compensato per il suo sacrificio,
Robert era inchiodato in Palisades Parade invece che tornare alle sue ricerche a Lamont.
Quando cerco di ricordare quel luned, la mente si ritrae, come per schivare il pallone legato alla
corda, poi la memoria fa una curva attorno al palo e torna indietro, cos quando mi alzo, mi colpisce
alla nuca.
Ancora una volta avevo fatto tardi al lavoro. Il nuovo accordo con Robert mi faceva sentire
meno in colpa se rimanevo un'ora in pi, e il primato della AWAP nella nicchia delle guide di viaggi a
basso costo cominciava a vacillare. C'erano molti pi concorrenti di quando avevo cominciato: la
Lonely Planet e la Rough Guide erano fiorite; nel frattempo, da quando nel paese i soldi avevano
ripreso a girare abbondanti grazie all'ottimismo dei mercati finanziari, la domanda di sistemazioni
super economiche, in cui noi eravamo specializzati, era precipitata. Perci, tradendo le mie intenzioni,
stavo elaborando la proposta per una serie nuova  A Wing and a Prayer per Boomers  i cui clienti
sarebbero stati i cinquantenni che si erano arricchiti con le azioni delle nuove tecnologie, con tutta
probabilit soprappeso, nostalgici del loro primo viaggio in Europa (che avevano fatto con le tasche
vuote e una copia mal ridotta della W&P degli anni Sessanta), convinti di essere ancora studenti, se non
nei fatti, nello spirito, abituati alle bottiglie di Cabernet da trenta dollari, ma, per vanit, ancora
avventurosi, in cerca di tutti i comfort (a patto di non chiamarli con il loro nome), ma terrorizzati
all'idea di ricorrere alle pesanti Blue Guide dei loro padri, quando squill il telefono.
Mi dicesti di guidare con prudenza. Mi dicesti che era gi in ospedale e che non c'era niente che
potessi fare. Mi dicesti che non era in pericolo di vita. Lo ripetesti pi di una volta. Era tutto vero. Mi
dicesti che sarebbe andato tutto bene, ma non era vero, anche se per la maggior parte dei messaggeri di
disgrazie questa rassicurazione infondata sembra irresistibile.
Non avevo altra scelta che guidare con prudenza, visto che il traffico sul George Washington
Bridge si muoveva a malapena. Quando alla fine posai lo sguardo sulla tua espressione affranta nella
sala d'attesa, realizzai che dopotutto le volevi bene, e mi maledissi per aver dubitato di te. Kevin non
c'era, con mio gran sollievo, perch gli avrei potuto cavare gli occhi.
Il tuo abbraccio di rado mi aveva offerto cos poca gioia. Continuavo a stringerti sempre pi
forte, per cercare di ricavarne qualcosa, ma era come schiacciare una bottiglia di shampoo vuota.
Era gi in sala operatoria, mi spiegasti. Mentre arrivavo, avevi portato Kevin a casa, perch non
potevamo fare altro che aspettare, e non c'era alcuna ragione per far soffrire suo fratello pi di quanto
gi non facesse. Ma mi rimase il dubbio che l'avessi portato via in fretta e furia per proteggerlo da me.
Ci sedemmo su quelle stesse sedie di metallo verde-mare sulle quali mi ero tormentata al
pensiero che Kevin dicesse al dottore che gli avevo rotto il braccio. Forse, pensai, in questi otto anni
aveva aspettato che arrivasse il momento giusto. Dissi: Non ho capito cos' successo. Ero calma;
non urlai.
Tu rispondesti: Pensavo di avertelo detto al telefono.
Ma non ha senso. Il mio tono non era affatto litigioso, mi sentivo piuttosto confusa. Perch
avrebbe dovuto... cosa stava facendo con quell'affare?
Bambini. Alzasti le spalle. Immagino che stesse giocando.
Ma dissi. Avrebbe... La mente continuava a svuotarsi, dovevo di continuo ricostruire
quello che volevo dire, ripetere la conversazione tra me e me, dov'eravamo, cos' successo poi... Il
bagno. S.
Ormai va in bagno da sola ricapitolai. Ma non le piace stare l dentro. Non ci andrebbe mai
a giocare. L'eccessiva insistenza nel tono della mia voce dovette suonarti pericolosa. Celia era ancora
in sala operatoria. Non avremmo litigato, e tu mi avresti tenuto la mano.
Sembrarono passare delle ore prima che il dottore venisse fuori. Tu avevi telefonato a casa dal
cellulare, due volte, da un punto in cui non potevo sentirti, come se volessi risparmiarmi qualcosa; mi
avevi portato il caff dalla macchinetta. Quando l'infermiera ci indic al chirurgo, all'improvviso capii
perch certe persone venerano i medici, e perch certi dottori tendono a sentirsi delle divinit. Ma con
uno sguardo al suo viso, mi resi conto che in quel momento l'uomo non si sentiva affatto una divinit.
Mi dispiace disse. Abbiamo provato davvero. Ma l'occhio era troppo danneggiato, non
siamo riusciti a salvarlo.
Ci convinsero a tornare a casa. Celia era sotto sedativi, e sarebbe rimasta addormentata ancora a
lungo. Non abbastanza pensai. Perci camminammo barcollando e uscimmo dalla sala d'attesa.
Almeno, notasti intontito ha detto che l'altro occhio probabilmente  a posto.
Solo quella mattina davo per scontato che avesse due occhi a posto.
Fuori nel parcheggio faceva freddo; nella fuga dall'ufficio, avevo dimenticato il cappotto.
Avevamo due auto da portare a casa, e questo mi faceva sentire ancora pi freddo. Avvertivo che
eravamo a un bivio, e temevo che se ci fossimo lanciati in due universi distinti, saremmo finiti nello
stesso luogo solo nel senso pi banale del termine.  probabile che anche tu riconoscessi lo stesso
bisogno di confermare che eravamo, come il mio staff aveva preso a ripetere da qualche giorno a questa
parte, alla stessa pagina, perch mi invitasti sulla tua vettura per qualche minuto, per parlare e
scaldarci.
Mi mancava il tuo vecchio pick-up blu, che associavo al periodo del corteggiamento, quando
sfrecciavamo in autostrada con i finestrini abbassati e le casse che vibravano, come l'incarnazione del
testo di una canzone di Bruce Springsteen. Il pick-up era come te; come eri tu un tempo: classico,
accogliente, onesto, puro, equo. Edward Hopper non avrebbe mai dipinto la titanica 4 x 4 con cui lo
rimpiazzasti. Innalzata in maniera innaturale sulle ruote gigantesche, la nuova auto aveva la forma
smussata e sporgente di un canotto. I paraurti enormi e la postura insuperbita mi facevano pensare a
quelle povere lucertole la cui unica arma  l'esibizione; trasudava una mascolinit esagerata, da cartone
animato, tanto che in un momento di serenit ti avevo detto ridendo: Guarda sotto il telaio, vedrai che
ha il cazzo piccolo. Almeno avevi riso.
Il riscaldamento funzionava bene; troppo bene, dopo pochi minuti, l'abitacolo era rovente. Era
pi grande della Ford, ma il tuo pick-up non era mai stato cos claustrofobico.
Alla fine, abbandonasti il capo sul poggiatesta e fissasti il tettuccio. Non posso credere che tu
l'abbia lasciato fuori.
Ero attonita, non risposi.
Ho pensato di non dirlo continuasti. Ma fare finta di niente mi sembra peggio.
Mi leccai le labbra. Avevo cominciato a tremare. Non l'ho lasciato fuori.
Lasciasti cadere la testa in avanti, poi sospirasti. Eva. Non costringermi a fare questo. Hai
usato l'idraulico liquido sabato. Me lo ricordo perch non facevi che ripetere che il bagno dei bambini
aveva uno strano odore, e poi quel pomeriggio ci avvisasti di non buttare acqua nel lavandino nell'ora
successiva, perch avevi messo un liquido per liberare i tubi.
L'ho messo via dissi. L'ho infilato nell'armadietto in alto, dove Celia non sarebbe potuta
arrivare, neanche con una sedia.
Allora come  uscito?
Bella domanda risposi, con un tono glaciale.
Senti, lo so che di solito sei molto attenta con le sostanze corrosive e che nascondere quella
merda  un gesto automatico. Ma le persone non sono macchine...
Mi ricordo quando l'ho messo via, Franklin.
Ti ricordi quando ti sei messa le scarpe stamattina? Ti ricordi quando ti sei chiusa la porta
dietro le spalle? Quante volte ci capita di salire in automobile e di tornare dentro per controllare di aver
spento il gas? Anche se spegnerlo  un gesto istintivo.
Ma il gas non  mai acceso, giusto?  quasi una regola di vita, una specie di aforisma da
biscotto della fortuna: il gas non  mai acceso.
Te lo dico io quando  acceso: l'unica volta in cui non vai a controllare. Ed  quella
l'occasione in cui la tua cazzo di casa salta per aria.
Perch stiamo facendo questa discussione assurda? Con nostra figlia in ospedale.
Voglio che tu l'ammetta. Non dico che non ti perdoner. So che ti devi sentire malissimo. Ma
per superare il senso di colpa devi affrontare...
Questa mattina  venuta Janis, magari  stata lei a lasciarlo fuori. In verit, non avevo pensato
neanche per un secondo che Janis fosse cos sprovveduta, ma cercavo disperatamente di tenere a bada il
quadro che si delineava nella mia testa, un sospetto molto pi credibile.
Janis non ha usato l'idraulico liquido. Gli scoli non erano pi otturati.
Va bene dissi, e mi feci forza. Allora domanda a Kevin come ha fatto quella bottiglia a
saltare fuori.
Lo sapevo che ci saremmo arrivati. Prima  un mistero, poi  colpa della donna di servizio e
alla fine, chi resta? E che sorpresa, Eva  la donna che non commette mai errori  punta il dito su suo
figlio.
Lui avrebbe dovuto occuparsi della sorellina. Sei stato tu a dire che era abbastanza grande
per...
S, la sorvegliava lui. Ma Celia era in bagno, e aveva chiuso la porta, e non abbiamo mai
incoraggiato nostro figlio quattordicenne a fare irruzione quando la sorella  al gabinetto.
Franklin, questa storia non sta in piedi. Lasciamo perdere per un momento perch la bottiglia
era fuori, va bene? Scordiamocelo. Ma perch Celia si sarebbe dovuta versare il liquido nell'occhio?
Non ne ho la pi pallida idea! Forse perch i bambini non sono solo stupidi, ma anche creativi,
e la combinazione  letale. Altrimenti perch si dovrebbe tenere quella merda a distanza di sicurezza?
La cosa importante  che Kevin abbia fatto tutto quello che doveva. Dice che quando l'ha sentita
gridare  arrivato di corsa, e appena ha scoperto quello che aveva combinato, le ha sciacquato l'occhio
meglio che ha potuto, e poi ha chiamato l'ambulanza, ancora prima di chiamare me sul cellulare: ha
fatto la cosa giusta, l'ordine delle telefonate era quello giusto,  stato bravissimo.
Non ha chiamato me dissi.
Be'. Chiss perch!
Il danno... Inspirai a fondo.  grave. Deve essere molto, molto grave... Avevo cominciato a
piangere, ma mi costrinsi a smettere, perch dovevo andare avanti. Se ha perso l'occhio, e i medici
oggi sono pi bravi che in passato in questo genere di cose, doveva essere un disastro. C' voluto... c'
voluto un po'. Mi fermai di nuovo e ascoltai il rumore delle ventole del riscaldamento. L'aria era
asciutta, non avevo pi saliva. Ci vuole tempo perch quella roba agisca. Per questo l'etichetta dice
di... di lasciarlo riposare.
Spinta da un impulso irresistibile, mi ero premuta il dito sull'occhio, tamponavo la palpebra
sottile, proteggevo il bulbo, tenero e levigato.
Cosa stai insinuando? Perch gi  abbastanza grave accusarlo di negligenza, ma...
Il dottore ha detto che ci sono delle ferite, delle ustioni su tutto quel lato del viso. Tempo, 
passato del tempo! Magari l'ha lavata, ma quando? Quando aveva finito?
Mi afferrasti le mani e me le sollevasti sopra la testa, poi mi fissasti negli occhi. Finito cosa? I
compiti a casa? L'allenamento con l'arco?
Finito, ruggii con Celia.
Non dire mai pi una cosa del genere. A nessuno. E nemmeno a me!
Pensaci! Mi divincolai. Celia si  rovesciata addosso l'acido? Celia ha paura di tutto! E ha
sei anni, non due. So che secondo te non  molto intelligente, ma non  neppure una ritardata mentale!
Sa che non deve toccare i fornelli e che non deve bere la candeggina. Kevin arriva all'armadietto, e
Kevin  capace di aprire il tappo di sicurezza. Non  il suo salvatore.  stato lui! Franklin,  stato lui...
Mi vergogno di te, mi vergogno dicesti alla mia schiena, io mi ero acciambellata contro la
porta. Accusare nostro figlio solo perch non sei capace di ammettere la tua incuria. Non sei solo
vigliacca, sei malata. Infliggi sferzate a destra e a manca, lanci accuse oltraggiose e, come al solito, non
hai alcuna prova. Il dottore ha per caso detto che la storia di Kevin non era coerente con la natura della
ferita? No. Non l'ha fatto. Solo sua madre pu svelare che si  trattato di un'impronunciabile crudelt,
perch lei  un'esperta di medicina, una vera esperta di sostanze chimiche corrosive, visto che una volta
ogni tanto pulisce la casa.
Come al solito, non riuscivi a evitare di urlarmi addosso mentre io piangevo. Senti mi
implorasti. Non sai quello che dici perch sei sconvolta. Non sei te stessa.  una situazione difficile, e
lo sar ancora di pi, perch prima o poi dovrai guardare in faccia la realt. Celia soffrir molto, e il
suo aspetto per un po' sar terribile. L'unico modo per rendere la situazione pi accettabile,  che tu ti
confronti con le tue responsabilit. Celia, persino Celia, con quel toporagno, ha ammesso che era colpa
sua. Ha lasciato la gabbia aperta! E questo acuisce il dolore, non ha subito solo la perdita, ha dovuto
confrontarsi con la consapevolezza che se si fosse comportata diversamente, non sarebbe accaduto. Si 
assunta la responsabilit. E ha solo sei anni! Perch tu non ci riesci?
Mi piacerebbe potermi assumere la responsabilit sussurrai. Il finestrino si appann. Dire:
Oh, mi vorrei uccidere per aver lasciato l'idraulico liquido in giro!. Non capisci che sarebbe tutto
pi facile se lo facessi? Perch secondo te sarei cos sconvolta? Se fosse colpa mia, solo colpa mia, non
mi farebbe cos tanta paura. Franklin,  un problema serio, non si tratta pi di una ragazzina che si 
grattata l'eczema. Non so come sia arrivato a questo punto, ma  un mostro, e la odia...
Basta cos! Il tuo annuncio aveva un carattere liturgico, profondo e tonante come l'eco di un
Amen al termine della benedizione. Non mi capita spesso di impormi, ma Kevin ha sopportato un
trauma terribile; sua sorella non sar mai pi la stessa.  riuscito a non perdere la testa in un momento
di crisi, e voglio che sia fiero di questo. Ma siccome era lui a curare la bambina, senza dubbio si
addosser la colpa. Perci mi devi promettere, adesso, che farai tutto quanto in tuo potere per
convincerlo che non  stata colpa sua.
Tirai la maniglia e aprii lo sportello di qualche centimetro. Pensai: Devo uscire da qui, devo
andarmene.
Non andare, non ancora dicesti, e mi afferrasti un braccio. Voglio che tu me lo prometta.
Devo promettere di tenere la bocca chiusa o di credere alla sua storia?
Non posso costringerti a credere a tuo figlio.
Su un punto avevi ragione: non avevo alcuna prova. Solo il viso di Celia. Non mi ero sbagliata,
visto? Nostra figlia non sarebbe mai stata bella.
Scesi dall'auto e ti fronteggiai davanti alla porta aperta. Il vento gelido mi sferzava i capelli. Ero
sull'attenti, come quei militari costretti dai generali diffidenti a rimanere in piedi in mezzo a un campo
di battaglia deserto.
Va bene accettai. Sosterremo che  stato un incidente. Se vuoi puoi persino dire Temo che
tua madre si sia dimenticata di mettere via l'idraulico liquido sabato sera. Dopotutto, Kevin sa che
ho sturato lo scolo. Ma in cambio mi devi fare una promessa: non lasceremo mai pi Kevin da solo con
Celia. Nemmeno per cinque minuti.
Va bene. Scommetto che Kevin non muore dalla voglia di fare ancora il baby-sitter a sua
sorella.
Ti dissi che ci saremmo visti a casa; dovetti fare uno sforzo per salutarti in modo civile.
Eva! mi chiamasti, e io mi voltai. Lo sai che io non ho una gran stima degli strizzacervelli,
ma forse dovresti parlare con qualcuno. Penso che tu abbia bisogno di aiuto. Non  un'accusa.  solo...
su un punto hai ragione. Il problema  serio. Temo di non riuscire pi a capire.
Era proprio cos.
Nelle due settimane successive intorno alla casa aleggiava una raccapricciante tranquillit;
Celia era ancora all'ospedale, e tu e io parlavamo molto poco. Ti domandavo cosa volevi per cena, tu
rispondevi che non ti importava. Riguardo a Celia, pi che altro discutevamo per organizzare le visite.
Ci sembrava giusto andare uno alla volta, cos avrebbe avuto compagnia per la maggior parte del
giorno, ma la verit era che nessuno dei due desiderava condividere di nuovo l'abitacolo surriscaldato
della tua 4 x 4. Discutevamo a casa i particolari della sua condizione, e sebbene i dettagli fossero
angoscianti  all'enucleazione (una parola nuova che avrei fatto volentieri a meno di imparare) era
seguita un'infezione che aveva ulteriormente danneggiato il nervo ottico e negato la possibilit di un
trapianto  i fatti riempivano gli spazi vuoti nella conversazione. Cercai un oculista che la prendesse in
cura, e trovai un certo Krikor Sahatjian che aveva lo studio sulla Upper East Side. Gli armeni si
prendono particolare cura dei propri compatrioti, ti rassicurai.
Mi ricordo che controllavo i miei comportamenti, non alzavo mai la voce, non sollevavo alcuna
obiezione quando tu toccavi a malapena un pasto che avevo preparato con gran fatica.
Mi aveva inquietato la tua considerazione hai bisogno d'aiuto. Ripercorsi nella memoria cos
tante volte la sequenza di gesti con cui avevo riposto l'idraulico liquido nell'armadietto che alla fine il
nastro era logoro e non pi affidabile. Riconsideravo i miei sospetti e a volte non sembravano... be',
ben a fuoco. L'avevo messa via quella bottiglia? La ferita era troppo grave per la storia che aveva
raccontato Kevin? Esisteva almeno una prova concreta che non sarebbe crollata di fronte a una corte?
Io non volevo parlare con qualcuno, ma avrei dato un occhio pur di riuscire a parlare con te.
Erano passati pochi giorni dall'incidente quando ci convocasti attorno al tavolo della cucina.
Avevamo appena cenato, senza quasi parlare; Kevin aveva ingurgitato il cibo direttamente dalla pentola
sui fornelli. Assecondando il tuo stato d'animo, si sedette a tavola e assunse la sua solita postura stanca
e afflitta. Siccome anche io ero stata convocata controvoglia a questa riunione, mi sentivo come una
ragazzina di nove anni, di nuovo costretta a chiedere scusa alla signora Wintergreen per aver rubato le
noci dall'albero del suo giardino. Lanciai un'occhiata di traverso a Kevin, avrei voluto dirgli: Togliti
dalla faccia quel ghigno, non  uno scherzo; tua sorella  in ospedale. Avrei voluto dire: Vai a metterti
una maglietta che non sia cinque taglie pi piccole, il solo fatto di essere nella stessa stanza con uno
vestito cos mi irrita. Ma non potevo. Nella cultura della nostra famiglia, questo genere di rimproveri
non era ammesso, almeno non da parte mia.
In caso tu sia nervoso, Kev, iniziasti (anche se a me non sembrava per niente nervoso) non
si tratta di un'inquisizione. Per prima cosa ti vogliamo dire che siamo stati davvero colpiti dalla tua
rapidit d'azione. Chi lo sa, se non avessi chiamato subito l'ambulanza, avrebbe potuto essere anche
peggio. (Come? pensai. Certo, avrebbe potuto immergersi completamente nell'acido.) E tua
madre ti vuole dire una cosa.
Ti voglio ringraziare, cominciai, evitando lo sguardo di Kevin per aver portato tua sorella in
ospedale.
Digli quello che hai detto a me insistesti. Ti ricordi, hai detto che temevi potesse sentirsi...
Questa era la parte pi facile. Lo guardai dritto negli occhi. Pensavo che forse ti saresti sentito
responsabile.
Non batt ciglio. Sosteneva il mio sguardo, mi trovavo di fronte il mio naso, la mascella sottile,
le sopracciglia sporgenti e la carnagione fosca. Mi guardavo in uno specchio, eppure non avevo idea di
cosa stesse pensando il mio riflesso. Perch avrei dovuto?
Perch ti stavi occupando di lei.
Ma vuoi ricordargli, dicesti che non ci aspettavamo che la controllasse in ogni minuto, che
gli incidenti possono capitare, e che non  stata colpa sua. Quello che mi hai detto, sai, sull'auto.
Non vogliamo che tu ti biasimi. Il mio tono era uguale a quello di Kevin, quando aveva
parlato con la polizia: signore di qua, signore di l. La colpa  mia. Non avrei dovuto lasciare
l'idraulico liquido fuori dall'armadietto.
Kevin alz le spalle. Non ho mai pensato fosse colpa mia. Si alz. Posso andare?
Ancora una cosa dicesti. Celia avr bisogno del tuo aiuto.
Perch? chiese, vagando per la cucina.  solo un occhio. Non  che dovr andarsene in giro
con il cane guida o il bastone bianco.
Gi dissi. Che fortuna.
Avr bisogno del tuo sostegno continuasti. Dovr portare una benda.
Figo disse. Torn con un sacchetto di litchi che era in frigorifero. Era febbraio; la stagione
giusta.
Le dovranno mettere un occhio di vetro, continuasti ma ci farebbe piacere che tu la
difendessi se i ragazzini del vicinato dovessero prenderla in giro.
Come ora? disse, sbucciando con cura il frutto. Celia non sembra gi una sfigata? Quando
fin di togliere la pelle e si trov in mano la pallida sfera lucida, se la ficc in bocca, succhi e la
risput fuori.
Be', comunque tu...
Cio, pap... Divise con precisione il litchi in due, separ la polpa vischiosa dal seme
marrone. Non sono sicuro che tu ti ricordi bene com' essere bambini. Si infil il seme in bocca.
Celia se le deve beccare per forza.
Sentivo che dentro di te gongolavi. Ecco che il tuo ragazzino tirava fuori la sua tipica durezza
da maschio, dietro la quale nascondeva i propri sentimenti confusi e conflittuali riguardo al tragico
incidente occorso alla sorella. Era una recita, Franklin, aveva rivestito la ferocia sotto un velo di
zucchero caramellato, a tuo uso e consumo. Si fingeva confuso e in conflitto, ma se lo guardavi dritto
negli occhi, le pupille erano dense e appiccicose come il catrame. La sua rabbia adolescenziale non era
carina.
Ehi, signor Plastic disse Kevin. Ne vuoi uno? Declinasti.
Non sapevo che ti piacessero i litchi esclamai, mentre lui cominciava a sbucciare il secondo.
Be', s rispose, facendo rotolare la polpa sul tavolo con un dito. Aveva il colore spettrale e
lattiginoso del bulbo oculare.
Sono molto delicati dissi con irritazione.
Affond gli incisivi nel frutto. Gi, com' che dite voi? Deglut.  un gusto acquisito.
Era chiaro che aveva in mente di finire il sacchetto. Io uscii di corsa dalla stanza, e lui rise.
Nei giorni in cui andavo a fare visita a Celia nelle prime ore del pomeriggio, lavoravo a casa; lo
scuolabus lasciava Kevin alla stessa ora in cui io tornavo dall'ospedale. La prima volta che lo superai
mentre bighellonava languido per la Palisades Parade, abbassai il finestrino e gli offrii un passaggio.
Penseresti che rimanere soli in macchina con il proprio figlio sia una cosa normale, soprattutto se si
tratta di un viaggio di due minuti, ma Kevin e io ci trovavamo di rado in una cos soffocante prossimit,
e mi ricordo che per tutto il tempo blaterai delle frasi inconcludenti. Lungo la strada c'erano molte altre
auto venute per risparmiare ai figli una camminata di trecento metri, e mi ricordo che considerai a voce
alta che erano tutti dei SUB. La parola mi era appena uscita dalla bocca, quando mi ricordai che Kevin
odiava la mia abitudine di storpiare apposta la sigla SUV: una delle mie finte gaffe che servivano a
supportare il mito che non vivevo qui.
Sai, quegli affari sono una metafora del nostro paese continuai. Ormai lo sapevo che questi
discorsi facevano diventare matto mio figlio, ma forse  proprio per questo che perseverai, proprio
come pi tardi avrei tirato fuori i nomi di Dylan Klebold ed Eric Harris a Claverack, solo per
provocarlo. Stanno seduti pi in alto degli altri, si sentono potenti. Anche la forma... mi ricorda
sempre quei grassoni che si aggirano nei centri commerciali in bermuda e scarpe da ginnastica, mentre
si rimpinzano di ciambelle alla cannella.
Be', senti, ne hai mai guidato uno? (Ammisi di no.) E allora che ne sai?
So che occupano tutta la carreggiata, che consumano troppo e spesso si ribaltano...
Che te ne frega se si ribaltano? Tanto odi quella gente.
Non odio...
Scese dall'auto e sbatt lo sportello. La volta successiva gli offrii un passaggio ma mi fece
cenno di no.
C'era un che di insopportabile anche nel paio d'ore che lui e io condividevamo prima che la tua
4 x 4 entrasse in garage. Tu penserai che fosse abbastanza facile, in quell'immensa distesa di tek, ma
non importava dove ci trovassimo, non perdevo mai la consapevolezza della sua presenza, e neppure
lui della mia. Senza te e Celia a fare da filtro, noi due da soli nella stessa dimora ci sentivamo... nudi: 
l'unica parola che mi viene in mente. Parlavamo a malapena; se passava a trovarlo Lenny, non
chiedevo cosa facevano; e se Kevin lasciava la casa, non gli domandavo dove andava. Mi dicevo che i
genitori debbono rispettare la privacy dei figli, ma sapevo che in realt ero codarda.
Questa sensazione di nudit, era favorita dalla cosa reale. So che i ragazzini quattordicenni sono
tempestati dagli ormoni. So che la masturbazione  una cosa comune, un sollievo vitale, un passatempo
innocuo e piacevole che non dovrebbe essere bollato come un vizio. Ma pensavo anche che per i
teenager  siamo seri, per tutti  questo intrattenimento dovesse rimanere un segreto. Lo facciamo tutti,
lo sappiamo che lo facciamo tutti, ma nessuno si sognerebbe di dire: Tesoro, dai un'occhiata agli
spaghetti, vado di l a masturbarmi.
Aspettai che succedesse pi di una volta prima di decidermi a parlartene, perch dopo la nostra
discussione nel parcheggio dell'ospedale, la confidenza tra noi era venuta meno.
Lascia la porta del bagno aperta ti riferii con riluttanza una sera. Eravamo in camera da letto.
Tu ti mettesti a pulire il rasoio elettrico con grande attenzione. E dal corridoio si vede la toilette.
Va bene, si dimentica di chiudere la porta.
Non se lo dimentica. Aspetta che vada in cucina per prepararmi un caff, cos lo posso vedere
mentre torno in studio.  intenzionale. Ed ... rumoroso.
Alla sua et io eiaculavo almeno tre volte al giorno.
Di fronte a tua madre?
Dietro la porta. Pensavo che fosse un segreto, ma sono sicuro che lei lo sapesse.
Dietro la porta sottolineai. La porta.  importante. Mamma mia, il rasoio era davvero pieno
di peli quella sera. Penso che sapere di essere visto... lo ecciti.
Be', siamo tutti un po' strani in queste cose.
Non mi capisci. Lo so che lo fa, non ho alcun problema, ma preferirei non essere coinvolta. 
inappropriato. Questa parola era piuttosto inflazionata in quel periodo. Si era appena verificato lo
scandalo di Monica Lewinsky, e il presidente Clinton in seguito avrebbe definito la loro relazione
inappropriata.
Allora perch non gli dici qualcosa? Immagino che fosse stanco di intercedere.
Se Celia si masturbasse davanti a te, gliene parleresti direttamente o mi chiederesti di farlo?
Allora, cosa vuoi che gli dica? mi domandasti, con un tono esausto.
Che mi mette a disagio.
Che novit.
Mi agitai sul letto e presi un libro che non sarei riuscita a leggere. Digli solo di tenere la porta
chiusa.
Perci, il giorno dopo che tu gli parlasti, ero diretta in studio con una tazza di caff e sentii il
solito grugnito in fondo al corridoio. Pregai che avesse recepito il messaggio e che tra di noi ci fosse
almeno quella sottile barriera di legno. Pensai: tolti gli armadi, ci saranno solo quattro o cinque porte in
questa maledetta casa, e dobbiamo sfruttarle al meglio. Ma mentre avanzavo, il livello del rumore
smentiva quella minima speranza che la nostra privacy potesse essere tutelata.
Mi premetti la tazza sulla fronte, per contrastare un mal di testa crescente. Ero sposata da
diciannove anni, sapevo come si danno da fare gli uomini, non avevo alcuna ragione per essere
spaventata da un rubinetto eccitato. Ma di fronte ai gemiti in fondo al corridoio, mi sentii di nuovo
come la bambina di dieci anni, mandata a fare delle commissioni dall'altra parte della citt per conto di
sua madre. Dovevo attraversare il parco, gli occhi dritti davanti a me, mentre i ragazzi pi grandi
scivolavano tra i cespugli con le braghe calate. Mi sentivo braccata in casa mia, nervosa, tormentata e
derisa, e anche un po' incazzata.
Perci mi feci forza e proseguii come facevo da bambina, quando, per tornare a casa, mi
costringevo a non mettermi a correre. Marciai lungo il corridoio, con i tacchi che battevano sul legno
del pavimento. Raggiunsi il bagno dei ragazzi, la porta era aperta, e vi trovai il nostro primogenito in
tutto il suo splendore pubescente, compreso un fiorire di brufoli sul deretano. I piedi piantati in mezzo
alla stanza e la schiena inarcata, si gir su se stesso, in modo che potessi ammirare il suo arnese: era
porpora e scintillante, e di primo acchito pensai che si fosse unto di vasellina, ma poi la carta argentata
sul pavimento mi svel che aveva optato per il mio burro senza sale. Fu cos che scoprii che a mio
figlio erano cresciuti i peli sul pube. La maggior parte degli uomini svolge questo esercizio con gli
occhi chiusi, Kevin li teneva spalancati, il modo migliore per lanciare a sua madre un'occhiata furba,
maliziosa. In risposta, io gli guardai dritto l'uccello, senza dubbio quello che avrei dovuto fare al parco,
invece che distogliere lo sguardo; visto che quell'appendice diventa cos insignificante se affrontata a
testa alta, viene da domandarsi perch ce ne preoccupiamo tanto. Allungai una mano e chiusi la porta,
con forza.
Nel corridoio risuon una risata asciutta. Tornai in cucina, mi ero rovesciata il caff sulla
gonna.
So che ti domandavi perch non me ne andassi. Niente mi impediva di prendere Celia, fintanto
che le rimaneva ancora un occhio, e tornarmene a Tribeca. Avrei potuto lasciarti con tuo figlio e la tua
orribile casa, che facevano proprio il paio. Dopotutto, i soldi erano miei.
Non sono sicura che mi crederai, ma non mi pass mai per la testa di andarmene. Forse ero
rimasta abbastanza a lungo nella tua orbita da assorbire la tua feroce convinzione che quello della
famiglia felice non poteva essere solo un mito, o che, seppure lo fosse stato, sarebbe stato meglio
morire cercando di conquistare qualcosa di bello e irraggiungibile piuttosto che arrendersi alla cinica
rassegnazione che l'inferno sono le altre persone a cui siamo legati. Odiavo la prospettiva della
sconfitta; se quando ero rimasta incinta di Kevin avevo dovuto indossare l'armatura e combattere, ora
crescere nostro figlio mi imponeva di accettare una sfida ancora pi severa. Ma la mia tenacia era
anche supportata dal senso pratico. Kevin stava per compiere quindici anni. Non aveva mai parlato di
college  non aveva mai parlato del suo futuro in assoluto; non aveva mai mostrato il minimo interesse
per una professione o l'altra, per quanto ne sapevo io era ancora convinto della decisione presa a cinque
anni di vivere con il sussidio di disoccupazione  ma in linea teorica, nostro figlio sarebbe uscito di
casa entro tre anni. Dopo saremmo stati solo tu, io e Celia, e allora avremmo avuto quella famiglia
felice di cui parlavi tu. Quei tre anni sono quasi passati adesso, e si sono rivelati i pi lunghi della mia
vita, ma allora non lo avrei potuto prevedere in alcun modo. In fondo, e questa pu apparire una
semplificazione, io ti amavo. Ti amavo, Franklin. E ti amo ancora.
Eppure mi sentivo sotto assedio. Mia figlia aveva perso un occhio, mio marito dubitava della
mia integrit mentale, e mio figlio mi sbatteva in faccia il pene imburrato. Per aggravare la sensazione
di essere assaltata da tutti i lati, Mary Woolford scelse quel periodo per la prima delle sue visite
indignate, e anche l'ultima a pensarci bene, perch la volta dopo ci incontrammo in tribunale.
Allora era ancora snella come un levriero, i capelli neri fino alle radici; non avrei mai
immaginato che fossero tinti. Persino per quella rapida scappata dai vicini di casa si era agghindata di
tutto punto: un abito Chanel, gioielli discreti, scintillanti di rispettabilit. Chi poteva immaginare che
appena tre anni dopo avrebbe vagato per il Grand Union di Nyak con un completo malconcio che aveva
bisogno di essere stirato e avrebbe fatto a pezzi le uova nel carrello di un'altra donna.
Si present in modo brusco e, nonostante il freddo, declin l'invito a entrare. Mia figlia Laura
 una ragazza adorabile disse.  naturale che una madre pensi questo, ma credo che il suo fascino sia
evidente anche agli altri. Con due importanti eccezioni: la stessa Laura e suo figlio.
Avrei voluto tranquillizzare quella donna, spiegarle che Kevin non subiva il fascino di nessuno,
ma avvertivo che eravamo ancora ai preamboli. Forse ti sembrer un commento inappropriato, visto
che poco pi di un anno dopo nostro figlio uccise la figlia di quella donna, ma trovai sgradevole Mary
Woolford fin dall'inizio.
Da poco pi di un anno, continu Mary Laura soffre per il timore infondato di essere
sovrappeso. Sono sicura che lei abbia sentito parlare di questa patologia. Salta i pasti, nasconde la
colazione in fondo al bidone della spazzatura, e dice, mentendo, di aver mangiato a casa delle amiche.
Abuso di lassativi, pillole dietetiche... Non c' bisogno di dire che siamo molto spaventati. Lo scorso
settembre si  ridotta in uno stato tale per cui abbiamo dovuto ricoverarla e nutrirla con delle flebo, che
lei si strappava dal braccio se non la sorvegliavamo ventiquattrore su ventiquattro. Ha compreso il
quadro?
Borbottai un flebile commento. Di solito mi sarei mostrata molto comprensiva di fronte a una
storia del genere, solo che non riuscivo a non pensare che anche mia figlia era in ospedale, e non  e di
questo ero convinta al cento per cento  perch aveva fatto qualcosa di stupido e autolesionista.
Facciamo progressi continu Mary. Negli ultimi mesi ha accettato di mangiare qualcosa a
tavola con noi. Ha ripreso un po' di peso come suo figlio Kevin  stato ansioso di sottolineare.
Sospirai.
La scorsa notte, ho sorpreso mia figlia a vomitare la cena! L'ho costretta ad ammettere che era
una settimana che rigettava tutto quello che mangiava. Perch? Un ragazzo a scuola continua a
ripeterle che  grassa! Pesa quarantacinque chili, e si tormenta, lui le dice che  un maialino. Ora, non 
stato facile farmi dire il nome del ragazzo, e mi ha implorato di non venire qui stasera, ma per una volta
credo che sia l'ora che noi genitori cominciamo ad assumerci la responsabilit dei comportamenti dei
nostri figli. Mio marito e io facciamo tutto il possibile per impedire a Laura di farsi del male. Perci lei
e suo marito dovreste per favore impedire anche a vostro figlio di accanirsi su di lei!
La mia testa dondolava, come quella dei cani al finestrino. C-come? biascicai.  possibile che
abbia pensato che fossi ubriaca.
Non mi interessa come...!
Vuole che gli parliamo? Dovetti stringere la bocca per impedire alle mie labbra di arricciarsi
in un sogghigno incredulo, in tutto simile alla smorfia di Kevin.
Penso di s!
Dobbiamo dirgli di rispettare i sentimenti degli altri e di ricordarsi la Regola Aurea? Ero
appoggiata allo stipite della porta, con un atteggiamento quasi lascivo, Mary indietreggi preoccupata.
Oppure mio marito potrebbe parlargli da uomo a uomo, insegnargli che un vero uomo non  mai
crudele o aggressivo, un vero uomo  dolce e compassionevole?
Mi dovetti fermare un momento, per evitare di scoppiare a ridere. Di colpo mi immaginai di
vederti tornare in cucina e di sentirti dire: Be', tesoro, c' stata un'incomprensione! Kevin dice che
quella poveretta tutta pelle e ossa, questa Laura Woolford, ha sentito male! Non le ha detto grassa le
ha detto graziosa! E non ha detto che sembra un maialino: le ha detto bocconcino. Nonostante i
miei sforzi, dovette trapelare un sogghigno. Mary divenne tutta rossa ed esplose. Non riesco in nessun
modo a capire cosa ci trovi di divertente.
Signora Woolford, lei ha figli maschi?
Laura  figlia unica disse, come se si vergognasse.
Mi piacerebbe tanto aiutarla, ma come? Se Franklin e io dicessimo qualcosa a Kevin, le
conseguenze per sua figlia sarebbero ancora peggiori. Forse sarebbe meglio insegnare a Laura a... come
dicono i ragazzi? A sbattersene.
Pi tardi avrei pagato per quella prova di cinismo, ma come avrei potuto immaginare che il mio
consiglio realistico sarebbe saltato fuori nella testimonianza di Mary al processo civile due anni dopo,
con qualche abbellimento, naturalmente.
Be', grazie lo stesso!
Mentre guardavo Mary che si allontanava sul sentiero, riflettei sul fatto che tu, i professori di
Kevin e ora quella Mary Woolford mi avevate ripetuto che in quanto madre dovevo assumermi la
responsabilit. Giusto. Ma se ero cos responsabile, perch mi sentivo del tutto impotente?
Celia torn a casa all'inizio di marzo. Kevin non era mai andato a trovarla; per proteggerla, io
non lo avevo mai incoraggiato a farlo. Tu avresti voluto invitarlo a venire con te, ma ti trattenevi per
non risvegliare il trauma. Non ci domand neppure come stava, sai. Non sembrava neanche che avesse
una sorella.
Avevo fatto dei piccoli progressi nel percorso per abituarmi al suo nuovo aspetto. L'ustione
sulla guancia si era estesa fino alla tempia e, sebbene cominciasse a guarire, era ancora ricoperta da una
crosticina, e io la imploravo di non grattarsi, per non peggiorare la cicatrice. Era brava, e mi faceva
pensare a Violetta.
Quando torn a casa, rinunciai a tutti gli sforzi che avevo fatto per nascondere la mia preferenza
per lei, anche se in verit non l'avevo mai data per scontata. Non si staccava pi dal mio fianco, e io le
permettevo di starmi appiccicata in casa e di seguirmi nelle commissioni. Sono sicura che tu avessi
ragione, non avremmo dovuto permettere che perdesse altri giorni di scuola, prima si sarebbe abituata a
mostrare in pubblico il suo handicap, meglio sarebbe stato. Mi presi ancora un po' di tempo dalla
AWAP e la tenni a casa altre due settimane. Nel frattempo, aveva perso alcune delle abilit che aveva
conquistato, per esempio non riusciva pi ad allacciarsi le scarpe, cos dovetti ricominciare a farlo io e
riprendemmo le lezioni da zero.
Quando Kevin le ronzava attorno, la sorvegliavo come un falco. Ammetto che non sembrava
spaventata. E lui ricominci subito a impartirle un mucchio di noiosissimi ordini; la trattava come un
animaletto. Ma di fronte alle piccole richieste, come portargli un cracker o passargli il telecomando,
cominciai a riconoscere una piccola esitazione, un gelo, come se Celia deglutisse a fatica. E sebbene un
tempo lei lo implorasse di farle portare la faretra e si sentisse onorata ad andare a recuperare la freccia
dal bersaglio, la prima volta che lui, quasi per caso, le propose di assumersi di nuovo questo compito,
io puntai i piedi: so che era cauto, ma a Celia rimaneva un solo occhio e non volevo che si avvicinasse
al campo di allenamento. Mi aspettavo che Celia protestasse. Desiderava sempre con tutto il cuore
dimostrarsi utile con Kevin, e adorava guardare il fratello in piedi come l'indiano Hiawatha che
scagliava le frecce in mezzo agli occhi del toro. Invece mi lanci un'occhiata che mi parve grata, e
sulla fronte luccic qualche goccia di sudore.
Come  ovvio, la parte pi difficile all'inizio fu trovare un modo per riferirsi a quel buco sulla
faccia di Celia, che doveva essere medicato molto spesso. Il dottor Sahatjian ci aveva assicurato che le
secrezioni sarebbero cessate appena fissata la protesi, ma la cavit continuava a secernere un liquido
giallognolo, e certe volte, alla mattina, dovevo pulire la zona con un kleenex bagnato, perch le
palpebre si erano incrostate nel sonno e Celia non riusciva ad aprirle. La palpebra ricadeva in avanti 
sulcus, cos lo chiamava il medico  ed era anche gonfia. Era stata danneggiata dall'acido e i medici
l'avevano ricostruita utilizzando un pezzetto di pelle preso dalla parte interna della coscia di Celia. Il
gonfiore e il rossore la facevano sembrare come uno di quei bambini percossi che ti guardano dai
manifesti per incoraggiarti a denunciare i tuoi vicini violenti. Con una palpebra abbassata e l'altro
occhio spalancato, sembrava che facesse sempre l'occhiolino, come se condividesse un sordido segreto.
Avevo detto al dottor Sahatjian che non ero sicura di avere la forza di pulire quell'occhio tutti i
giorni; ma lui mi rispose che mi ci sarei abituata. Aveva ragione, con il tempo ci feci l'abitudine, ma in
principio mi prendeva la nausea ogni volta che sollevavo la palpebra con il pollice. Non era disgustoso
come avevo temuto, ma mi turbava su un altro livello. Non c'era nessuno in casa. Il buco andava da un
rosa sul bordo al nero verso il fondo, ma quando la portavo sotto la luce per somministrarle le gocce di
antibiotico, vedevo quell'assurdo bulbo di plastica, che impediva alla cavit di crollare; mi sembrava di
guardare gli occhi di una bambola.
Lo so che provavi irritazione perch le stavo troppo addosso, e che ti sentivi in colpa per
quell'irritazione. Per compensare, eri molto tenero con Celia, la prendevi sulle ginocchia e le leggevi
delle storie. Per conto mio, riconoscevo fin troppo bene lo sforzo che si celava dietro quelle
manifestazioni d'affetto  cercavi di essere un buon padre  ma dubito che Kevin vi scorgesse
qualcosa di diverso da quello che la superficie suggeriva. Era chiaro che l'incidente aveva procurato
alla sorellina ancora pi attenzioni: pi Vuoi un'altra coperta, tesoro? Pi Vuoi un altro pezzo di
torta? Pi Perch non permettiamo a Celia di stare alzata, Franklin,  un programma sugli animali.
Mentre osservavo il quadretto in salotto, con Celia addormentata tra le tue braccia e Kevin che
guardava incazzato Jenny Springer alla televisione, pensavo: Il tuo trucchetto ha prodotto l'effetto
contrario.
Se vuoi saperlo, non tormentai Celia con domande su quello che era successo quel pomeriggio.
Ero restia quanto lei a discutere l'argomento; nessuna delle due desiderava rivivere quel pomeriggio.
Solo una volta, per non farle credere che l'argomento fosse tab, le domandai quasi per caso: Cos'
successo quando ti sei fatta male?.
Kevin... Si pass il dorso della mano sulla palpebra; le dava prurito, ma per paura di far
andare fuori posto il bulbo di plastica, si grattava sempre verso il naso. Avevo una cosa nell'occhio,
Kevin mi ha aiutata a tirarla fuori.
Non disse mai nient'altro.
Eva
11 marzo 2001
Caro Franklin,
sembra che la faccenda di Andy Williams abbia dato il via a una valanga di delitti in copia. Ma
del resto, i delitti non sono tutti delle copie?
Ci furono altre quattro stragi nelle scuole in quella primavera del 1998. Mi ricordo alla
perfezione il momento in cui appresi la notizia, perch fu lo stesso giorno in cui il dottor Sahatjian
prepar la trafilatura per la protesi di Celia e poi prese lo stampo dell'orbita.
Celia rimase ipnotizzata a vederlo dipingere accuratamente l'iride del suo occhio. Io fui molto
sorpresa nello scoprire che questo lavoro si faceva a mano, con dei pennelli sottilissimi, e non con un
computer. Dipingere l'iride  un'arte, a quanto pare, visto che ogni occhio  unico, proprio come le
impronte digitali, e persino il bianco del bulbo varia da soggetto a soggetto, cos come sono personali le
piccole vene rosse. Questa era senza dubbio l'unica fase del processo che aveva un minimo di fascino.
Per quanto riguarda lo stampo invece, ci avevano assicurato che non sarebbe stato doloroso,
anche se forse la bambina avrebbe trovato la cosa un po' fastidiosa, un termine che a quanto pare i
medici usano per definire un'agonia che non provano in prima persona. Farsi riempire l'orbita con
dello stucco bianco di certo era fastidioso, ma Celia si lament pochissimo, non pianse mai davvero. Il
suo coraggio era sproporzionato. Quando aveva perso l'occhio, aveva mostrato lo stoicismo di un
soldato, ma continuava a urlare come una forsennata se scorgeva un angolino di muffa sulla tenda della
doccia.
Mentre il suo assistente rimetteva a posto il bulbo di plastica e applicava una nuova benda
sull'occhio di Celia, domandai a Krikor Sahatjian cosa l'avesse spinto a scegliere quel lavoro di
nicchia. Mi disse che aveva iniziato a interessarsene all'et di dodici anni, quando, per prendere una
scorciatoia attraverso il giardino dei vicini si era arrampicato su un recinto; era scivolato, e la punta di
un bastone di ferro a forma di freccia... Per fortuna lasci il resto alla mia immaginazione e disse:
Rimasi cos affascinato dal processo di preparazione della protesi che mi convinsi di aver trovato la
mia strada.
Non riuscivo a crederci, guardai con pi attenzione i suoi occhi scuri, che ricordavano quelli di
Omar Sharif.
 sorpresa disse, con un tono amabile.
Non me ne ero accorta ammisi.
 normale disse. Una volta sistemata la protesi, quasi nessuno si accorger che Celia ha un
occhio solo. E poi ci sono diversi modi per tenerlo nascosto, per esempio girando la testa invece che gli
occhi per guardare qualcuno. Quando sar il momento, le insegner come fare. Ero grata. Per la prima
volta la sua enucleazione sembrava una cosa normale, non la fine del mondo, e mi domandai persino se
la forza di quella diversit non avrebbe aiutato Celia a crescere, a diventare se stessa.
Quando Celia e io tornammo dall'Upper East Side, tu eri gi a casa, seduto in salotto a guardare
una puntata di Happy Days.
Sulla porta d'ingresso commentai: Ah, gli anni Cinquanta che non sono mai esistiti. Continuo
ad aspettare che qualcuno racconti a Ron Howard dello Sputnik, del Maccartismo e della corsa agli
armamenti.
C' qualcosa o qualcuno a cui non ti senti superiore? mi domand Kevin, guardandomi fisso
negli occhi.
Sono sempre stata sincera con te riguardo ai miei problemi con questo paese risposi gelida,
senza dubbio mi ero pentita molte volte di questa franchezza, e quella forse era stata la prima e ultima
allusione alla nostra cena disastrosa all'Hudson House. Comunque non capisco da dove ti venga l'idea
che io mi senta superiore.
Ma non ti accorgi che quando parli degli americani non dici mai noi? continu. Dici sempre
loro. Come se parlassi dei cinesi o roba simile.
Ho passato la maggior parte della mia vita lontana dall'America, per cui  probabile che...
S, s, s. Kevin distolse lo sguardo e torn a fissare la televisione. Vorrei solo sapere cosa ti
fa pensare di essere tanto speciale.
Eva, prenditi una sedia e unisciti al divertimento! dicesti. Questa  la puntata in cui Richie 
costretto ad accettare un appuntamento alla cieca con la figlia del suo datore di lavoro, e Potsie...
Nel senso che  la ventesima volta che la guardi borbottai affettuosa, riconoscente per il tuo
intervento. Che puntata  della serata? La terza o la quarta?
La prima! Ce ne sono ancora cinque!
Ah, prima che mi dimentichi, Franklin. Sono d'accordo con il dottor Sahatjian per il vetro.
Passai una mano fra i capelli biondi e sottili di Celia e mi trattenni dallo specificare a che vetro mi
riferissi. Quel pomeriggio avevo dovuto spiegare a nostra figlia che con il nuovo occhio non sarebbe
tornata a vedere.
Eva mi rispondesti cantando, non avevi alcuna voglia di discutere. I polimeri sono
all'avanguardia.
Anche la criolite tedesca obiettai.
Meno infezioni, minor possibilit di rottura...
Polimero  solo un nome pi elegante per dire plastica. E io odio la plastica dissi, e troncai la
discussione.
Guarda esclamasti rivolgendoti a Kevin. Richie ora annulla l'appuntamento, e viene fuori
che lei era una tipa sexy.
Non avevo intenzione di rovinare il party, ma la missione da cui ero appena tornata era stata
particolarmente sgradevole e non mi sentivo pronta per la televisione spazzatura.
Franklin, sono quasi le sette. Potremmo per favore guardare il notiziario?
Che noia! ti lamentasti.
In questo periodo non  tanto noioso. Il caso Lewinski era ancora in prima pagina. Anzi, 
vietato ai minori di 18. Kevin? mi rivolsi con cortesia a nostro figlio. Ti dispiace se dopo questo
episodio cambiamo canale e vediamo il telegiornale?
Kevin era stravaccato sulla poltrona, con gli occhi socchiusi. Chi se ne frega.
Cantavi la sigla, Monday, Tuesday, happy days...! mentre io toglievo dei piccoli rimasugli di
stucco dai capelli di Celia. Alle sette in punto mi sintonizzai su Jim Lehrer. C'era il lancio della serata.
Per una volta il nostro presidente era costretto a tenere la patta chiusa per lasciare spazio a due
sgradevoli ragazzini del suo stato natale, il pi grande di tredici anni, il pi piccolo appena di undici.
Gemetti e mi lasciai cadere sul divano. No, un altro no.
Fuori dalla scuola media di Westside a Jonesboro, Arkansas, Mitchell Johnson e Andrew
Golden erano rimasti ad aspettare a lungo nascosti fra i cespugli, con le tute mimetiche, dopo aver fatto
scattare l'allarme antincendio. Quando gli altri studenti e i professori erano usciti dall'edificio, i due
avevano aperto il fuoco con una carabina Rugger calibro 44 e un fucile da caccia 30.06, uccidendo
quattro ragazze e un professore e ferendo altri undici studenti. Il ragazzo pi grande, anche lui ferito,
ma nel cuore, per una delusione
d'amore, a quanto pare il giorno prima aveva avvertito un amico con una battuta da film di serie
B: Ho un piccolo omicidio da compiere, mentre il giovane Andrew Golden aveva giurato a un
confidente che aveva in mente di sparare a tutte le ragazze che lo avevano lasciato. Nella sparatoria fu
ferito un solo ragazzo; le altre quindici vittime erano femmine.
Imbecilli del cazzo grugnii.
Ehi, Eva mi redarguisti. Attenta alle parole.
Ma s, ancora un po' di autocommiserazione! dissi. Oh, no, la mia ragazza non mi ama pi,
devo uccidere cinque persone!
E che mi dici di tutte quelle stronzate sugli armeni? mi domand Kevin, con durezza. Oh,
no, circa un milione di anni fa i turchi sono stati molto cattivi con noi e nessuno se ne interessa! Non 
autocommiserazione questa?
Mi sembra difficile mettere sullo stesso piano il genocidio di un popolo e l'essere mollati dalla
ragazza obiettai.
Gne, gne, gne, gne, gne, gne, gne, gne gne mi fece il verso, sottovoce. Dio mio, dalle pace.
E cos' questa storia di ammazzare tutte le ragazze che avevano rotto con lui? gli domandai
sarcastica.
Puoi stare zitta? disse.
Kevin! lo rimproverasti.
Ehi, sto cercando di seguire il servizio! Non  lei che ha detto di voler vedere il notiziario?
Kevin spesso parlava di sua madre come io degli americani. Preferivamo entrambi la terza persona.
Ha solo undici anni! Anche io avevo sempre odiato le persone che parlavano sopra le notizie,
ma non riuscivo a trattenermi. Quante ragazze pu avere avuto?
Nella media? disse il nostro esperto. Una ventina.
Cosa? sbottai. Ma tu quante ne hai avute?
Zero. Kevin era talmente stravaccato che ormai pareva supino, e la sua voce aveva quella
tonalit stridula che da l a poco avrebbe cominciato a usare sempre. Trombale e mollale.
Ehi, Casanova! intervenisti tu. Ecco il risultato per averti spiegato i fatti della vita a sette
anni!
Celia, tesoro dissi alla nostra bimba di sei anni, la cui educazione sessuale non sembrava cos
impellente. Non ti va di andare a giocare in camera tua? Noi stiamo qui a guardare il telegiornale, ma
non credo che tu ti diverta.
Ventisette pallottole, sedici centri calcol Kevin. Tutti bersagli in movimento tra l'altro.
Be', per una coppia di ragazzini non  niente male.
No, voglio stare con voi! disse Celia. Voi siete i miei amici!
Ma vorrei un disegno, Celia. Non me ne hai ancora fatto uno in tutto il giorno!
Okay. Rimase l a lisciarsi la gonna.
Vieni qui, per. Prima dammi un abbraccio! L'attirai a me e lei mi gett le braccia al collo.
Non avrei mai pensato che una ragazzina di sei anni potesse stringere cos forte, dovetti quasi staccarle
le dita una a una per costringerla a lasciarmi i vestiti a cui si era avvinghiata. Usc dalla stanza, dopo
essere rimasta un momento sulla soglia a salutarci con la mano. Mi girai a guardarti e mi accorsi che
alzavi gli occhi al cielo, a beneficio di Kevin.
Nel frattempo al telegiornale un giornalista stava intervistando il nonno di Andrew Golden; i
ragazzi avevano rubato a lui le armi per il loro arsenale, tra cui tre fucili, quattro pistole e una
montagna di munizioni.  una tragedia terribile continuava a ripetere. Noi abbiamo perso. Loro
hanno perso. Quante vite distrutte.
Puoi dirlo forte commentai. Cosa pensavano che sarebbe successo dopo aver fatto una cosa
del genere? Li prendono, li mettono in carcere e buttano la chiave. Cosa cavolo pensavano?
Non pensavano dicesti.
Stai scherzando? intervenne Kevin. Queste cose richiedono pianificazione. Certo che
pensavano. Forse non hanno mai pensato cos tanto in tutta la loro vita.
Fin dalla prima strage, Kevin mostrava di conoscere molto bene questi incidenti, e ogni volta
che veniva fuori il discorso, assumeva un'aria da saputello che mi dava sui nervi.
Non hanno pensato a quello che sarebbe successo dopo dissi. Forse hanno ragionato sul loro
stupido piano d'attacco, ma non sui cinque minuti successivi, n tanto meno sui cinquant'anni
successivi.
Non ne sarei cos sicuro continu Kevin, allungando una mano per prendere una patatina
messicana. Non hai ascoltato bene, come al solito, perch Celia voleva il suo abbraccio. Hanno
entrambi meno di quattordici anni. Per le leggi dell'Arkansas Batman e Robin saranno di nuovo sulla
loro Batmobile prima dei diciotto.
 una vergogna.
Scommetto che gli abitanti di Jonesboro non vedono l'ora che escano.
Ma non puoi credere davvero che prima di fare la strage quei due se ne siano andati alla
biblioteca della facolt di giurisprudenza a studiare la legge.
Uhm borbott Kevin, in modo evasivo. Chi ti dice di no? E poi forse non  una cosa tanto
furba pensare sempre al futuro. Se non lo consideri mai, alla fine il presente non esiste pi... capisci
quello che dico?
Se sono previste pene pi leggere per i minorenni, ci sar un motivo dicesti. Quei ragazzini
non sapevano quello che facevano.
Non credere rispose Kevin. (Si sentiva ingiuriato dal mio tono di scherno nei confronti
dell'angoscia adolescenziale, ma doveva essere ancora pi urtato dalla tua compassione.)
Nessun ragazzino di undici anni pu avere un'idea precisa della morte continuasti. Non
hanno un reale concetto delle altre persone, del fatto che provino dolore, o persino che esistano. E il
loro stesso futuro non  ancora una cosa reale.  pi facile gettarlo via.
Forse il loro futuro era pi che reale per loro disse Kevin. Forse il loro problema era proprio
questo.
Oh, dai, Kev. Tutti i ragazzi coinvolti in queste sparatorie sono della media borghesia, non
gente delle periferie. Il loro futuro  un bel mutuo, una macchina, un lavoro da manager e vacanze a
Bali.
Esatto disse Kevin con soddisfazione. Quello che ho detto.
Sai una cosa? intervenni io. Chi se ne frega. Cosa me ne importa se per loro sparare a quelle
persone sia stato reale oppure no? Cosa me ne importa delle loro crisi sentimentali con delle ragazzine
che non hanno nemmeno le tette? A chi importa? Il problema sono le armi. Le armi, Franklin. Se le
armi non girassero per le case come manici di scopa, nessuna di queste...
Oddio sbottasti. Ci risiamo!
Hai sentito cosa ha detto Jim Lehrer? Che in Arkansas non  nemmeno illegale per un
minorenne possedere un'arma.
Se fosse illegale le ruberebbero...
Dovrebbero fare lo sforzo di andarle a rubare. In questo caso tutti e due i ragazzini avevano
fucili di loro propriet.  assurdo. Se non avessero avuto le armi, quei due idioti sarebbero andati a
prendere a calci un gatto o a scazzottare le ex ragazze. Queste sparatorie sono cos assurde che come
minimo dovrebbero insegnarci qualcosa.
Va bene. Sono d'accordo nel controllare la vendita delle armi automatiche dicesti, con quel
tono da sermone che secondo me  la rovina dei genitori. Ma le pistole devono rimanere. Sono una
parte importante di questa nazione, ci sono il tiro al bersaglio e la caccia, per non parlare
dell'autodifesa...
Ti fermasti, era evidente che non ti stavo pi ad ascoltare.
La risposta, se ce n' una,  da ricercare nei genitori ripartisti, e intanto camminavi su e gi
per la stanza e alzavi il tono della voce per coprire la televisione, dal cui schermo occhieggiava ancora
una volta il grosso faccione in cerca d'amore di Monica Lewinski. Puoi scommettere che questi
ragazzi non avevano nessuno a cui rivolgersi. Nessuno a cui confessare le loro pene d'amore, nessuno
di cui fidarsi. Quando ami i tuoi figli, e sei l per loro, e li porti in viaggio con te, ai musei, a visitare i
luoghi delle grandi battaglie, e trovi il tempo per loro, hai fiducia in loro ed esprimi interesse per quello
che pensano, questo salto nella disperazione totale non avviene. E se non credi a me, domanda a
Kevin.
Per una volta Kevin rispose senza nascondere l'ironia. Certo, pap! Per me fa molta differenza
sapere di potervi raccontare tutto, specie quando sento la pressione dei miei coetanei e cazzate cos! Tu
mi chiedi sempre a che videogame sto giocando, come va con i compiti, e io so che posso venire da te
in caso di bisogno!
Be', simpaticone, se non sapessi di poter venire da noi in caso di bisogno, mormorasti non
mi prenderesti in giro.
Celia era ricomparsa sulla soglia, con il braccio teso mi porgeva un foglio. Le dovetti far segno
di entrare. Mi era sempre parsa indifesa, ma questo farsi piccola, questa mansuetudine, era una novit,
e speravo che fosse solo una fase. Dopo averle risistemato gli angoli della benda, me la presi in braccio
per ammirare il suo disegno. Era scoraggiante. Il vestito bianco del dottor Sahatjian era tanto grande
che la testa era finita fuori dal foglio; la figura di Celia invece era cos piccola che arrivava appena alle
ginocchia del dottore. Nonostante i suoi disegni fossero sempre stati luminosi, nitidi e precisi, nel punto
in cui avrebbe dovuto esserci l'occhio sinistro, aveva disegnato con i pastelli uno scarabocchio senza
forma che le arrivava fin sulla guancia.
Nel frattempo tu stavi domandando: Rispondimi seriamente, Kevin, nella tua scuola ci sono
degli studenti che ti sembrano instabili? Ragazzi che parlano di pistole, fanno giochi aggressivi o
amano i film violenti? Pensi che potrebbe succedere qualcosa del genere da te? Nella vostra scuola ci
sono almeno dei consulenti, delle figure professionali a cui i ragazzi possono rivolgersi se si sentono
infelici?.
Ora, io penso che tu volessi davvero una risposta a queste domande, ma la gravit del tono
paterno ti faceva sembrare poco sincero. Kevin ti esamin attentamente prima di rispondere. I ragazzi
hanno dei radar incredibili per percepire la differenza fra un adulto che  davvero interessato e un
adulto che  desideroso di mostrarsi interessato. Tutte le volte che mi chinavo su Kevin dopo l'asilo per
chiedergli cosa aveva fatto durante il giorno, anche se aveva solo cinque anni, lui sapeva che non mi
importava veramente.
Tutti i ragazzi della mia scuola sono instabili, pap rispose. Fanno solo giochi violenti e
guardano solo film violenti. Dal consulente ci si va per uscire un po' dalla classe, e si raccontano
soltanto delle gran cazzate. C' altro?
Mi dispiace, Franklin, dissi, sistemando Celia sulla sedia accanto alla mia ma non riesco a
capire come qualche chiacchiera in pi potrebbe riuscire a ridurre il numero di queste stragi, che stanno
diventando una moda,  chiaro. Si stanno diffondendo come i Teletubbies, solo che invece di farsi
comprare una bambola di gomma con uno schermo sulla pancia, gli adolescenti per essere al passo con
i tempi devono compiere una strage, e gli accessori irrinunciabili sono il cellulare con la suoneria di
Guerre Stellari e una semiautomatica Lion King. Oh gi, e qualche storia strappalacrime del tipo tutti
mi prendevano in giro o la mia ragazza mi ha lasciato.
Per favore mi riprendesti. Un po' di compassione. Sono ragazzi disturbati. Hanno bisogno di
aiuto.
Sono anche ragazzi che tendono a imitare comportamenti gi visti. Pensi che non abbiano
sentito parlare di Moses Lake e Palm Beach? Di Bethel, Pearl e Paducah? I ragazzi bevono le cose
dalla televisione, sentono i genitori parlare. Ascolta bene le mie parole: ogni isterico ben armato che
crolla aumenta la probabilit che succeda di nuovo. L'intera nazione  persa, tutti copiano tutti, tutti
vogliono essere famosi. L'unica speranza  che queste stragi diventino tanto comuni da non suscitare
pi alcuno scalpore. Dieci ragazzi uccisi in una scuola elementare di Des Moines, servizio a pagina sei.
Alla fine dopo un po' di tempo tutto passa di moda, e grazie a Dio a un certo punto i tredicenni pi
trendy non vorranno pi essere visti con una Mark-10 alla seconda ora. Fino ad allora, Kevin, farei
attenzione ai tuoi compagni di classe che si sentono delle vittime e vengono a scuola in tuta mimetica.
Mentre ripenso a questa mia tirata, non posso fare a meno di notare che la lezione implicita
poteva essere: visto che le stragi a scuola in breve diventeranno una cosa comune, gli adolescenti
ambiziosi con una predilezione per i titoli di testa devono darsi una mossa, finch il metodo funziona
ancora.
Un mese dopo, a Edinboro, in Pennsylvania, il quattordicenne Andrew Wurst promise che
avrebbe reso la festa di fine anno indimenticabile, e, in effetti, fu quello che fece. Nel patio del Nick's
Place, alle dieci di sera, mentre duecentoquaranta ragazzi delle scuole medie stavano ballando sulle
note di My heart will go on dalla colonna sonora del successo del momento, il film Titanic, Wurst spar
con la carabina di suo padre e uccise sul colpo un insegnante di quarantotto anni. Entrato nel salone
spar ancora altri colpi, ferendo due ragazzi e colpendo di striscio una professoressa. Cerc di fuggire
dal retro, ma fu fermato dal proprietario del Nick's Place, che, con un fucile da caccia in mano, lo
convinse ad arrendersi. Come riportato da qualche zelante giornalista, il tema del ballo era I've had
the time of my life, il momento della mia vita.
Ognuno di questi incidenti aveva un segno distintivo, che poteva insegnarci qualcosa. Il
soprannome di Wurst era Satana, il che ci riporta in qualche modo a Luke Woodham, di Pearl, che
aveva a che fare con le sette sataniche. Wurst era fanatico di un cantante heavy-metal bisessuato che si
fa chiamare Marylin Manson, un tizio che salta sul palcoscenico truccato da donna con l'eyeliner
sempre sbavato. Cos questo cantante, che cercava solo di guadagnare qualche dollaro contando sul
cattivo gusto dei teenager, venne deplorato dai mass media per il suo influsso malefico. Per quanto mi
riguarda, mi vergognavo di aver deriso le precauzioni prese al ballo di fine anno nella scuola di Kevin
l'anno passato.
Le motivazioni dello sparatore mi sembravano informi. Odiava la sua vita disse un suo
compagno di classe. Odiava il mondo, odiava la scuola. L'unica cosa che lo rendeva felice era quando
una ragazza che gli piaceva stava a parlare con lui. Cosa che, dobbiamo per forza concludere, non
doveva essere accaduta molto spesso.
Forse le stragi scolastiche stavano gi passando di moda, perch la storia del diciottenne Jacob
Davis a Fayetteville, nel Tennessee, all'incirca alla met di maggio, si perse nel mucchio. Davis aveva
gi vinto una borsa di studio per andare all'universit, e non aveva mai avuto problemi. Pi tardi uno
dei suoi amici aveva confidato a un cronista: Era un tipo molto silenzioso, non parlava quasi mai. Ma
penso che siano proprio queste le persone a cui fare attenzione, le pi tranquille. Tre giorni prima del
diploma, davanti al suo liceo, spar tre colpi con una carabina calibro 22 a un coetaneo che usciva con
la sua ex ragazza. A quanto pare non aveva preso bene la rottura del rapporto.
Forse fino ad allora ero stata maldisposta nei confronti dei melodrammi amorosi degli
adolescenti, ma, nella categoria degli assassini, Davis si era comportato da vero gentleman. Aveva
lasciato un messaggio sulla sua automobile, con il quale rassicurava i genitori e la ex fidanzata del suo
amore, poi, compiuto il delitto, aveva posato la pistola a terra, si era seduto e si era preso la testa fra le
mani. Era rimasto l fino all'arrivo della polizia. I giornali scrissero che si era arreso senza opporre
resistenza. Ne rimasi stranamente colpita. Era chiaro: Davis sapeva di aver fatto una cosa molto
stupida, e lo sapeva gi da prima.
Nel frattempo a Springfield, Oregon, il giovane Kipland Kinkel aveva imparato la lezione: far
fuori un solo compagno di classe non rappresentava pi una via certa per l'immortalit. Dopo solo tre
giorni da quando Jacob Davis aveva spezzato il cuore dei suoi amati genitori, questo quindicenne
scheletrico, con la faccia da faina, alz la posta. All'incirca alle otto del mattino, mentre i compagni di
scuola alla Thurston finivano di fare colazione, Kinkel entr tranquillo nella caffetteria della scuola
armato di una pistola calibro 22, un Glock 9 millimetri e una carabina semiautomatica calibro 22.
Us prima le armi pi efficaci e sventagli il soffitto con una raffica, mand in pezzi le finestre
e costrinse i ragazzi a tuffarsi sotto i tavoli in cerca di protezione. Ne colp diciannove, che riuscirono a
sopravvivere, altri quattro studenti rimasero feriti nel panico della fuga. Uno fu ucciso a bruciapelo, un
secondo mor in ospedale, un terzo sarebbe senz'altro morto se il semiautomatico di Kipland non
avesse finito le munizioni. Con la carabina puntata alla tempia del ragazzo, Kipland spar. Clic, clic,
clic.
Mentre Kinkel cercava affannosamente di inserire un secondo caricatore, il sedicenne Jake
Ryker, membro della squadra di wrestling della scuola, gi colpito al petto, balz in avanti per afferrare
l'assassino. Kinkel estrasse una pistola dall'impermeabile. Ryker afferr la pistola e gliela strapp via,
prendendosi un altro proiettile nella mano. Il fratello minore di Ryker balz sul tiratore e lo placc a
terra. Mentre altri ragazzi correvano a bloccarlo, Kinkel urlava: Sparatemi! Sparatemi adesso!. Sono
abbastanza stupita che, date le circostanze, non l'abbiano fatto.
Ah, e non era finita: una volta preso in custodia, Kinkel avvis la polizia di andare a controllare
la sua abitazione, una casetta adorabile in un opulento quartiere nascosto tra gli abeti e i rododendri, in
cui vennero trovati i corpi senza vita di un uomo e di una donna di mezza et. Per almeno uno o due
giorni ci fu molta incertezza da parte dei media sull'identit dei due cadaveri, fino a quando la nonna di
Kinkel non identific i corpi. Sarebbe persino imbarazzante chiedere alla polizia chi mai, secondo loro,
avrebbe potuto vivere a casa sua, oltre ai genitori.
Questa storia  piuttosto ricca, la morale chiara. Il piccolo Kipland aveva mostrato i denti pi
volte, con ripetuti segnali di avvertimento che non erano stati trattati con sufficiente seriet. Alle medie
era stato votato come il ragazzo che aveva pi probabilit di dare inizio alla terza guerra mondiale. Di
recente aveva fatto una dimostrazione in classe su come costruire una bomba. Era predisposto a trovare
soluzioni violente per i temi pi innocenti. Se il compito era: scrivi cosa si pu fare in giardino,
disse un suo compagno di classe lui scriveva ammazzare i giardinieri.
Anche se per una paurosa, strana coincidenza le sue iniziali erano KK era cos poco benvoluto
dai compagni di scuola che persino dopo quella performance nella caffetteria si rifiutarono di dargli un
soprannome.
E poi la cosa pi agghiacciante: proprio il giorno prima della strage era stato arrestato per il
possesso di un'arma rubata, ma era stato rilasciato subito e affidato alla custodia dei genitori. La morale
era scontata: gli alunni pericolosi si lasciano scoprire; possono essere riconosciuti, quindi, fermati.
La scuola di Kevin si era adattata a questo motto per tutto l'anno, e ogni nuova notizia di un
massacro non faceva altro che innalzare il livello di paranoia. La Gladstone High School era corsa ai
ripari, si era militarizzata, con l'unico particolare che il nemico era all'interno. Agli insegnanti era stata
fornita una lista dei comportamenti deviati a cui prestare attenzione, e nelle assemblee i ragazzi erano
istruiti a riferire ogni accenno, anche il pi casuale, di comportamento minaccioso, persino gli scherzi. I
temi venivano setacciati alla ricerca di un insano interesse per Hitler o il nazismo, il che rese piuttosto
complicato insegnare la storia europea del XX secolo.
Allo stesso modo, vigeva una sorta di ipersensibilit nei confronti del satanico, tanto che uno
studente dell'ultimo anno di nome Robert Bellamy, conosciuto con il nomignolo di Bobby Belzeb
fu trascinato dal direttore per spiegare, e cambiare, il suo soprannome. Bisognava stare attenti alle
parole, tanto che quando una studentessa del secondo anno durante una partita di pallavolo aveva urlato
a una sua compagna che si era lasciata sfuggire la palla Ti ammazzo!, si vide portare di corsa
nell'ufficio del consulente psicologico e sospendere per tutta la settimana.
E non si poteva neppure ricorrere alla metafora. Un compagno di classe di Kevin, devoto
battista, aveva scritto in un poema, Il mio cuore  un proiettile, e Dio il mio tiratore scelto. Il
professore era andato dritto dal preside, si rifiutava di insegnare ancora in quella classe se l'alunno non
fosse stato trasferito. Persino alla scuola di Celia c'erano stati degli episodi: un ragazzo di prima era
stato sospeso per tre giorni perch aveva puntato una coscia di pollo contro la maestra dicendo: Pum,
pum, pum!. E lo stesso succedeva ovunque nella nazione, stando a quello che si leggeva nei piccoli,
imbarazzanti trafiletti sul New York Times. Ad Harrisburg, Pennsylvania, una ragazza di quattordici
anni era stata denudata e perquisita  denudata e perquisita, Franklin!  e poi sospesa perch durante
una discussione sulle sparatorie aveva detto che capiva perch a dei ragazzi sottoposti a una tortura
psicologica continua potessero a un certo punto saltare i nervi. A Ponchatoula, in Lousiana, un ragazzo
di dodici anni era stato rinchiuso in riformatorio per due settimane perch la promessa di uccidere i
compagni se non gli avessero lasciato abbastanza patate era stata giudicata come minaccia
terroristica. Su un sito web, buffyilvampiro.com, uno studente dell'Indiana aveva esposto una teoria
che forse di tanto in tanto aveva attraversato la mente di molti altri studenti, cio che i suoi professori
fossero adoratori del diavolo; il ragazzo, e con lui persino sua madre, furono inquisiti in un processo
federale per diffamazione. Un ragazzo di tredici anni era stato sospeso perch durante una gita
scolastica al Museo dell'Atomica di Albuquerque aveva chiesto: Ma ci insegneranno a costruire la
bomba?.
Dappertutto in America venivano espulsi ragazzi solo perch indossavano impermeabili come
quello di Kipland Kinkel, o perch vestivano di nero. Ma la mia notizia preferita rimane quella di un
bambino di nove anni sospeso dopo che, in una lezione sulle differenze culturali e in particolare sul
mondo asiatico, aveva scritto su un bigliettino della fortuna: Morirai di una morte onorevole.
Anche se Kevin era generalmente il tipo che non racconta niente di quello che succede a scuola,
fece un'eccezione per riportarci delle primizie su questa escalation di isteria. La relazione fece il suo
effetto: tu ti spaventasti ancora di pi per lui. Io mi spaventai di lui. Lo divertiva la sensazione di
apparente pericolo, ed era evidente che considerava le precauzioni prese dalla scuola una farsa.
Adesso che hanno preso questa strada, rimarc con aria furba una volta danno ai ragazzi delle
ottime idee.
Mancava poco al diploma, la fine dell'infanzia, che per molti studenti dell'ultimo anno  una
piccola apocalisse, un momento di ansia anche senza l'aiuto di Kik Kinkel. Dopo la solita cena  una
brutale abbuffata in piedi davanti al frigo  Kevin venne in sala a rilassarsi sulla poltrona e ci rifer
l'ultima trovata. L'intero corpo studentesco era stato chiuso nelle rispettive classi per quattro ore
mentre la polizia ispezionava tutti gli armadietti e perquisiva i corridoi con i cani.
Cosa cercavano? Droga? domandai.
Kevin disse allegramente: O poesie d'amore.
 quell'assurdit di Jonesboro e Springfield commentasti.  ovvio che cercavano armi.
Quello che mi fa veramente pisciare dal ridere, disse, stirandosi e buttando fuori le parole
come sbuffi di fumo se mi passate l'espressione,  che hanno mandato una nota sulla procedura ai
professori. L'insegnante di teatro, la Pogorski, l'ha lasciata sulla scrivania, e Lenny l'ha vista (tra
parentesi; sono impressionato: non sapevo che Lenny sapesse leggere). In ogni caso la notizia si 
sparsa. Tutta la scuola sapeva che ci sarebbe stata un'ispezione. I ragazzi con un kalashnikov
nell'armadietto hanno avuto tutto il tempo per trovare un altro pessimo nascondiglio.
Ma qualcuno dei tuoi compagni di classe ha protestato? domandai.
Qualche ragazza, dopo un po' rispose. Nessuno poteva neanche andare a fare pip. E quella
faccia da asino della Ulanov se l' fatta addosso. Ridacchi.
Qualcosa in particolare ha insospettito l'amministrazione? O  stata un'uscita del tipo Oh, 
mercoled, perch non facciamo una bella perquisizione con i cani?
Forse una soffiata anonima. Hanno aperto una nuova linea diretta, cos puoi tradire i tuoi
amici. Mi basta un quarto di dollaro per risparmiarmi tutti i giorni la lezione di Scienze Ambientali.
Una soffiata anonima? Da chi? domandai.
Pronto? C' nessuno? Se ti dicessi chi  non sarebbe pi anonima, no?
Va be', dopo tutto questo fastidio, alla fine hanno trovato qualcosa?
Certo che hanno trovato qualcosa borbott Kevin. Tonnellate di libri ancora da restituire alla
biblioteca. Patatine ormai quasi muffite. Una poesia molto piccante, fichissima, per un momento li ha
insospettiti, ma poi  venuto fuori che era un testo di Big Black: This is Jordan, we do what we like...
Questo  Jordan, facciamo quello che ci va... Oh, e ancora una cosa. Una lista.
Che tipo di lista?
Una lista nera. Non del genere le mie canzoni preferite, un'altra roba. Con scritto in cima
MERITANO TUTTI DI MORIRE.
Ges! dicesti, e saltasti sulla sedia. Non  uno scherzo divertente di questi tempi.
Noooo, infatti nemmeno loro hanno pensato che sia divertente.
Spero che abbiano intenzione di fargli almeno una bella ramanzina.
Chi ? domandai. Dove l'hanno trovata?
Nel suo armadietto. Una cosa buffissima. L'ultimo ragazzo da cui te lo saresti aspettato.
Mister Puertorico Magic.
Kev! lo riprendesti tu. Ti ho gi detto di non usare questo linguaggio.
Scusa! Volevo dire il seor Espinoza. Immagino che stia solo sfogando ostilit etniche e
risentimento represso a nome del popolo latino.
Aspetta un attimo! dissi. Non  quello che l'anno scorso ha vinto un importante premio
accademico?
Non mi ricordo rispose Kevin con tono noncurante. Ma questa sospensione di tre settimane
gli roviner la carriera scolastica. Non  un peccato? Ges, e poi pensi di conoscere bene le persone.
Se tutti sapevano che ci sarebbe stata la perquisizione, dissi perch questo Espinoza non ha
tolto dall'armadietto una prova tanto schiacciante?
Che ne so? rispose. Forse  un dilettante.
Tamburellai le dita sul tavolino. Questi armadietti... quelli che c'erano quando andavo a scuola
io avevano dei tagli longitudinali in cima. Bocchette di ventilazione. Anche i vostri?
Certo rispose, incamminandosi verso la sua stanza. Cos le patatine rimangono fresche pi a
lungo.
Sospendevano uno studente che aspirava alle migliori universit, lasciavano che Greer Ulanov
si facesse la pip nei pantaloni. Punivano i poeti, gli sportivi appassionati, quelli che si vestivano in
maniera un po' ambigua, chiunque avesse un soprannome chiassoso, un'immaginazione stravagante. In
poche parole, mi sembrava una guerra contro i diversi.
Kevin per... Kevin non era diverso. Non per quello che si poteva notare a prima vista. I suoi
abiti erano molto attillati, ma non si vestiva tutto di nero, e non si nascondeva sotto un impermeabile;
gli abiti attillati non rientravano nella lista ufficiale dei segnali di avvertimento. I suoi voti erano
sempre buoni, aveva B di media, e nessuno lo trovava strano, tranne me. Io pensavo:  un ragazzo
brillante, prima o poi gli capiter di prendere una A. E invece no, Kevin impegnava la propria
intelligenza per rimanere al di sotto della soglia.
Dal punto di vista sociale, poi, Kevin si camuffava con un numero sufficiente di amici, quel
tanto che bastava per non apparire un solitario. Ma erano tutti dei mediocri, oppure completi cretini
come Lenny Pugh. Studiavano quanto bastava e non si mettevano mai nei guai. Avrebbero potuto
benissimo avere una vera e propria seconda vita dietro quello schermo grigio di bovina obbedienza, ma
l'unica cosa che non dava problemi alla scuola di Kevin era essere incolore. La maschera era perfetta.
Kevin si drogava? Non ne sono mai stata certa. Tu ti tormentavi su come affrontare
l'argomento, non sapevi se seguire la strada dell'intransigenza, denunciare tutti i tipi di sostanze come
una via sicura verso la follia e i bassifondi, o interpretare la parte del viaggiatore maledetto ed elencare
la lunga sequela di sostanze che ai tuoi tempi divoravi come caramelle, fino a quando non capisti che ti
avrebbero distrutto i denti.
Entrambe le strade erano piene di trabocchetti. La prima ti avrebbe fatto passare per un
matusalemme che non aveva idea di cosa stesse parlando; la seconda trasudava ipocrisia. Alla fine
optasti per una via di mezzo: ammettesti di aver fumato marijuana e gli dicesti, per coerenza, che
andava bene se voleva provare, ma che stesse attento a non assuefarsi, e per favore, che non dicesse a
nessuno di questa tua posizione nei confronti delle droghe. Io mi mordevo le labbra. Personalmente ero
convinta che calarsi un paio di capsule di ecstasy sarebbe stata la cosa migliore che gli potesse capitare.
Come per il sesso: quel brutale trombale e mollale era troppo sospetto. Quando dico che tra noi
due quella che capiva meglio Kevin ero io, intendo che almeno ero consapevole di non conoscerlo. 
possibile che fosse ancora vergine, ma di una cosa ero certa, se aveva gi fatto del sesso, era stato
sgradevole, veloce, meccanico: una squallida scopata. (Se  per questo, credo anche che possa aver
sodomizzato Lenny Pugh; non mi stupirebbe affatto.) Non escludo che abbia ascoltato il tuo
suggerimento di usare sempre il preservativo. Un disgustoso guanto di gomma con dentro dello sperma
lattiginoso avrebbe reso i suoi incontri ancora pi sordidi. Mi sono convinta che per essere ciechi di
fronte alla bellezza, non bisogna per forza ignorare la turpitudine, per la quale Kevin aveva da tempo
mostrato una straordinaria predilezione.  presumibile che la volgarit abbia altrettante sfaccettature
della grazia, perci a una mente degradata non  preclusa la ricercatezza.
Ci fu un altro problema alla fine del primo anno di superiori di Kevin, di cui non ti ho mai
parlato, ma lo far ora per amor di completezza.
Sono sicura che ricordi anche tu che ai primi di giugno i computer dell'AWAP furono
contaminati da un virus. Il nostro staff tecnico lo rintracci in una e-mail che aveva come oggetto
ATTENZIONE! Nuovo virus letale in circolazione. Sembrava che nessuno si fosse mai preoccupato
di fare un back up dell'hard disk, perci, quando il virus infett il sistema, i danni furono mostruosi. Un
file dopo l'altro: a uno veniva negato l'accesso, un altro non esisteva pi, oppure appariva sullo
schermo come successione di quadrati, ghirigori, segni circonflessi. Per almeno sei mesi dovemmo
rinunciare ad aggiornare quattro diverse edizioni, incoraggiando centinaia di librerie nostre clienti,
incluse le grandi catene di distribuzione, a ordinare la Rough Guide e le Lonely Planet per soddisfare le
richieste del periodo estivo. (Non ci facemmo molti amici nemmeno quando il virus si insinu nella
rubrica e infett tutti gli indirizzi e-mail della clientela.) Non recuperammo mai del tutto le perdite di
quella stagione, e il fatto che nel 2000 fui costretta a vendere la compagnia per meno della met del
valore che aveva appena un paio di anni prima, fu senz'altro dovuto, almeno in parte a quel contagio.
Per conto mio, contribu a rendere pi vivida la sensazione di essere assediata che mi opprimeva
in quel 1998.
Non ti ho mai confessato da dove nacque tutto, perch mi vergognavo. Mi avresti detto che non
avrei mai dovuto ficcare il naso nelle cose di nostro figlio. Avrei dovuto affidarmi ai mille manuali per
genitori e rispettare l'inviolabilit della camera da letto di Kevin. Mi sono meritata quello che mi 
successo. Chi la fa l'aspetti. La prima regola di chi viene colto con le mani nel sacco : se qualcuno ti
incrimina dopo aver frugato dove non avrebbe dovuto, porta subito la questione sulla violazione della
privacy, per distrarre l'attenzione da quello che  stato trovato. Non so dire con certezza cosa mi spinse
a entrare. Quel giorno non ero andata al lavoro per portare Celia dall'oculista, dovevamo verificare che
non rigettasse la protesi. Non c'era molto nella camera di Kevin che potesse attrarre la mia curiosit,
ma fu proprio questa caratteristica, la sua misteriosa nudit, il motivo che mi spinse a entrare. Kevin era
a scuola, tu in giro per lavoro e Celia impegnata nei compiti a casa, che avrebbe dovuto finire in dieci
minuti e che invece le avrebbero preso almeno due ore. Le possibilit di venire scoperta erano
praticamente nulle. Eppure mi batteva forte il cuore e avevo il fiato corto. Che cosa stupida! mi
dicevo. Sono a casa mia, se qualcuno dovesse beccarmi, cosa molto improbabile, posso sempre dire
che stavo cercando dei piatti sporchi.
Piatti sporchi: figuriamoci! In quella stanza tutto era immacolato. Lo sfottevi sempre dicendogli
che era una nonnina, di fatto era un maniaco della pulizia. Il letto era rifatto con una precisione da
campo militare. Gli avevamo chiesto se voleva un copriletto con sopra un'auto da corsa o Dungeon and
Dragons, ma lui aveva risposto deciso che lo preferiva beige. Le pareti erano del tutto disadorne; niente
poster degli Oasis o delle Spice Girls, niente occhiate strabiche di Marilyn Manson. Gli scaffali erano
per la maggior parte vuoti: qualche libro di scuola, una copia di Robin Hood; tutti i libri che gli
avevamo regalato nei vari Natali e compleanni erano semplicemente spariti. Aveva la sua televisione e
il suo stereo, ma l'unica musica che gli avevo mai sentito ascoltare era un CD stile Philip Glass con
accordi generati al computer sulla base di una equazione matematica; senza forma, senza picchi o
depressioni, lo stesso rumore bianco su cui sintonizzava il televisore quando non guardava il canale
delle previsioni. E di nuovo tutti i CD che gli avevamo regalato quando cercavamo di capire i suoi gusti
sembravano non essere mai esistiti. Sullo screen saver niente salti di delfini o navi spaziali, solo puntini
che apparivano a caso.
La sua camera era davvero lo specchio della sua mente? O anche questa era una specie di screen
saver? Se avesse aggiunto il poster di un paesaggio marino, sarebbe sembrata una camera d'albergo
disabitata. Sulla scrivania, liscia e come inesistente, non c'era nemmeno una foto, un ricordo. Quanto
avrei preferito addentrarmi in un buco infernale pieno di musica heavy-metal, cosparso di paginoni di
Playboy, fetido, sporco di fango e sudore, incrostato di sandwich al tonno vecchi di anni. Il genere di
tana da adolescente impossibile che avrei capito, in cui avrei potuto trovare un angolo di salvezza,
segreti accessibili come una scatola di Durex in fondo al cassetto delle calze o un sacchetto di
marijuana in una scarpa puzzolente. Al contrario, i segreti della sua stanza giravano tutti attorno a
quello che non avrei trovato. Assente qualsiasi traccia di mio figlio. Mentre mi guardavo intorno,
pensavo, sempre pi a disagio: Potrebbe essere chiunque.
Quando vidi una pila di floppy sul ripiano sopra al computer mi diressi verso di loro. I titoli,
scritti con la sua grafia perfetta e impersonale, erano oscuri: Nostradamus, Ti amo, D4-X. Con un po' di
senso di colpa, ne presi uno, rimisi gli altri a posto e scivolai fuori dalla stanza.
Nel mio studio inserii il floppy nel computer. Il sistema non lo riconobbe come file di Word, il
che mi infastid. Speravo di trovare un giornale personale, o un diario. In verit non mi interessava
conoscere i suoi pensieri reconditi, quanto sapere se pensasse qualcosa. Decisa a non arrendermi subito,
andai sui programmi di Explorer e ne scaricai uno adatto; fui sorpresa quando vidi comparire sullo
schermo Microsoft Outlook Express, ma a quel punto Celia mi chiam perch aveva bisogno di aiuto.
Mi assentai per circa quindici minuti.
Al mio ritorno il computer era bianco. Spento. Si era spento da solo, cosa che non era mai
successa prima. Provai ad accenderlo pi volte ma ricevetti solo un messaggio di errore, anche dopo
aver tolto il dischetto.
Il giorno dopo portai il computer al lavoro, per vedere se i tecnici riuscivano a capire cos'era
successo, ma scoprii che l'intero ufficio era in subbuglio. Non proprio un pandemonio, pi che altro
l'atmosfera era quella di un party in cui era finito l'alcol. Gli editor chiacchieravano nei vari uffici.
Nessuno lavorava. Non potevano. Non c'era un solo computer che funzionasse. Quando pi tardi
George mi inform che il disco fisso del mio PC era cos danneggiato che avrei fatto prima a
comprarne uno nuovo, ne fui quasi sollevata. Forse con l'oggetto infetto distrutto nessuno si sarebbe
mai accorto che il virus era stato inviato dal presidente dell'AWAP in persona.
Ero furiosa con Kevin per aver tenuto in casa l'equivalente di uno scorpione da compagnia, ma
non riposi subito il dischetto in camera sua. Una volta sbollita, per, dovetti ammettere che non era
stato mio figlio a distruggere tutti i file della mia compagnia, e che la debacle era solo colpa mia. Una
sera bussai alla sua camera. Mi fece entrare e io richiusi la porta alle mie spalle. Era seduto alla
scrivania. Lo screen saver si illuminava nella sua maniera saltuaria, un punto qui, un punto l.
Vorrei farti una domanda dissi, indicando con il dito il floppy. Cos' questo?
Un virus spieg allegro. Non l'hai caricato, vero?
Certo che no risposi con astio, scoprendo che mentire a un figlio ha lo stesso effetto che
mentire a un genitore: ero arrossita dalla testa ai piedi, come quando dopo aver perso la verginit a
diciassette anni assicurai a mia madre che ero rimasta a dormire da una ragazza che lei non aveva mai
sentito nemmeno nominare. Mia madre aveva capito, Kevin anche. Voglio dire, mi corressi con
tristezza soltanto una volta.
Una volta  pi che sufficiente.
Entrambi sapevamo che sarebbe stato ridicolo da parte mia accusarlo di sabotaggio industriale
dopo essere entrata nella sua stanza e aver rubato un dischetto con cui poi avevo distrutto il mio
computer e paralizzato la mia compagnia.
Perch ce l'hai? chiesi con rispetto.
Ne ho una collezione.
Non  una cosa un po' particolare da collezionare? insistetti.
Non mi piacciono i francobolli.
Ebbi il presentimento di ci che ti avrebbe detto se tu l'avessi interrogato sul perch conserva
una pila di virus sulla scrivania. Be', dopo aver visto il Silenzio degli innocenti ho deciso di diventare
un agente dell'FBI! E lo sai che hanno questo gruppo speciale che investiga sugli hackers che mandano
in giro questi terribili virus? E allora li sto studiando, perch ho letto che questo  davvero un grande
problema per la nuova economia e la globalizzazione e persino per la difesa della nazione...! Il fatto
che Kevin mi avesse risparmiato questa grande prova d'attore  Colleziono virus per computer, fine
della storia, e allora?  un po' mi lusing.
Allora domandai timida: Quanti ne hai?.
Ventitr.
E sono... difficili da trovare?
Mi guard con aria di sfida, come al solito in dubbio se parlarmi o meno, ma poi, non so perch,
scelse di dire: Sono difficili da catturare vivi. Scappano, e mordono. Devi sapere come maneggiarli. 
come essere un dottore. Come uno che studia le malattie in laboratorio, ma non vuole ammalarsi.
Vuoi dire che devi impedirgli di infettare il tuo stesso computer.
Gi. Mouse Ferguson mi sta insegnando tutti i trucchi.
Da quando hai cominciato a collezionarli? Forse mi puoi spiegare... perch le persone lo
fanno? Non riesco a capire. Non ci guadagnano niente. Dove sta il fascino?
Io non capisco cos' che non capisci mi rispose.
Posso comprendere perch violino i sistemi di protezione della AT&T, per telefonare gratis o
rubare i codici delle carte di credito. Ma questo genere di crimine informatico... nessuno ne beneficia.
Qual  il punto?
Questo  il punto.
Non ci arrivo ripetei.
I virus sono eleganti, non trovi? Quasi... puri.  quasi un'attivit benefica, capisci? 
disinteressato.
Be', non  diverso dal creare in laboratorio il virus dell'AIDS.
Forse qualcuno l'ha fatto disse in tono affabile. Come sarebbe nato altrimenti? Digiti sul tuo
computer e vai a casa, e il frigorifero si accende, e un altro computer sputa fuori il tuo stipendio, e
mentre tu dormi fai entrare ancora pi merda nel tuo computer... Tanto vale essere morti.
Quindi  cos... Quasi come... sapere di essere vivo. Mostrare ad altre persone che non possono
controllarti. Dimostrare che sei capace di fare qualcosa, anche se questo potrebbe farti arrestare.
S, pi o meno disse, ammirato. Ai suoi occhi avevo superato me stessa.
Ah esclamai, e gli porsi il dischetto. Be', grazie per la spiegazione.
Mentre mi giravo per uscire mi domand: Il tuo computer  sputtanato, vero?.
Gi,  sputtanato risposi affranta. Penso di essermelo meritato.
Senti, se c' qualcuno che non ti piace, si offr qualcuno di cui hai l'e-mail... fammelo
sapere.
Scoppiai a ridere. Okay, lo far. Anche se, un giorno o l'altro le persone che non mi piacciono
potrebbero riempire un elenco.
Meglio avvisarli che hai amici nei bassifondi disse.
Eva
16 marzo 2001
Caro Franklin,
un altro venerd sera passato a prepararmi per la visita a Chatham del sabato mattina. La
lampada alogena tremola di nuovo, traballa come la mia stoica determinazione a essere un buon soldato
e a vivere il resto dei miei giorni nel segno di un dovere indefinibile. Sono rimasta qui seduta per pi di
un'ora, a domandarmi cosa mi faccia continuare ad andare e, soprattutto, cosa voglio da te. Immagino
che non ci sia bisogno di dire che ti rivoglio indietro; il volume di questa corrispondenza parla da solo.
Ma cos'altro? Voglio che mi perdoni? E se  cos, per cosa esattamente?
Non mi sono mai sentita a mio agio con la marea di indulgenza non richiesta che inond il
naufragio della nostra famiglia subito dopo il gioved. Oltre alle e-mail delle persone che si
ripromettevano di spaccargli la testa o di portare in grembo i suoi figli, Kevin aveva ricevuto decine di
lettere di persone che si offrivano di dividere con lui il suo dolore, gli chiedevano scusa per il fatto che
la societ non era stata capace di riconoscere la sua angoscia spirituale e gli garantivano una generica
amnistia morale. Era lui quello da compiangere. Divertito, me ne aveva letti alcuni passi a voce alta
quando ero andata a trovarlo.
Di certo sembrava la parodia del perdono degli impenitenti, e parlo anche per me. Anch'io ho
ricevuto un torrente di mail, la maggior parte delle quali invocava un Dio a cui oggi meno che mai sono
disposta a credere e negava le mie colpe di madre. Posso immaginare che queste persone ben
intenzionate si sentano toccate dalla mia situazione, ma mi infastidisce il fatto che quasi tutti questi
verdetti siano pronunciati da estranei. Per contro, l'incrollabile incapacit di mio fratello Giles di
perdonarci per la sgradevole attenzione che il nostro indocile figlio ha riversato sulla famiglia  un
risentimento che serbo come un tesoro, non fosse altro che per la sua franchezza. Per questo motivo sto
quasi pensando di impacchettare tutte le lettere e rispedirle al mittente. Nei primi mesi, ancora ansante
per il dolore, mi sentivo attratta pi dagli spazi aperti destinati ai paria, che dai confini asfissianti della
carit cristiana. E il desiderio di vendetta delle lettere d'odio era come la carne rossa, cruda, mentre la
piet di chi mi inviava le condoglianze era pastorizzata, elaborata, come il cibo per bambini. Dopo aver
letto alcune di quelle pagine compassionevoli, mi sentivo come se avessi appena finito di nuotare in
una tinozza di poltiglia liquefatta. Avrei voluto scuotere queste persone e urlare: Perdonarci! Ma
sapete cosa ha fatto?
Ma non era tanto la compassione dell'America a urtarmi, quanto la tua. Avevi cercato di
comprendere assassini come Luke Woodham a Pearl, o i giovani Mitchell e Andrew a Jonesboro.
Perch non avevi provato la stessa compassione per Vicki Pagorski?
Il primo semestre dell'ultimo anno di scuola di Kevin, nel 1998, fu dominato da quello
scandalo. Erano settimane che circolavano voci, ma noi eravamo fuori dal giro, perci la prima volta
che ne sentimmo parlare fu quando ci arriv una lettera dalla direzione sull'insegnante di recitazione, la
signorina Pagorski. Mi aveva sorpreso che Kevin avesse scelto un corso di recitazione. In quel periodo
tendeva a evitare le luci della ribalta, per paura che un esame minuzioso distruggesse la sua copertura
di ragazzo regolare. D'altro canto, come suggeriva la sua camera, avrebbe potuto essere chiunque,
quindi la recitazione poteva diventare una sua grande passione.
Franklin, dovresti dare un'occhiata a questa ti dissi una sera di novembre, mentre borbottavi
con il Times in mano che Clinton era un sacco di merda bugiardo. Ti porsi la lettera.
Mentre ti sistemavi meglio gli occhiali da lettura, sussultai un momento, i tuoi capelli ormai non
erano pi biondi, ma grigi. A quanto pare a questa signora piace il filetto giovane.
Be', sembrerebbe di s dissi. Se qualcuno ha presentato una denuncia, questa lettera certo
non la difende. Se suo figlio o sua figlia le ha riportato qualcosa di irregolare o di inappropriato... Per
favore parlate ai vostri ragazzi... Stanno cercando di trovare dell'altro sporco!
Si devono proteggere... Kev! Vieni in sala un secondo!
Kevin arriv con tutta calma, con la tuta grigia aderente che gli arrivava alle ginocchia.
Kev,  una cosa imbarazzante iniziasti. E sia chiaro che tu non hai fatto niente di male.
Niente. Ma quest'insegnante di teatro, la signora Pagorski. Ti piace?
Kevin si abbandon contro lo stipite. Okay, direi di s... Diciamo che  un po'...
Un po'?
Kevin si guard intorno. Sospetta.
Sospetta in che senso? domandai.
Si studi le scarpe senza lacci e ci lanci delle rapide occhiate da dietro le ciglia. Lei, be'... lei
si mette dei vestiti strani, cos... Non da insegnante. Jeans attillati... e a volte la camicetta... Gir una
caviglia e se la sfreg contro il piede. ...come dire, non sempre i bottoni sono... E poi  sempre molto
eccitata quando ci fa recitare, e poi... Uff!  piuttosto imbarazzante.
Porta il reggiseno? domandasti in tono brusco.
Kevin distolse lo sguardo e ricacci indietro un sogghigno. Non sempre.
Per riassumere: si veste casual e talvolta in modo provocante. C' altro? domandai.
Be', non  niente di che, ma dice un sacco di parolacce, capisci? Voglio dire, va bene, ma da
un'insegnante... be'... come dicevo prima,  strana.
Parolacce come maledizione o cacchio? lo pungolasti. O pi sporche?
Kevin alz le spalle. S, come... scusa, mami...
Oh, finiscila Kevin esplosi con impazienza; il suo sconcerto mi sembrava un po' esagerato.
Sono cresciutella.
Come cazzo disse, incrociando il mio sguardo. Dice cose come Questa era una prova
davvero buona, cazzo. O quando d delle indicazioni a qualche ragazzo dice: guardala come se volessi
scopartela, se volessi scopartela fino a farla urlare come un maiale.
Un po' eccessivo, Eva, no? intervenisti, con le sopracciglia sollevate.
Che aspetto ha? domandai.
Be', ha delle grosse... e mim dei seni enormi e un grossissimo... questa volta non pot
trattenere il ghigno. Come una botte gigantesca.  vecchia e tutto il resto. In pratica una vecchia
megera.
 brava come insegnante?
Di sicuro  molto interessata.
Interessata a cosa? domandasti.
Ci chiede sempre di rimanere dopo la scuola a provare le scene con lei. La maggior parte dei
professori vuole solo andare a casa, no? La Pagorski no. Non ne ha mai abbastanza.
Alcuni professori, dissi subito sono molto appassionati del loro lavoro.
Ecco la parola giusta riprese Kevin. Molto, molto appassionata.
Sembra un po' bohemien dicesti. O un po' sciocca. Ma va bene. Ci sono delle cose per che
non mi tornano. Abbiamo bisogno di sapere. Ti ha mai toccato? In senso fisico? Sotto la cintura? O ti
ha mai fatto sentire a disagio?
Credo dipenda da cosa intendi per a disagio.
Sembravi allarmato. Ragazzo, qui ci siamo solo noi. Ma  una cosa importante, capisci?
Dobbiamo sapere se  mai successo qualcosa.
Va bene ammise timido. Ma non offenderti, mamma. Ti scoccia molto se preferisco parlare
con pap in privato?
A dire il vero mi scocciava, eccome. Se dovevo credere alla sua storia, volevo quantomeno
sentirla con le mie orecchie. Ma non potei fare altro che scusarmi, andare in cucina e cominciare a
preoccuparmi.
Quindici minuti pi tardi venisti fuori infuriato. Ti versai un bicchiere di vino, ma non riuscivi
nemmeno a stare seduto. Ascolta, Eva, quella donna ha passato il limite hai mormorato, e poi mi hai
raccontato tutti i retroscena.
Lo dirai a scuola? ti domandai.
Puoi scommetterci che lo far. Quella donna deve essere licenziata. Anzi, dovrebbe essere
arrestata; Kevin  minorenne!
Vuoi... vuoi che ci andiamo insieme? Avrei voluto domandarti se gli credevi, ma non ne ebbi
il coraggio.
Chiesi un colloquio con Dana Rocco, l'insegnante di inglese di Kevin.
Mentre usciva dalla classe, Mary Woolford mi salut appena con un cenno del capo; sua figlia
non aveva molte chance di andare all'universit, e lei sembrava, a meno che la sua non fosse
un'espressione permanente, davvero sconsolata. Quando entrai, la professoressa Rocco aveva la tipica
espressione da fai un bel respiro, come se avesse dovuto ricorrere a tutte le sue risorse. Ma si riprese
abbastanza in fretta, e la sua stretta di mano fu molto calorosa.
Desideravo incontrarla mi disse, in tono pi severo che amichevole. Suo figlio  un enigma
per me, e mi auguro che mi aiuti a decifrare il suo codice.
Mi dispiace, speravo di poter contare sui suoi insegnanti per avere lo stesso genere di risposte
replicai con un debole sorriso, e mi sedetti di fronte alla cattedra.
Non credo che potremo esserle di molto aiuto. Kevin consegna puntualmente i compiti. Non 
un fannullone. Non porta coltelli a scuola, per quanto ne sappiamo.
 tutto quello che i suoi insegnanti si preoccupano di sapere?
Mi spiace, ma la maggior parte dei professori qui ha quasi cento studenti...
No, mi scusi, non volevo criticare. Lei poi passa cos poche ore con lui che mi sorprende che si
ricordi il suo nome.
Oh, l'ho notato molto bene, Kevin... Sembrava volesse dire di pi, ma si interruppe. Si infil
la gomma della matita in bocca. Era una donna sottile, attraente, all'incirca di una quarantina d'anni,
con lineamenti decisi, che le conferivano un'espressione dura, con la bocca un po' tirata. Eppure la sua
aria implacabile non sembrava naturale, piuttosto qualcosa di studiato.
Non era un periodo facile per gli insegnanti, se mai lo era stato. Stritolati da un lato dallo stato,
che pretendeva standard pi alti, e dall'altro dai genitori, che volevano voti pi alti; sotto la lente di
ingrandimento per ogni possibile discriminazione etnica o svista sessuale; lacerati da una parte dalla
domanda meccanica di test sempre pi standardizzati e dall'altra dagli studenti, desiderosi di maggiori
possibilit di espressione creativa. Gli insegnanti erano accusati di tutto quello che poteva andare storto
con i ragazzi, ma al tempo stesso era a loro che ci si rivolgeva per tentare di salvare i propri figli.
Questo doppio ruolo di capro espiatorio e di salvatori aveva qualcosa di messianico, ma nel 1998,
persino dagli ebrei, Ges sarebbe stato pagato meglio.
A che gioco sta giocando? riprese la professoressa Rocco, facendo rimbalzare la gomma sulla
cattedra.
Mi scusi?
Cosa pensa stia combinando?  evidente che nasconde qualcosa, ma  un ragazzo sveglio. Si 
messo a scrivere come un moralizzatore. Ha sempre scritto racconti ironici, o queste fredde parodie
sono una novit?
Ha sempre avuto il senso dell'assurdo, sin da quando era bambino.
Questi temi, composti solo da parole di tre lettere, sono dei veri e propri tour de force. Mi dica,
c' qualcosa che non trovi risibile? domand.
Il tiro con l'arco confessai con tristezza. Non riesco a capire come faccia a non essersene
ancora stancato.
E perch secondo lei?
Aggrottai le ciglia. Penso che riguardi la freccia, il bersaglio, il fatto di avere uno scopo, il
senso di una direzione. Credo in un certo senso invidi la freccia. Quando si esercita al tiro al bersaglio,
esprime quasi ferocia. Per il resto del tempo  come senza meta.
Signora Khatchadourian, non voglio metterla in imbarazzo, ma  successo qualcosa in famiglia
che dovrei sapere? Speravo proprio che mi aiutasse a capire perch suo figlio sembra sempre cos
arrabbiato.
Mi sorprende. La maggior parte dei suoi colleghi lo descrive come placido, persino letargico
dissi.
Quella  solo una maschera.
Penso che sia un po' ribelle...
E si ribella facendo esattamente le cose che ci si aspetta da lui.  molto intelligente, ma
quando guardo nei suoi occhi vedo rabbia. Perch?
Be', non  stato molto felice da quando  nata la sorella... Ma  successo sette anni fa, e a dire
il vero non era molto felice nemmeno prima.
Cominciavo a incupirmi. Siamo spesso via... e abbiamo una casa grande... continuai
imbarazzata. Cerchiamo di non viziarlo, ma non gli manca niente. Suo padre lo adora, forse persino
troppo. Sua sorella ha avuto un... incidente quest'inverno, in cui Kevin era coinvolto, ma non sembra
esserne rimasto turbato. Non abbastanza, a dire il vero. D'altro canto, non sono in grado di dirle quale
terribile trauma abbia subito o di quale mancanza abbia sofferto. Conduciamo la classica vita dei
benestanti, capisce?
Forse  per questo che  arrabbiato.
Perch la ricchezza dovrebbe farlo arrabbiare? domandai.
Forse perch  tutto troppo bello. La vostra grande casa. L'ottima scuola. Credo che in un
certo senso sia molto difficile per questi ragazzi, oggi come oggi. La prosperit della nazione per loro 
un fardello, un vicolo cieco senza prospettive. Tutto va per il verso giusto, no? Perlomeno se sei bianco
e appartieni alla media borghesia. E allora questi ragazzi sentono di non essere necessari. In un certo
senso  come se per loro non ci fosse pi niente da fare.
A parte distruggere.
Esatto. La stessa cosa che succede nella storia. Non sono solo i bambini.
Senta, io ho provato a spiegare ai miei figli la sofferenza del vivere in Bangladesh o in Sierra
Leone. Ma non  la loro sofferenza. E non posso certo farli dormire in un letto di chiodi perch
imparino ad apprezzare le comodit.
Poco fa ha detto che suo marito adora Kevin. E lei? domand.
Incrociai le braccia.  un adolescente...
Lasci saggiamente cadere l'argomento. Suo figlio  tutto tranne che un caso disperato.
Questo  quello che ci tenevo a dirle pi di tutto.  appuntito come un chiodo. Alcuni dei suoi
compiti... Ha letto quello sui SUV?  degno di Swift. E ho notato che fa domande difficili solo per
cogliermi in fallo, per umiliarmi di fronte alla classe. Spesso conosce le risposte prima ancora di porre
la domanda. E allora ho deciso di stare al gioco. Lo chiamo e lui mi chiede cosa vuol dire logomachia.
Io ammetto volentieri di non saperlo e voil, ecco che ha imparato una nuova parola, perch prima di
farmi la domanda ha dovuto cercarla sul dizionario.  un gioco tra noi. Disprezza l'apprendimento per
le vie convenzionali, ma se gli passi le informazioni dalla porta sul retro, il suo ragazzo si accende.
Ero un po' gelosa. Di solito quando io busso alla sua porta, la trovo chiusa a chiave.
Per favore, non si disperi. Non stento a credere che con lei, come in classe, sia inaccessibile e
sarcastico. Come ha detto anche lei,  un adolescente. Ma sta anche incamerando un'enorme quantit di
nozioni, se non altro perch  determinato a non essere secondo a nessuno.
Guardai l'orologio; ero andata oltre l'ora fissata. Questi massacri nelle scuole... le domandai
frettolosamente, mentre raccoglievo la borsa ... preoccupata che possa succedere anche qui?
Certo che potrebbe accadere anche qui. In un gruppo di persone tanto ampio, di tutte le et, a
qualcuno pu capitare di perdere una rotella. Ma sono sicura che quando sequestro loro una poesia e la
consegno al preside, gli studenti si arrabbiano ancora di pi. E cos questi ragazzi considerano l'aria di
censura, il frugare nei loro armadietti una cosa...
Illegale dissi.
Assolutamente illegale conferm. Be', la maggior parte di loro l'ha accettata senza reagire,
come pecore. Gli hanno detto che  per la loro sicurezza, e per lo pi se la sono bevuta. Quando avevo
la loro et, facevamo sit-in e marciavamo con i cartelli in mano... Si ferm di nuovo. Penso che sia
meglio per loro se si lasciano andare quando scrivono.  una cosa innocua, e una valvola di sfogo. Ma
a quanto pare siamo in pochi ormai a pensarla cos. Se non altro questi orribili incidenti sono molto
rari. Non ci perderei il sonno.
E senta, domandai, ancora in piedi sulla porta riguardo alle voci su Vicki Pagorski. Pensa
che ci sia qualcosa di vero?
Gli occhi della professoressa Rocco si rannuvolarono. Non credo che ci sia nulla di certo.
Voglio dire non in maniera ufficiale. Ma la trova una cosa credibile? Sempre che lei la
conosca.
Vicki  mia amica, quindi non mi sento imparziale... Si appoggi ancora una volta la gomma
della matita sulle labbra. Questo  un periodo molto difficile per lei. E chiuse il discorso. Vorrei che
portasse a Kevin un messaggio da parte mia disse con un sorriso. Gli dica che sono sulle sue tracce.
Ho spesso avuto la stessa convinzione, ma non l'ho mai affermato con tanta leggerezza.
Per evitare un'azione legale, il provveditorato di Nyack aveva indetto un'indagine disciplinare a
porte chiuse alla Gladstone High School; solo i genitori di quattro studenti di Vicki Pagorski furono
invitati ad assistere al dibattimento. Nel tentativo di far passare l'evento sotto silenzio, il consiglio fu
convocato in una classe. Eppure la stanza friggeva, e le altre tre madri si erano vestite eleganti. (Mi resi
conto di essere stata classista, pensavo che i genitori di Lenny Pugh, che non avevamo mai incontrato
prima, fossero una coppia in soprappeso, vestita di poliestere. Pi tardi compresi che il padre era il tizio
stile banchiere in completo gessato e la madre una donna bellissima, dall'aspetto intelligente, con i
capelli rossi e un abito chiaramente firmato. Tutti abbiamo la nostra croce da portare.) Il consiglio
scolastico e il preside Donald Bevons si erano accomodati sulle sedie pieghevoli lungo una delle pareti;
erano tutti molto accigliati, severi, mentre noi genitori eravamo imprigionati nei banchi. A lato della
cattedra erano state sistemate altre quattro sedie, dove sedevano due ragazzi nervosi che non
conoscevo, insieme a Kevin e Lenny Pugh, che non smetteva di chinarsi verso nostro figlio e
sussurrargli nell'orecchio. Dall'altro lato della cattedra era seduta, come era facile intuire, Vicki
Pagorski.
Le descrizioni degli adolescenti! Credo che non avesse nemmeno trent'anni. Non poteva certo
essere definita una vecchia megera. Non avrei mai detto che avesse il seno grosso o i fianchi larghi,
aveva la figura di quelle donne che mangiano solo prodotti dietetici. Era attraente? Difficile a dirsi. Con
quel naso schiacciato e all'ins e le lentiggini sembrava smarrita, quasi infantile, un tipo di donna che a
certi uomini piace. Il vestito beige opaco che indossava era senza alcun dubbio scelto per l'occasione;
la sua amica Dana Rocco doveva averle consigliato di lasciare a casa i jeans stretti e le magliettine
corte. Ma era un peccato che non avesse fatto niente per i capelli, scompigliati e folti; si arricciavano in
tutte le direzioni, suggerendo uno stato mentale agitato e inquieto. Anche gli occhiali non erano molto
azzeccati: le lenti rotonde e troppo grosse la facevano sembrare una secchiona. Si torceva le mani
posate in grembo, le ginocchia strette l'una contro l'altra sotto la gonna di lana, mi ricordava un po' la
ragazzina che avevo soprannominato Alice, quella a cui Kevin aveva detto qualcosa di tremendo al
ballo della scuola. Quando il presidente della commissione disciplinare, Alan Strickland, richiam
all'ordine il piccolo gruppo, la stanza era gi incredibilmente silenziosa. Strickland disse che sperava di
chiarire queste accuse in un modo o in un altro senza arrivare in tribunale. Parl di quanto seriamente la
commissione prendeva la faccenda e blater a lungo sul tema dell'insegnamento e della fiducia.
Sottoline che era importante che ci che dicevamo quella sera non uscisse dalla stanza prima che il
comitato decidesse quale azione intraprendere, e che la stenografa avrebbe trascritto le nostre parole
solo per una questione interna. Contraddicendo la retorica della chiacchierata informale, spieg che la
signorina Pagorski aveva rinunciato alla presenza del proprio avvocato. Poi chiese a Kevin di
accomodarsi sulla sedia di fronte alla cattedra e di raccontare con parole sue tutto quello che era
successo quel pomeriggio di ottobre nella classe della signorina Pagorski.
Persino Kevin aveva riconosciuto l'importanza di un abbigliamento adeguato, e, per una volta,
indossava pantaloni sobri e una camicia elegante, della misura giusta.
Vuol dire, quel giorno che mi ha chiesto di fermarmi dopo la scuola, giusto?
Non gli ho mai chiesto di fermarsi dopo la scuola si lasci scappare di bocca la professoressa
Pagorski. La voce era malferma, ma molto energica.
Verr il suo turno, signorina disse Strickland. Adesso vogliamo ascoltare la versione di
Kevin, va bene? Voleva che la riunione rimanesse calma e civile, e dentro di me pensai: Buona
fortuna.
Non so riprese Kevin, chinandosi e dondolando la testa.  tutto piuttosto intimo, non so se
mi spiego. Non avrei mai detto niente se mio padre non mi avesse fatto domande su domande e allora...
gliel'ho confessato.
Cosa? domand Strickland con gentilezza.
Quello che prima ho detto al signor Bevons. Kevin si mise le mano fra le cosce e guard il
pavimento.
Kevin, mi rendo conto che  una cosa difficile per te, ma abbiamo bisogno dei dettagli. La
carriera della tua insegnante dipende da questo.
Ti guard: Pap, devo proprio?.
Mi dispiace, Kev gli rispondesti.
Va bene. La professoressa Pagorski  sempre stata molto gentile con me, signor Strickland.
Molto gentile. Mi chiedeva se avevo bisogno di aiuto a scegliere una scena o se poteva aiutarmi a
memorizzare la mia parte... e ho sempre pensato che non fosse una cosa molto normale, ma lei mi
ripeteva che ero un grande attore e che amava molto il mio viso drammatico e il mio corpo ben fatto.
Ripeteva che con il mio aspetto avrei potuto far carriera nel mondo del cinema. Io non sapevo. Ma non
voglio farle passare dei guai.
Lascia che siamo noi a decidere, Kevin. Tu raccontaci solo com' andata.
Allora, lei mi ha chiesto tante volte di rimanere a scuola per aiutarmi a studiare la parte, ma
prima avevo sempre detto che non potevo. A dire il vero avrei potuto, voglio dire, molte volte non
avevo altro da fare, ma non volevo... mi sembrava una cosa stramba. Non so dire perch, ma
semplicemente mi sembrava strano quando mi spingeva verso la cattedra dopo la lezione e mi toglieva
dalla maglietta dei piccoli pezzi di filo che nemmeno sapevo di avere. Oppure quando mi metteva a
posto la cintura infilandola nel passante.
E da quando in qua Kevin porta la cintura? ti sussurrai. Tu mi dicesti di stare zitta.
Ma quella volta era stata davvero molto insistente, come se dovessi... se fosse parte del
compito o qualcosa di simile. Non avrei voluto, ve l'ho detto, non saprei dire il perch, solo non mi
andava, ma quella volta sembrava che non avessi altra scelta.
La maggior parte dei suoi sguardi erano rivolti al linoleum, ma ogni tanto guardava Strickland,
che annuiva in modo rassicurante.
Cos ho aspettato fino alle quattro, dal momento che lei aveva detto che aveva da fare dopo la
campanella. A quell'ora non c'era quasi pi nessuno in giro. Sono entrato in classe e ho pensato che era
un bel po' strano che lei si fosse cambiata dal mattino. Voglio dire... giusto la maglietta... ma adesso
aveva una di quelle T-shirt strette, annodate in fondo, ed era cos aderente che le potevo vedere...
capisce?
Le potevi vedere cosa?
I... capezzoli disse Kevin. Allora le ho detto: Vuole che faccia il mio monologo? e lei si 
alzata ed  andata a chiudere la porta. A chiave. E ha detto: Abbiamo bisogno di un po' di privacy,
no?. Io ho risposto che veramente non mi sarebbe dispiaciuta un po' d'aria... Poi le ho chiesto se
dovevo cominciare dall'inizio e lei ha detto: Prima partiamo dalla tua postura. Ha detto che dovevo
imparare a parlare con il diaframma, proprio qui, e mi ha messo la mano sul petto e l'ha lasciata l. Poi
mi ha detto che dovevo stare ben dritto, e mi ha messo l'altra mano sul fondoschiena, e ha premuto, e
me l'ha un po' come accarezzato. A quel punto ero proprio dritto. Mi ricordo che trattenevo il fiato.
Perch ero nervoso. Quindi ho cominciato il mio monologo dall'Equus. Io veramente volevo fare
Shakespeare, sa? Quella roba dell'essere o non essere. Pensavo che fosse fico.
A suo tempo, figliolo. Ma cosa  successo dopo?
Mi pare che mi abbia interrotto dopo solo due o tre battute. Ha detto: Devi sapere che
quest'opera  tutta sul sesso. Quando lui acceca questi cavalli,  un atto erotico, e quindi ha
cominciato a chiedermi se avevo mai visto dei cavalli, dei grandi cavalli da vicino, non i castrati, ma gli
stalloni, e se avevo mai notato che... scusi, ma devo ripetere proprio quello che ha detto lei, o solo, cos,
fare una sintesi?
Sarebbe meglio se usassi proprio le sue parole, come te le ricordi.
Okay, me l'ha chiesto lei. Kevin inspir. Lei voleva sapere se avevo mai visto il cazzo di un
cavallo. Quanto era grosso. Io mi sentivo un po'... strano. Tipo, irrequieto. A un certo punto lei mi mise
la mano sulla... be'... sulla patta dei jeans. Ed ero davvero imbarazzatissimo, perch con tutti quei
discorsi, ero un po' ...come dire, agitato...
Vuoi dire che avevi un'erezione disse Strickland secco.
Senta, devo proprio andare avanti? domand Kevin.
Sarebbe meglio che finissi il racconto. Se te la senti.
Kevin guard il soffitto e incroci strette le gambe, battendo le punte dei piedi a un ritmo
agitato e irregolare.
Allora le ho detto: Signorina Pagorski forse dovremmo lavorare su questa scena un'altra
volta, perch io tra poco devo andare. Non sapevo se dovevo dire qualcosa sulla sua mano, cos
continuavo solo a dire che forse dovevamo smettere, che io volevo smettere, che dovevo andare, perch
non mi sembrava il caso, e D'accordo, lei mi piace, ma non in questo modo, potrebbe essere mia
madre o cos.
Vediamo di essere precisi disse Strickland. Dal punto di vista legale  piuttosto importante,
perch tu sei minorenne. Ma oltre al fatto che hai solo quindici anni, vorrei capire: queste avances
erano indesiderate, giusto?
Be', s. Lei  brutta.
La Pagorski indietreggi. Un breve sussulto, molle, come quando si continua a sparare a un
animale gi morto.
E lei si  fermata? chiese Strickland.
No, signore. Ha cominciato a passare la mano su e gi sui miei jeans, dicendo tutto il tempo...
dicendo... mi scuso davvero signor Strickland, ma me l'ha chiesto lei... diceva che ogni volta che
vedeva il cazzo di un cavallo le veniva voglia di succhiarlo. Ed  stato allora che io ho...
Eiaculato.
Kevin abbass la testa. S.  stato un casino. Sono scappato via. Ho saltato la lezione un paio
di volte, ma poi sono tornato facendo finta di niente perch non mi volevo rovinare la media.
E come? ho mormorato sotto voce. Con un altro B? Tu mi hai lanciato un'occhiataccia.
So che non  stato facile per te, e voglio ringraziarti, Kevin, per essere stato cos disponibile.
Puoi andare a sederti adesso concluse il signor Strickland.
Posso andare a sedermi con i miei genitori?
Per ora vatti a sedere con gli altri ragazzi, perch forse avremo bisogno di rivolgerti altre
domande. Sono sicuro che i tuoi genitori sono molto fieri di te.
Kevin si and a sedere al suo posto, sembrava imbarazzato. Il tocco finale. Nella classe non
volava una mosca, e i genitori si guardavano l'un l'altro scuotendo la testa. Era stata una performance
eccezionale. Ne rimasi impressionata.
Ma poi guardai Vicki Pagorski.
All'inizio della testimonianza di Kevin aveva reagito con qualche squittio, era rimasta a bocca
aperta, ma quando Kevin fin, era distrutta, e si trattava pur sempre di un'insegnante di recitazione. Era
talmente accasciata sulla sedia pieghevole, come privata delle ossa, che temevo cadesse. I riccioli si
perdevano nell'aria, come se tutta la testa si stesse dissolvendo.
Strickland si rivolse all'insegnante di recitazione, pur mantenendo le distanze. Dunque,
signorina Pagorski, lei sostiene che questo incontro non  mai avvenuto?
... Dovette schiarirsi la voce.  cos.
Ha un'idea del perch Kevin dovrebbe inventarsi una storia del genere se non fosse vera?
No, non lo so. Non capisco. La classe di Kevin  insolitamente talentuosa, e io pensavo che ci
stessimo divertendo moltissimo. Gli ho dedicato molta attenzione individuale...
Sembra che sia proprio l'attenzione individuale il suo problema.
Ma io dedico a tutti i miei studenti attenzioni individuali rispose.
Oh, signorina Pagorski, speriamo proprio di no disse Strickland, con aria severa. Il poco
pubblico rise sottovoce. Quindi, lei sostiene di non avere invitato Kevin a fermarsi dopo la scuola?
Non da solo. Avevo detto a tutta la classe che se volevano usare la mia aula per fare pratica
dopo la scuola gliel'avrei permesso.
Quindi lei ha invitato Kevin a fermarsi dopo la scuola. Mentre la Pagorski farfugliava
qualcosa, Strickland and avanti: Ha mai ammirato l'aspetto di Kevin?.
Posso aver detto qualcosa sui suoi lineamenti molto fuori dal comune. Cerco di dare fiducia ai
miei studenti.
E cos' questa storia di parlare con il diaframma. L'ha mai detto?
Be', s...
E ha mai messo la mano sul petto del ragazzo, per indicare dove si trova il diaframma?
Forse, ma non l'ho mai toccato sul...
O sul sedere, per migliorare la postura?
 possibile. Ha una tendenza ad accasciarsi, e questo gli rovina...
E riguardo alla scelta dell'Equus? L'ha scelto Kevin quel passaggio?
L'ho consigliato io.
Perch non qualcosa da La piccola citt, o Neil Simon, qualcosa di un po' meno originale?
domand il signor Strickland.
Cerco di trovare pezzi a cui gli studenti possano riferirsi, su cose che per loro siano
importanti... rispose.
Cose come il sesso?
Be', s, tra le altre, ovviamente. Stava cominciando a confondersi.
Ha mai descritto il contenuto di questo pezzo come erotico?
Pu essere... forse... s! Pensavo che questo pezzo sulla sessualit degli adolescenti e sulla loro
confusione li avrebbe interessati...
Signorina Pagorski, lei  interessata alla sessualit degli adolescenti?
Be', chi non lo ? gemette. Qualcuno avrebbe dovuto darle una pala, comunque si stava
scavando la fossa da sola. Ma l'Equus non  esplicito,  tutto simbolismo...
E a lei il simbolismo piaceva spiegarlo. E ha parlato di cavalli con Kevin?
Per forza, il pezzo...
Ha parlato di stalloni, signorina Pagorski? insistette Strickland.
Be', abbiamo discusso di cosa li rende simboli cos comuni di virilit.
E ci dica, cos' che li rende cos virili?
Be', sono muscolosi, e molto belli e potenti, lucidi...
Proprio come i ragazzini not Strickland in tono sarcastico. Ha mai richiamato l'attenzione
sul pene dei cavalli? Sulle sue dimensioni?
Forse, come si pu ignorarlo? Ma non ho mai detto...
C' chi evidentemente riesce a ignorarlo.
Lei non capisce! Questi sono ragazzi e si annoiano facilmente. Devo fare qualcosa per
eccitarli.
Strickland lasci che questa battuta aleggiasse nell'aria prima di parlare. Sembra che le sia
riuscito bene.
Mortalmente pallida, la Pagorski si gir verso nostro figlio: Ma cosa ti ho fatto?.
Questo  quello che stiamo cercando di scoprire intervenne Strickland. Ma abbiamo altre
testimonianze da ascoltare e avr la possibilit di rispondere. Leonard Pugh?
Lenny mormor qualcosa a Kevin prima di avviarsi con calma alla sedia.
Ora, Leonard, anche tu ti sei incontrato con la tua insegnante di teatro?
Gi, sembrava ardere dal desiderio di avere un incontro con me disse Lenny, con la sua faccia
da schiaffi; il naso bucherellato era di nuovo infettato, la narice sinistra rossa e gonfia; si era fatto di
recente un taglio da neonazista, con la lettera Z tracciata su un lato, e quando gli avevo domandato cosa
volesse dire, mi aveva risposto: Chi se ne frega. Che comincia con la C, non con la Z, gli feci notare.
Puoi dirci cos' successo?
 andata come ha detto Kevin. Credevo che volesse solo fare esercizio, e cose cos. Allora
sono entrato nella stanza e lei, be', ha chiuso la porta, giusto? E aveva indosso quella gonna davvero
molto corta, capito, le si potevano quasi vedere le chiappe. Fece una smorfia.
E avete fatto esercizio? domand Strickland.
Be', di certo abbiamo fatto un certo tipo di esercizio! esclam Lenny. Lei mi disse: Ti
guardo spesso l, nell'ultima fila, quando sto seduta alla cattedra. E certi giorni sono cos bagnata che
devo farlo da sola in classe!.
Strickland sembrava decisamente in imbarazzo. La signorina Pagorski ha fatto qualcosa di
inappropriato?
Allora, lei poi si  seduta sull'angolo della cattedra, no? Con le gambe spalancate. Cos mi
sono avvicinato e ho visto che non portava le mutandine. Una fica completamente spalancata, capito?
Rossa e riccia, e sapete una cosa? Stava gocciolando...
Leonard, attieniti ai fatti. Strickland si massaggiava la fronte. Nel frattempo il padre,
completo gessato, si attorcigliava la cravatta, e la madre, capello rosso, si nascondeva la faccia fra le
mani.
E poi mi disse: Ne vuoi un po'? Perch vedi, guardo quel rigonfiamento nei tuoi pantaloni, e
non posso fare a meno di mettermi una mano sulla fica...
Modera il linguaggio! disse Strickland, facendo cenni disperati allo stenografo di tagliare.
...Quindi se tu non mi prendi adesso, dovr ficcarmi dentro questa gomma e godere da
sola!
Leonard, basta cos...
Le ragazze da queste parti sono piuttosto chiuse, cos non ero molto del parere di lasciarmi
scappare una scopata gratis. E allora me la sono fatta, proprio l sulla cattedra, e avreste dovuto sentirla
mentre mi implorava che glielo lasciassi succhiare...
Leonard! Torna al tuo posto.
Fu orribile. Lenny and a sedersi, Strickland annunci che per quel giorno il consiglio aveva
sentito abbastanza e ringrazi tutti per la disponibilit. Domand ancora una volta di non raccontare il
contenuto del nostro incontro fino a che non fosse stata presa una decisione, e disse che ci avrebbero
chiamati.
Una volta in macchina, sulla nostra 4 x 4, dicesti a Kevin: Lo sai? Quel tuo amico ti ha fatto
sembrare un bugiardo.
Idiota borbott. Non avrei mai dovuto raccontargli quello che  successo con la Pagorski.
Mi ha copiato. Ma avevo bisogno di parlarne con qualcuno.
Perch non sei venuto direttamente da me? gli domandasti.
Era una cosa troppo grossa! disse, sprofondato nel sedile. Quello che  successo laggi 
stato cos imbarazzante... Non avrei mai dovuto dirlo a nessuno. E tu non avresti dovuto farmi questo.
Al contrario. Ti girasti verso di lui. Kevin se il comportamento di uno dei tuoi professori
oltrepassa i limiti consentiti, io voglio saperlo, e voglio che la scuola lo sappia. Tu non devi vergognarti
di niente. Eccetto forse che della scelta degli amici. Lenny  un gran bugiardo. Devi prenderne un po'
le distanze.
Gi disse Kevin. Tipo andare in Cina.
Non credo di avere detto una sola parola per tutto il viaggio di ritorno. Arrivati a casa, lasciai
che fossi tu a ringraziare Robert per aver messo a letto Celia. Non volevo parlare, avevo paura che se
avessi buttato fuori un solo soffio d'aria, mi sarei sgonfiata come un palloncino.
Kev, vuoi dei Triskets? gli chiedesti, quando Robert se ne fu andato. Hanno un sacco di
sale, ragazzo.
No, me ne vado in camera. Uscir quando ritrover il coraggio di mostrare la faccia in
pubblico. Pi o meno fra cinquant'anni. E se ne and, depresso. A differenza della malinconia un po'
a effetto dell'ultima settimana, questa volta sembrava davvero affranto. Pi che altro per pareva
soffrire della frustrazione del tennista che si  battuto come un leone e che ha perso perch il compagno
di doppio lo ha tradito. Tu cercavi di tenerti impegnato, riempisti il lavandino con i piatti sporchi. Ogni
stoviglia sembrava fare un rumore insolito quella sera.
Vuoi un bicchiere di vino? mi chiedesti.
Scossi la testa. Ti seccasti. Bevevo sempre un bicchierino o due prima di andare a letto, e quella
era stata senz'altro una serata difficile. Ma sulla mia lingua il vino sarebbe diventato aceto. E non
riuscivo ancora ad aprire la bocca. Sapevo che eravamo gi stati in quel posto altre volte. Allora
compresi per la prima volta che non si possono occupare all'infinito degli universi paralleli senza alla
fine abitare luoghi fisici differenti, nel pi banale senso letterale.
Il mio rifiutare un bicchiere di vino, da te interpretato come un gesto ostile, ti aveva offeso. A
dispetto dei nostri ruoli prestabiliti (ero io la beona di casa), ti prendesti una birra.
Non mi  sembrata una buona idea, iniziasti dopo un sorso scusarsi con quella Pagorski
dopo il consiglio. Potrebbe aiutare la difesa in caso si finisse in tribunale.
Non finir davanti a un tribunale dissi io. Non insisteremo sulle accuse.
Bene, nemmeno io vorrei far passare a Kevin una cosa del genere. Ma se il consiglio scolastico
dovesse permettere a quella pervertita di continuare a insegnare...
Non pu andare avanti cos.
Nemmeno io sapevo esattamente cosa intendessi dire, ma era un sentimento prepotente. Tu
aspettavi che mi chiarissi.
 andato troppo oltre.
Cosa  andato troppo oltre, Eva?
Mi passai la lingua sulle labbra. Ha molto a che fare con noi. La mia parete di mappe. Poi, pi
tardi, altre piccole cose, come l'eczema. Ma ora sta diventando troppo serio: l'occhio di Celia; la
carriera di un'insegnante. Non posso continuare a guardare da un'altra parte. Nemmeno per il bene
della nostra coppia.
Se la carriera di questa signora  sul filo del rasoio deve ringraziare solo se stessa.
Credo che dovremmo considerare l'ipotesi di mandarlo in collegio. In un qualche posto molto
rigido, di vecchio stampo. Non avrei mai pensato di dirlo, ma forse persino all'Accademia Militare.
Wow! Tuo figlio ha appena subito un abuso sessuale e la tua risposta  rinchiuderlo in
collegio? Dio mio, se qualche stronzo avesse osato toccare Celia saresti gi alla centrale di polizia a
riempire il modulo! E avresti gi telefonato al New York Times e al gruppo di sostegno delle vittime
di abusi, e niente pi scuola ad Annapolis, non l'avresti mai pi lasciata uscire di casa.
Questo perch se Celia dicesse che qualcuno l'ha importunata, la situazione sarebbe molto pi
grave di quello che lei stessa racconterebbe. Lascerebbe che qualche vecchio sporcaccione la toccasse
per anni prima di parlare, per non mettere nei guai quell'uomo cos carino.
Ho capito. Due pesi due misure. Una ragazza viene palpeggiata e Oh, ma  terribile, fate
sparire quello psicopatico, ma se  una donna a molestare un ragazzo allora, Be', il ragazzo  stato
fortunato, ne ha avuto un primo assaggio, si sar divertito. Solo perch un ragazzo reagisce, per un
riflesso fisico, questo non significa che non sia una violazione degradante e umiliante!
Dal punto di vista professionale, dissi, premendomi l'indice sulla fronte posso essere stata
fortunata, ma non mi sono mai ritenuta molto intelligente. Kevin deve aver preso la sua arguzia da
qualcuno, quindi immagino che tu abbia considerato l'ipotesi che l'intera faccenda non sia altro che
una sadica montatura.
Solo perch l'intromissione di Lenny nello show era costruita...
Lenny non si  intromesso. Semplicemente non ha imparato bene la sua parte. A quanto pare
non  un buon allievo del corso di teatro. Ma Kevin ha avuto l'intelligenza di coinvolgere altri
ragazzi.
Cazzate!
Non avrebbe dovuto chiamarla brutta. Rabbrividii al pensiero.  stato come affondare il
coltello.
Una ninfomane seduce tuo figlio e tu riesci a preoccuparti solo di...
Ha commesso un errore, hai notato? Ha detto che lei ha chiuso a chiave la porta. Ma poi ha
raccontato di essere corso fuori, dopo. Quelle porte non si possono nemmeno chiudere a chiave da
dentro. Ho controllato.
Ah, che grande prova! Ovviamente si  sentito intrappolato. Ma perch mai Kevin avrebbe
dovuto inventarsi una storia del genere?
Questo non lo so dissi scrollando le spalle. Ma cos tutto torna.
Cosa torna?
La sua personalit,  un ragazzino perfido e pericoloso.
Mi guardasti come si guarda un malato di mente. Non riesco a capire: stai cercando di ferire
me o lui? O  una qualche forma di autolesionismo?
Questo processo alle streghe  stato abbastanza atroce. Possiamo escludere l'autolesionismo.
Le streghe sono leggende. I pedofili sono veri come il peccato. Bastava guardarla per capire
che  una tipa instabile.
 una persona cos risposi. Vuole essere amata. Cerca di conquistare i loro favori
infrangendo le regole, scegliendo commedie originali e dicendo cazzo in classe. Forse le piace l'idea
che i suoi studenti la desiderino, ma non a questo prezzo.  non c' niente di illegale a essere patetici.
Non ha detto che ha divaricato le gambe e l'ha implorato, come Lenny Pugh, no? Si  lasciata
un po' trasportare e ha oltrepassato il segno. Lui ha addirittura tenuto indosso i pantaloni. Posso
immaginare quello che  successo.  questo che mi ha convinto. Non avrebbe mai ammesso di essere
venuto con i jeans addosso.
Interessante dissi. Perch invece da questo io ho capito che mentiva.
Cio.
I jeans addosso.  stato un modo calcolato per rendere la cosa credibile.
Aspetta, fammi capire. Non credi a questa storia perch  troppo credibile?
Giusto risposi in tono piatto.  una persona furba e maliziosa, e la sua professoressa di
inglese ha ragione:  molto intelligente.
Avevi l'impressione che volesse testimoniare?
Certo che no,  un genio.
Poi accadde. Quando ti lasciasti cadere sulla sedia di fronte a me, non ti eri arreso solo perch
ormai ero convinta e non saresti riuscito in alcun modo a togliermi dalla testa che Kevin era un
mascalzone machiavellico, come io non avrei potuto dissuadere te dalla certezza che fosse un
santarellino incompreso. Peggio. Il tuo viso era crollato, un po' come quello di tuo padre quando lo vidi
riemergere dal sottoscala quel giorno pi di un anno dopo, come se i tuoi lineamenti fossero stati tenuti
artificialmente insieme da fili invisibili che adesso erano stati tagliati. In quel momento tu e tuo padre
dimostravate quasi la stessa et.
Franklin, non ho mai apprezzato abbastanza tutta l'energia che impiegavi per sostenere la
finzione che eravamo una bella famiglia unita i cui piccoli problemi transitori servivano solo a rendere
la vita pi interessante. Forse in tutte le famiglie c' un componente che ha il compito di confezionare
questo bel pacchetto. In ogni caso, tu ti eri arreso di colpo. In una forma o in un'altra, avevamo
affrontato questa conversazione innumerevoli volte, con la lealt con cui le altre coppie vanno in
vacanza nella stessa casa tutte le estati. Ma a un certo punto quelle coppie si devono guardare in giro in
quel cottage pieno di ricordi dolorosi e ammettere: la prossima volta  meglio se andiamo da un'altra
parte.
Ti premesti le dita sulle palpebre. Pensavo che avremmo resistito fino a che i ragazzi sarebbero
restati a casa. La tua voce era grigia. Avevo addirittura sperato che se avessimo resistito fino ad
allora, magari... Ma ci vogliono ancora dieci anni... troppi giorni. Potrei sopportare gli anni, Eva, ma
non i giorni.
Non mi ero mai rammaricata in modo tanto consapevole di aver dato alla luce nostro figlio. In
quel momento mi sarei persino privata di Celia, la cui assenza per una donna di cinquant'anni che non
ha mai avuto figli sarebbe stata facile da tollerare. Da quando ero giovane, c'era stata una sola cosa che
avevo davvero desiderato, oltre a scappare da Racine: un brav'uomo che mi amasse e su cui confidare.
Tutto il resto era un di pi, un bonus, come le miglia gratis per chi prende tanti aerei. Avrei potuto
vivere senza i miei figli. Non potevo vivere senza di te.
Cosa vuoi fare? domandai. Mi sentivo la testa leggera.
Cerchiamo di resistere fino alla fine dell'anno scolastico. Ci sistemeremo in estate.
Poi aggiungesti in tono acido: Quantomeno non ci sar da discutere per la custodia dei figli. E
non c' bisogno di dire altro.
In quel momento, naturalmente, non avevamo idea che Celia sarebbe rimasta con te.
 cos... Non volevo sembrare pietosa. Hai deciso?
Non c' pi niente da decidere, Eva dicesti senza energia.  gi successo.
Se mi fossi immaginata quella scena  e non l'avevo fatto, perch figurarsi queste situazioni 
come invitarle ad accadere  mi sarei aspettata di rimanere alzata fino all'alba, a svuotare una bottiglia
e ad analizzare dove avevamo sbagliato. Ma ebbi la sensazione che invece ce la saremmo sbrigata in
fretta. Come i tostapane e gli stereo portatili, anche i matrimoni, quando si rompono, vanno buttati via.
 inutile cercare di aggiustarli. Mi sarei aspettata anche di piangere, ma mi scoprii completamente
inaridita; la casa era troppo calda, sentivo le narici strette e doloranti, le labbra screpolate.
Feci uno sforzo supremo per alzare gli occhi e voltare il capo verso qualcosa che si muoveva in
fondo al corridoio, turbando la stasi assoluta di quella natura morta. Kevin fece di proposito un passo
dentro la luce. Un'occhiata mi conferm che stava origliando. Sembrava diverso. Quei sordidi
pomeriggi con la porta del bagno aperta non c'erano pi, era la prima volta in tanti anni che mi parve di
vederlo nudo. Oh, indossava ancora gli abiti della misura giusta, quelli dell'inchiesta, ma aveva perso
la postura sghemba; era in piedi, perfettamente eretto. La smorfia sarcastica della bocca era scomparsa;
i lineamenti a riposo. Pensai,  davvero particolare, come aveva detto la sua insegnante di recitazione.
Sembrava pi grande. Ma quello che mi colpiva di pi erano i suoi occhi. Di solito sembravano coperti
da una pellicola: piatti, sfocati, annoiati e riottosi, mi chiudevano fuori. Certo, ogni tanto scintillavano,
quando ne combinava una, come le fiamme che qualche volta si insinuano tra le fessu-re della porta
metallica di una fornace. Ma quando entr in cucina, la porta della fornace si spalanc, e denud la
vampata.
Ho bisogno di un goccio d'acqua annunci, sibilando, e and al lavandino.
Kev dicesti. Non prenderti troppo a cuore qualunque cosa tu abbia sentito.  facile
fraintendere quando si sente un frase fuori dal suo contesto.
Come potrei non conoscere il contesto? Prese un unico sorso dal bicchiere. Sono io il
contesto. Pos il bicchiere sul bancone e se ne and.
Ne sono certa: fu quello il momento in cui prese la decisione.
Una settimana pi tardi, ricevemmo un'altra lettera dal comitato studentesco. Gi sollevata dalle
lezioni appena era stata effettuata la denuncia, Vicki Pagorski sarebbe stata assegnata a eseguire
compiti amministrativi e interdetta dalla custodia dei minori. Nonostante non ci fosse contro di lei
alcuna prova, a parte la parola dei ragazzi, era stata condannata. Trovammo entrambi la decisione
ipocrita, anche se per ragioni differenti. A me sembrava che dovesse essere colpevole o non colpevole,
e non c'era alcuna ragione per portare via a un'innocente un lavoro che in tutta evidenza adorava. Tu
eri oltraggiato perch non l'avevano licenziata e nessuno degli altri genitori la voleva denunciare.
Dopo aver girovagato per la casa come un cane bastonato, alla fine Kevin ti confid di essere
depresso. Tu dicesti che capivi perch. Colpito dall'iniquit della decisione del consiglio scolastico,
Kevin doveva sentirsi umiliato; per forza era depresso. Al contempo, ti irritava che avesse scoperto
l'imminente divorzio, che entrambi avremmo voluto tenere nascosto finch non fosse stato ufficiale.
Voleva prendere il Prozac. Da una mia indagine casuale, la met del corpo studentesco
prendeva antidepressivi, e in particolare il Prozac. Io ero sempre stata diffidente verso queste droghe
legalizzate, e mi preoccupava la fama di quel medicinale che si diceva infiacchisse; il pensiero che
nostro figlio potesse diventare ancora pi indolente di quanto non fosse mi angosciava. Ma oggi pi
che mai sono arrivata alla conclusione che in un paese pieno di soldi, con le migliori scuole, la maggior
libert, le macchine pi grandi, le case pi grandi, il miglior sistema sanitario privato, e il maggior
numero di possibilit che in qualsiasi altro luogo, sia naturale che la maggior parte della popolazione
soffra di depressione. Perci acconsentii, e lo psichiatra che cercammo sembrava prescrivere i rimedi
farmacologici con la stessa facilit con cui il mio dentista regalava lecca-lecca ai bambini.
Molti ragazzi sono mortificati di fronte alla prospettiva del divorzio dei loro genitori, e ammetto
che la discussione che aveva origliato potesse averlo inquietato, ma ero comunque sconcertata. Il
ragazzo cercava di separarci da quindici anni; perch non era soddisfatto? Se ero una madre cos
terribile, perch non era contento di sbarazzarsi di me? Ripensandoci ora, credo che fosse abbastanza
spaventoso vivere con una donna fredda, sospettosa, piena di risentimenti, faziosa e distante, ma
sarebbe stato ancora peggio vivere con te, Franklin. Rimanere inchiodato al suo pap.
Rimanere inchiodato a quell'amicone di suo pap.
Eva
25 marzo 2001
Caro Franklin,
ho una confessione da farti. Dopo che ti ho dato il tormento per anni, ora sono diventata
tele-dipendente. A dire la verit, visto che sto spifferando tutto, una sera, il mese scorso, mentre
guardavo Frasier, lo schermo divenne tutto bianco, e io quasi persi i sensi: cominciai a prendere a
pugni il televisore, attaccai e staccai la spina, girai le manopole. Non riesco pi a piangere per il
gioved, ma scoppio in lacrime se non posso scoprire come Niles prender la notizia che Daphne vuole
sposare Donnie.
Comunque, stasera, dopo il solito petto di pollo (un po' troppo cotto), stavo girando i canali
quando sullo schermo all'improvviso  comparso il viso di nostro figlio. Penseresti che ormai ci sia
abituata, ma non  cos. E non era la vecchia foto della prima superiore che ha fatto il giro dei giornali,
ma il viso robusto di Kevin a diciassette anni. Ho riconosciuto la voce dell'intervistatore. Era il
documentario di Jack Marlin.
Marlin aveva rinunciato al titolo Attivit extracurriculari per il pi scontato Ragazzacci.
Ricordo che quando dovevi portare a termine un lavoro complicato, mi dicevi: Avr finito con quel
ragazzaccio in un paio d'ore. Usavi quell'espressione riferita a qualsiasi cosa, tranne che a nostro
figlio.
Kevin, come puoi immaginare, era la star. Marlin doveva aver ottenuto il consenso di
Claverack; aveva montato le scene della montagna di fiori davanti alla palestra, del servizio funebre,
delle riunioni dell'associazione Mai Pi, con un'intervista esclusiva a KK. Stavo per spegnere, ma poi,
dopo un paio di minuti, mi sono ritrovata inchiodata allo schermo. A dire il vero, i modi di Kevin
catturavano cos tanto l'attenzione che non riuscivo a seguire quello che diceva. Lo avevano
intervistato nella cella dove dormiva che, come la sua stanza, era in perfetto ordine, disadorna, senza
nemmeno un poster o un soprammobile. Si dondolava su due gambe della sedia e si grattava il gomito,
pareva proprio nel suo habitat naturale. Sembrava anche pi grande, pieno di s, e non l'avevo mai
visto cos animato e a proprio agio. Si godeva l'obiettivo della telecamera come fosse una lampada
solare.
Martin era fuori campo, e le domande erano deferenti, quasi morbide, come se non volesse
spaventare Kevin. Quando avevo acceso, l'intervistatore stava chiedendo a nostro figlio se continuasse
a sostenere di essere uno dei rari casi di pazienti che hanno manifestato una radicale e inattesa reazione
negativa al Prozac.
Kevin aveva imparato l'importanza di rimanere attaccati alla propria versione dei fatti fin da
quando aveva sei anni. Be', mi sentivo un po' strano.
Ma sia secondo il New England Journal of Medicine che il Lancet, l'ipotesi di un rapporto
causale tra l'uso di Prozac e la psicosi omicida  del tutto infondata. Pensi che ulteriori ricerche...?
Ehi, Kevin ha alzato il palmo io non sono un medico. Questa linea di difesa  stata un'idea
del mio avvocato, e lui stava facendo il suo lavoro. Io ho detto solo che mi sentivo un po' strano. Ma
non sto cercando una scusa. Non do la colpa a qualche culto satanico, a una ragazzina stronza o a un
bullo che mi ha chiamato sfigato. Se c' una cosa che non sopporto di questo paese  l'incapacit di
assumersi le proprie responsabilit. Tutto quello che non funziona per gli americani deve essere colpa
di qualcun altro. Io mi confronto con le mie azioni.  stata solo una mia idea.
E che mi dici delle molestie sessuali che hai subito? Possono averti ferito nel profondo?
Certo,  stata dura. Ma, cavolo, ha aggiunto Kevin con un sorriso sicuro non  niente al
confronto di quello che  successo qui.
Possiamo parlare un po' dei tuoi genitori, Kevin? ha ripreso Marlin.
Kevin intrecci le mani dietro la testa: Spara.
Tuo padre... andavate d'accordo o litigavate?
Il signor Plastic? ha sbuffato Kevin. Mi sarebbe piaciuto poter litigare. No, era cos
sdolcinato, tutto hot dog e burro di noccioline. Un vero bluff, sai? Ehi, andiamo al museo di storia
naturale, Kev, hanno delle rocce davvero belle. Viveva in un mondo di fantasia, inchiodato agli anni
Cinquanta. Mi toccavano di continuo i suoi: Ti voglio bene, amico! Che te ne frega se tuo padre ti
vuole bene, se poi non sa neanche chi (bip) sei? A chi  che vuole bene, allora? A qualche personaggio
di Happy Days. Non a me.
E tua madre?
Che c' da dire? ha risposto duro, nonostante fino a quel momento fosse stato affabile,
espansivo.
Be', c' la causa legale per negligenza...
Stronzate ha detto, in tono piatto. Squallido opportunismo, o forse un'altra prova di questa
cultura della compensazione. Tra un po' i pensionati faranno causa al governo perch sono diventati
vecchi, e i figli denunceranno le mamme perch li hanno fatti brutti. Io dico, la vita fa schifo, e allora?
Il fatto  che gli avvocati sapevano che la mamma aveva le tasche piene, e quella vacca della Woolford
non  capace di accettare le cattive notizie a muso duro.
Proprio in quel momento, la telecamera si  spostata di novanta gradi, e ha fatto un primo piano
dell'unica decorazione di tutta la stanza. Era una mia foto. Spiegazzata, evidentemente l'aveva piegata
in quattro e infilata nel portafogli. Cristo, era quello scatto sulla house boat di Amsterdam, quello che
era scomparso quando era nata Celia. Avrei giurato che l'avesse fatta a pezzi.
Ma tua madre era responsabile dal punto di vista legale, ha insistito Marlin forse ti ha
prestato troppe poche attenzioni.
Oh, lascia fuori mia madre. Il tono della voce aspro, minaccioso, mi era estraneo, ma doveva
rivelarsi molto utile in prigione. Qui gli strizzacervelli passano le giornate a cercare di farmi accusare
quella donna, e comincio a essere un po' stanco, se vuoi sapere la verit.
Marlin ha tentato di organizzare le idee. Allora diresti che eravate legati?
 stata in tutto il mondo, lo sai? Non puoi fare il nome di un paese di cui lei non abbia la
maglietta. Ha messo in piedi una societ tutta sua. Prova ad andare in un qualsiasi negozio di libri,
vedrai la sua serie. Io andavo da Barnes & Noble solo per guardare i suoi libri. Sono fighi.
Perci non pensi in nessun modo che possa...
Senti, posso essere un vero stronzo, sai? E anche lei sa esser stronza, perci siamo pari. Il
resto, sono affari privati, va bene? Esiste ancora il concetto di privacy in questo paese, o vuoi che ti
dica di che colore sono le mie mutande? Prossima domanda.
Penso che rimanga solo una domanda, Kevin... la pi grande. Perch l'hai fatto?
Sono sicura che Kevin si fosse preparato per quel momento. Ha fatto una pausa drammatica, poi
ha sbattuto a terra le gambe davanti della sedia. Si  voltato verso Marlin, per guardare dritto in
macchina, con i gomiti appoggiati sulle ginocchia.
Okay, pi o meno la faccenda  questa. Ti svegli, guardi la televisione, sali in macchina e
ascolti la radio. Vai a fare il tuo piccolo lavoro o a studiare nella tua piccola scuola, ma non lo sentirai
dire al notiziario delle sei, perch, sai una cosa, non  successo niente. Leggi i giornali, o se fai cose del
genere, leggi i libri, che  la stessa cosa di guardare, solo pi noioso. Guardi la televisione per tutta la
sera, oppure esci e vai a guardare un film, poi telefoni a un amico e gli racconti cosa hai guardato. E
sai, la cosa si  spinta tanto oltre che ho cominciato a notare che le persone in televisione, le persone
alla televisione, anche loro non fanno che guardare la televisione. Se in un film c' una storia d'amore,
cosa fanno? Vanno al cinema. Tutta questa gente, Marlin... ha invitato l'intervistatore a entrare
nell'inquadratura. Cosa sta guardando?
Dopo un silenzio imbarazzato,  intervenuto Marlin. Diccelo tu, Kevin.
Quelli come me. Si  appoggiato allo schienale e ha incrociato le braccia.
Marlin era contento della piega che aveva preso l'intervista, ma non voleva che la cosa finisse
l. Kevin aveva ingranato, e bisognava rimetterlo in moto. Ma la gente in televisione non guarda solo
gli assassini, Kevin.
Cagate ha ribattuto Kevin. Vogliono veder succedere qualcosa. Ho fatto uno studio: per la
gente succede qualcosa solo se succede qualcosa di brutto.  cos che la vedo, il mondo  diviso in due,
quelli che guardano e quelli che sono guardati, e c' un sacco di pubblico, e pochissima roba da vedere.
Le persone che fanno qualcosa, sono una maledetta specie in via di estinzione.
Al contrario, Kevin, ha osservato Marlin tristemente ci sono fin troppi giovani che come te
hanno ammazzato un sacco di gente quest'anno.
Per tua fortuna! Tu hai bisogno di noi! Cosa faresti senza di me, gireresti un documentario
sugli imbianchini? Cosa fa tutta quella gente... ha indicato la telecamera. Guarda me. Non pensi che
avrebbero cambiato canale se stessimo parlando delle mie A in geometria? Sanguisughe! Faccio il
lavoro sporco per loro!
Ma il senso di questa intervista, ha ripreso Marlin con calma  riuscire a trovare un modo
perch l'esempio di Columbine non si ripeta.
A sentire la parola Columbine, il viso di Kevin si  inacidito. Vorrei che mettessi agli atti che
quei due sfigati non erano dei professionisti. Le loro bombe erano robaccia, e hanno sparato in maniera
indiscriminata. Nessun sistema. Le mie vittime erano scelte. Il video che quei perdenti si sono lasciati
alle spalle  una cosa imbarazzante. Mi hanno copiato, e la loro operazione era chiaramente una
Gladstone in piccolo...
Marlin ha cercato di intervenire dicendo qualcosa come: A dire il vero la polizia sostiene che
Klebold e Harris pianificassero l'attacco da un anno, ma Kevin non si  arrestato.
Niente, neppure una cosa in quella specie di circo  andata secondo i piani.  stato un
fallimento al cento per cento, in tutto e per tutto. Non c' da meravigliarsi che quei due coglioni si
siano fatti fuori, e penso che sia stata paura. Tutta quella storia della musica... degli sfigati. Ho letto
delle pagine del diario piagnucoloso di Klebold. Sai come aveva definito uno dei gruppi di persone
contro cui si voleva vendicare? Gente che pensa di poter sapere che tempo far. Non aveva la pi
pallida idea di cosa diceva. Oh, e senti questa: alla fine del Gran Giorno, quei due perdenti pensavano
di poter sequestrare un aereo e andarsi a schiantare sul World Trade Center. Ma per favore!
Hai fatto notare che le tue vittime erano selezionate ha detto Marlin, che doveva chiedersi,
Ma di cosa sta parlando? Perch proprio quegli studenti in particolare?
Si d il caso che fossero le persone che mi davano sui nervi. Voglio dire, se tu avessi
pianificato un'operazione come questa, non avresti fatto fuori tutte le principessine, i finocchi e le
racchie che non potevi sopportare? Mi sembra che questo sia il principale vantaggio collaterale. Tu e il
tuo cameraman siete qui ad approfittare del mio talento, e prendete anche un bello stipendio, e avete il
nome nei titoli di coda. Io che ci guadagno? Devo far fruttare il mio tempo. Devo tirarci fuori
qualcosa.
Ho ancora una domanda, Kevin, anche se temo che forse tu mi abbia gi risposto ha detto
Marlin, con una nota tragica. Provi rimorso? Con il senno di poi, se dovessi tornare all'8 di aprile del
1999, uccideresti di nuovo quella gente?
Con una sola differenza. Ne scoccherei subito una in mezzo agli occhi di quell'idiota di
Lukronsky, che ha trasformato in una miniera d'oro la terribile ordalia a cui  scampato. Adesso ho
letto che reciter nella pellicola della Miramax! Provo un po' di pena per il resto del cast. Non far
altro che citare a memoria le battute di Pulp Fiction e propiner l'imitazione di Harvey Keitel, e
scommetto che a Hollywood quella merda invecchia in fretta. E gi che ci siamo, vorrei lamentare il
fatto che la Miramax, o chiunque altro, dovrebbe pagarmi i diritti. Mi stanno rubando la mia storia, e
questa storia mi  costata un mucchio di fatica. Non penso che sia legale appropriarsene senza pagare.
Ma in questo stato  proibito per i criminali trarre profitto da...
Ancora una volta Kevin guard fisso la telecamera. La mia storia  tutto quello che possiedo in
questo momento, e perci mi sento derubato. Ma una storia,  molto pi di quello che ha la maggior
parte della gente. Tutti voi che siete l fuori a guardare, state ad ascoltare quello che dico perch io ho
qualcosa e voi no: io ho una trama. L'ho comprata e l'ho pagata.  questo che tutti voi volete, e per
questo mi succhiate il sangue. Volete la mia trama. So come vi sentite, perch, ehi, mi sentivo cos
anch'io. La televisione, i videogame, il cinema, i computer... tutti schermi. L'8 aprile del 1999 io sono
saltato dentro lo schermo, sono diventato uno di quelli che sono guardati. Da allora, so che cos' la mia
vita. Ho una buona storia. Sar anche stato cruento, ma, ammettetelo, mi avete tutti adorato. Ve ne siete
nutriti. Cazzo, dovrebbero mettermi sul foglio paga di qualche agenzia governativa. Senza la gente
come me, tutti quanti si butterebbero da un ponte, perch l'unica cosa emozionante che puoi vedere in
televisione  una casalinga che si ricorda il nome del cane del presidente e vince 64.000 dollari a Chi
vuol essere milionario.
Ho spento il televisore. Non potevo pi sopportarlo. Sentivo che presto sarebbe arrivata un'altra
intervista con Thelma Corbitt, in cui avrebbe ancora parlato della borsa di studio Amare i figli con
determinazione, per la quale aveva istituito un fondo in onore di Danny, al quale avevo gi contribuito
pi di quanto potessi permettermi.
Come  naturale, queste brillanti tesi sulla passivit dell'esistenza nella societ contemporanea,
due anni fa non erano che una scintilla in fondo agli occhi di Kevin. Ha avuto per le mani un sacco di
tempo a Claverack, e ha costruito quel movente fantasioso, cos come i detenuti pi vecchi si
fabbricano la propria vanit. Eppure, devo ammettere che quell'esegesi a posteriori conteneva un
frammento di verit. Se la NBC fosse disposta a programmare una serie ininterrotta di documentari
sull'accoppiamento delle lontre marine, l'audience crollerebbe. Mentre ascoltavo le dissertazioni di
Kevin, mi sono sorpresa a ragionare sul numero incredibile di esemplari della nostra specie che trae
nutrimento dalla depravazione di una manciata di reprobi. Alcuni ci si guadagnano da vivere, altri li
sfruttano solo come passatempo. E non parlo solo dei giornalisti. Pensate alla montagna di documenti
diplomatici sulla lotta per l'indipendenza della minuscola isola di Timor Est; alle innumerevoli tesi di
dottorato sui terroristi dell'ETA, che non sono pi di cento; ai filmaker che si arricchiscono
raccontando la vita di un serial killer solitario. Dato che io stessa desideravo voltare pagina, sarebbe
davvero una forzatura ammettere con KK che abbiamo bisogno di lui? Sotto il suo ridicolo
camuffamento, Jack Marlin sembrava riconoscente. A lui non interessa nulla delle abitudini sessuali
della lontra marina, e per questo sembrava grato.
Per il resto, Franklin, la mia reazione all'intervista  molto confusa. Il solito orrore si mescola
con qualcosa che assomiglia a... all'orgoglio. Era lucido, sicuro di s, impegnato. Mi ha commosso
quella fotografia sopra il letto, sono contenta che non l'abbia distrutta. Riconoscere in quel soliloquio
alcuni estratti dei miei sermoni, non mi ha solo mortificata, mi ha anche lusingata. E non posso credere
che si avventurasse persino da Barnes & Noble per guardare i miei lavori, per i quali il suo tema Vi
presento mia madre non tradiva grande affetto.
Ma sono costernata per i commenti acidi nei tuoi confronti, che spero non ti abbiano ferito. Hai
cercato con tutte le forze di essere un padre attento e affezionato. Eppure, ti avevo avvertito che i figli
riconoscono la dissimulazione, perci  naturale che abbia irriso proprio i tuoi sforzi. E capirai perch,
davanti a te pi che a chiunque altro, si senta obbligato a ritrarsi come la vittima.
Gli avvocati di Mary mi avevano passato alla graticola sulla questione dei segnali di
avvertimento che avrei dovuto riconoscere in anticipo per evitare la tragedia, ma penso che la maggior
parte delle madri avrebbe trovato quei segnali difficili da riconoscere. Quando la FedEx consegn alla
nostra porta cinque catene Kryptonite, domandai a Kevin perch le avesse ordinate, visto che aveva gi
un lucchetto e una catena, attaccati alla bici che non usava mai. La spiegazione mi era parsa credibile:
si era imbattuto in un affare incredibile su Internet, e aveva in mente di vendere quei pezzi, che
costavano cento dollari ciascuno, ai compagni di scuola. Non aveva mai mostrato alcun interesse per
l'attivit imprenditoriale, ma l'anomalia ci sembra pi evidente adesso che sappiamo per cosa li ha
usati. Non ho idea di come abbia fatto a procurarsi la carta intestata della scuola, e io non la vidi mai in
giro per casa. Sebbene con i mesi sia riuscito a mettere insieme un buon numero di frecce per il suo
arco, non ne aveva mai ordinate pi di dodici alla volta. Aveva sempre acquistato le frecce, e la riserva,
che teneva nella rimessa in giardino, non aveva mai attirato la mia attenzione.
L'unica cosa che notai per il resto di dicembre e nei primi mesi del 1999, fu che la messinscena
di Kevin Ehi, paparino, si era estesa a Ehi, mammina. Non so come tu potessi spiegarti delle uscite del
genere: Abbiamo anche stasera un po' di leccornie armene? Fantastico! Voglio assolutamente
conoscere meglio la mia eredit etnica. Un sacco di ragazzi sono bianchi al cento per cento, e sono
supergelosi, perch io appartengo a una vera minoranza etnica perseguitata! Fino ad allora, quando
aveva manifestato di avere un gusto, lo aveva fatto per disprezzare la cucina armena, e queste
smancerie fasulle ferivano i miei sentimenti. Il comportamento di Kevin nei miei confronti era sempre
stato disadorno, come la sua camera da letto: severo, privo di vita, a volte duro e corrosivo, ma (o
quantomeno cos pensavo), scoperto. Lo preferivo cos. Mi sorprendeva che mio figlio fosse capace di
simulare ancora di pi.
Pensai che il cambiamento fosse stato indotto dalla conversazione che aveva origliato in cucina:
alla quale n tu n io avevamo pi alluso, neppure in privato. La prospettiva della separazione
incombeva come un grande elefante puzzolente, che di tanto in tanto barriva e si lasciava alle spalle
un'immensa quantit di cacca su cui noi rischiavamo di inciampare.
Per quanto possa sembrare incredibile, il nostro matrimonio era rifiorito, una seconda luna di
miele, ricordi? Se ci prendevamo in giro, lo facevamo con tenerezza. Per Natale regalammo a Kevin
degli abiti sportivi, stretti fino al grottesco, mentre Celia, tipico, rimase altrettanto affascinata dalla
bambola antica con gli occhi di vetro quanto dalla carta in cui l'avevamo impacchettata. Facevamo
l'amore pi spesso di quanto non accadesse da anni, sotto l'etichetta implicita in nome dei vecchi tempi.
Non sapevo se stessi riconsiderando l'ipotesi di separarci in estate, o se semplicemente il senso
di colpa e il dolore ti spingevano a cercare di rendere sopportabile qualcosa che ormai era destinata a
finire. In ogni caso,  rilassante toccare il fondo. Avremmo divorziato, non ci poteva succedere niente
di peggio.
O almeno cos credevamo.
Eva
5 aprile 2001
Caro Franklin,
ti far male. Ma non  stata colpa tua, su questo devi stare tranquillo. Se non gli avessi regalato
l'arco per Natale, avrebbe usato qualcos'altro. Kevin aveva fatto tesoro del Secondo Emendamento e
non ci avrebbe impiegato molto a mettere le mani su pistole e fucili da caccia, le armi comuni preferite
dai suoi coetanei pi al passo con i tempi.
A dire il vero, le tradizionali armi da strage scolastica non solo lo hanno spinto a superarle
migliorando il margine di errore, ma soprattutto hanno sviluppato in lui una sorta di competizione sul
maggior numero di vittime finali. Una delle sue massime ambizioni era quella di stenderne di pi, come
aveva manifestato chiaramente dodici giorni prima di Columbine, quando aveva dato il meglio di s
centrando tutti i bersagli. E se pu servire a consolarti, sappi che tuo figlio da tempo covava questo
proposito. La scelta delle armi  met della battaglia Kevin aveva quattordici anni quando pronunci
queste parole.
Dopo Columbine, andava lamentandosi che qualsiasi idiota sa premere un grilletto, e questo
perch si era reso conto che un ragazzo con l'arco di sicuro avrebbe avuto maggior presa
sull'immaginario collettivo. In effetti, nella primavera del 1999 il campo era ormai inflazionato e i
nomi di Luke Woodham e Michael Carneal, un tempo destinati a rimanere nella memoria, erano caduti
nel dimenticatoio.
Ma Kevin era un ragazzo che non passava inosservato. Se Jeff Reeves strimpellava la chitarra,
Soweto Washington era il re dei tiri liberi a pallacanestro e al suo passaggio Laura Woolford faceva
voltare l'intera squadra di calcio, ancheggiando nel corridoio, Kevin Khatchadourian con le sue frecce
poteva infilzare una mela, o un orecchio, da cinquanta metri di distanza.
Eppure, rimango dell'avviso che dietro il comportamento di Kevin ci fosse una motivazione
ideologica. Ricordo perfettamente quanto lo avesse colpito la purezza dei virus informatici. E mentre
gli altri, di fronte all'ennesima strage a opera di qualche balordo, la deprecavano come era giusto che
fosse, lui entrava nel cuore della vicenda, la sventrava, studiandone ogni particolare dal suo punto di
vista.
Quando mi svegliai, quella mattina dell'8 aprile 1999, non pensavo certo che quel giorno
avrebbe segnato per sempre la mia vita.
Scelsi una camicia che indossavo di rado. Ti chinasti su di me, mentre davanti allo specchio la
abbottonavo e dicesti: S, lo so, non lo ammetterai mai, per il rosa ti dona moltissimo e mi desti un
bacio sulla tempia. In quei giorni avrei preso tutto da te e anche la pi piccola tenerezza era un oceano
e arrossii per la felicit. Ancora una volta, sperai con tutta l'anima che tu ci ripensassi, riguardo alla
nostra separazione. Non avevo il coraggio di affrontarti direttamente, e cos accettavo il rischio
dell'illusione.
Quando fui pronta, scesi a preparare il caff, poi svegliai Celia, e la aiutai a pulire la protesi e a
riapplicarla. I problemi di lacrimazione non erano ancora del tutto risolti, e rimuovere la patina gialla
dal vetro e le crosticine sulle ciglia port via una decina di minuti. Quando finalmente l'occhio fu al
suo posto, e riconobbi lo sguardo azzurro acqua di sempre, mi sentii sollevata, anche se conoscevo a
memoria la procedura.
Una mattina come tante, nonostante Kevin si fosse svegliato senza che ci fosse stato bisogno di
scrollarlo tre volte. Il tuo appetito mi sorprese, al solito. Eri l'ultimo dei Wasp americani che faceva
regolarmente colazione con due uova strapazzate, pancetta, toast e salsiccia in umido. A me bastava un
caff, per adoravo lo sfrigolare della pancetta affumicata, la fragranza del pane tostato e l'atmosfera
calda che inaugurava il nuovo giorno. Il sano vigore con il quale facevi onore al tuo piccolo banchetto
ripuliva le tue arterie da ogni eccesso.
Ma guardatelo! dissi a Kevin quando lo vidi comparire sulla porta. Stavo preparando a Celia
il suo toast alla francese, facendo bene attenzione che il bianco non risultasse troppo bavoso. Che ti 
successo, sei caduto nella lavatrice?
Certi giorni ti svegli e senti che  cos che deve essere disse infilandosi la maglietta bianca
tutta stazzonata nei calzoni larghi, neri e altrettanto stazzonati che aveva indossato a Hudson House.
Con un gesto plateale, cominci a mettere nello zaino le cinque catene Kriptonite, lucchetti compresi.
Pensai che avesse trovato dei clienti a scuola.
Kevin  proprio bello disse timidamente Celia.
Eh, s, tuo fratello  un vero rubacuori ammisi. E non poteva essere altrimenti.
Seppellii il toast sotto una generosa spolverata di zucchero a velo e chinandomi sui capelli
biondi di Celia, morbidi come seta, borbottai: Su, mangia, che altrimenti arrivi a scuola in ritardo
anche stamani. Non fare la sciocchina.
Le portai i capelli dietro le orecchie, le detti un bacetto sulla testa e nel mentre Kevin mi guard
di sfuggita, caricando lo zaino dell'ennesima catena. La rara energia che aveva mostrato poco prima
mettendo piede in cucina, non c'era pi. Ora aveva gli occhi spenti.
Ehi, Kevin dicesti. Ti ho mai mostrato come funziona questa macchina fotografica? Guarda
che imparare non ti fa male. Dammi retta, non si sa mai. Guarda me. Dai, vieni, abbiamo tutto il tempo.
A meno che tu non abbia altro da fare.
Spostasti il piatto sporco e apristi la valigetta ai tuoi piedi.
Kevin venne da te, ma gli si leggeva in faccia che non ne aveva voglia. Quella non era una
mattinata da Ciao-ti-voglio-bene-pap. Mentre gli mostravi il flash e l'autofocus, in te rividi tuo
padre, e provai una fitta al cuore. Quel suo modo goffo di dimostrare complicit e affetto soffermandosi
a spiegare nei dettagli il funzionamento di certi apparecchi, di cui a nessuno importava veramente.
Intendiamoci, non eri come Herbert, non nutrivi come lui la convinzione che per conoscere quel
capolavoro di orologeria che  l'universo bisognasse sviscerarne tutti i suoi misteri, tuttavia era da lui
che avevi preso la passione per la meccanica, qualcosa di pi di un passatempo.
Ora che ci penso, gli dicesti interrompendoti un attimo voglio scattarti delle foto mentre ti
eserciti con l'arco. Voglio catturare gli occhi di ghiaccio e il braccio fermo. Per i posteri, che ne dici?
Un intero servizio fotografico. Signore e signori, ecco a voi Kevin K. Il Braveheart di Palisades.
La pacca sulla spalla fu un errore: si tir indietro. E fui grata per avergli potuto leggere nella
mente, nella frazione di secondo in cui la maschera cadde e Kevin mostr repulsione. Questo diceva la
sua faccia, purtroppo. Doveva avere ben altro in testa, per essersi scoperto in quel modo, sia pure per
un istante.
Grande, pap rispose senza entusiamo. Sarebbe... fantastico!
Fra tutte le mattine del mondo, scelsi quell'8 aprile per fare un bilancio del nostro quadretto
familiare. Tutti gli adolescenti odiano i genitori pensai. Un contrasto insanabile, se si riusciva a
coglierlo. Un raggio di sole si pos sui capelli oro fino di Celia che sminuzzava il suo toast in tanti
minuscoli bocconi e intanto tu disquisivi su quanto fosse ostico il controluce davanti a Kevin che
scalpitava. Mi commosse questo momento che faceva tanto Norman Rockwell e cos mi dissi che mi
sarebbe piaciuto rimanere, almeno finch Kevin e Celia erano in casa, anzi, avrei potuto accompagnare
io Celia a scuola con tutta calma, senza obbligare te, che andavi sempre di fretta. La tentazione era
forte, ma poi decisi che i ragazzi hanno bisogno della routine quotidiana e che, se non mi fossi tuffata
subito nel traffico del mattino, sul ponte sarei rimasta in fila per ore.
Sta' zitto! disse Kevin, e suon come un ordine. Piantala, sta' zitto, ho detto!
Non reagimmo a questo attacco improvviso di impertinenza. Rimanemmo a guardare.
Non me ne frega niente di come funziona la tua macchina prosegu con calma. Non voglio
finire a fotografare merdaccia in giro. Non mi interessa. Non mi interessa il baseball e non mi
interessano i Padri fondatori e neanche le battaglie decisive della guerra civile. I musei mi fanno
vomitare, odio i monumenti e i picnic. Mi rifiuto di imparare a memoria la Dichiarazione di
Indipendenza nel poco tempo libero per me, o di leggere de Tocqueville. Non sopporto di rivedere
mille volte Tora! Tora! Tora! e mi fanno schifo i documentari sulla vita di Dwight Eisenhower. Non
voglio giocare a fresbee in cortile e non far una partita di Monopoli in pi con quella sdolcinata,
insopportabile mocciosa con un occhio solo. Non me ne importa un cazzo di collezionare francobolli o
monete rare, o di inserire le foglie secche fra le pagine dell'enciclopedia. E mi avete rotto i coglioni con
questa storia del padre amico che raccoglie le confidenze del figlio. Sono cazzi miei, stattene fuori,
capito?
Ti vidi sbalordito. Incontrai i tuoi occhi, poi mi venne da scuotere la testa. Piano.  buffo, di
solito non sapevo trattenermi. Non era da me. Ma si d il caso che la pentola a pressione andasse molto
di moda fra le casalinghe della generazione di mia madre. E dopo un incidente rimasto mitico in
famiglia  ore e ore per togliere con la scopa peperoni incollati al soffitto  fin dalla pi tenera et
avevo imparato che, quando la pentola fischia e il vapore non esce, la cosa peggiore da fare  aprire la
pentola.
Okay tagliasti corto, riponendo gli obiettivi nella valigetta. Me ne ricorder.
Kevin all'improvviso si sgonfi, tornando il ragazzo di sempre, un normale studente che si
preparava ad affrontare l'ennesimo, barbosissimo giorno di scuola. Non si cur di averti ferito, di
questo mi accorsi, forse perch, semplicemente, non gli interessava.
Per cinque minuti almeno nessuno disse niente e dopo seguimmo il copione di ogni mattina,
senza fare il minimo accenno a Kevin e alla sua sfuriata, come persone gentili che fingono di non aver
sentito chi ha scoreggiato forte. Ma la puzza saturava ancora l'aria. E pi che di gas, odorava di
esplosivo.
Per me si era fatto davvero tardi, ma dovevo fermarmi a salutare Celia. Una volta e un'altra
ancora, come piaceva a lei. Mi chinai a spazzolarle i capelli e le tolsi l'ultima crosticina dalle ciglia,
ricordandole i libri giusti da prendere, poi la strinsi forte a me, un abbraccio grande grande e dopo,
mentre stavo raccogliendo le mie cose prima di andare, mi voltai e lei era ancora l dove l'avevo
lasciata, lo sguardo disperato, le mani discoste dai fianchi, come se fossero contaminate.
Allora la sollevai da sotto le ascelle e la presi in braccio. Aveva quasi otto anni, la mia piccola
Celia, e tutto quel peso di certo non giovava alla mia schiena. Si strinse con le gambe ai miei fianchi, il
capo sepolto nei miei capelli. E disse: Mi mancherai, mamma e io risposi: Anche tu mi mancherai,
tesoro sebbene in quel momento non potessi immaginare quanto.
Magari eri nervoso per la sgradevole arringa di Kevin, o forse cercavi un porto sicuro, fatto sta
che per una volta il tuo bacio di commiato fu qualcosa di pi di un buffetto sulla guancia. Fu un bacio
vero, caldo, a labbra dischiuse. E in quel momento seppi che i ragazzi odiano restare a guardare i
genitori che si baciano. Questo diceva la faccia di Kevin.
Kevin, se non sbaglio oggi hai tiro con l'arco, durante l'ora di ginnastica gli ricordai, decisa a
preservare la nostra normalit mentre mi infilavo lo spolverino. Prendi l'arco e il resto, okay?
Ci puoi contare.
A proposito, comincia a pensare a come ti piacerebbe passare il tuo compleanno. Mancano
solo tre giorni e sedici anni sono un traguardo importante, non credi?
Forse rispose vago.
E se festeggiassimo domenica?
Non saprei, magari ho da fare.
Kevin rendeva sempre tutto complicato. Perfino essere gentili con lui. Ti sfiancava. Ma dovevo
proprio scappare. Non mi fermai a baciarlo  gli adolescenti odiano essere baciati  e con il palmo della
mano gli sfiorai la fronte, cos, una carezza leggera. Era caldo, bagnato. Prima non ci ave-vo fatto caso.
Sei sudaticcio, tesoro. Sei sicuro di sentirti bene?
Mai stato meglio rispose. Ero sulla porta quando mi sentii chiamare. Era lui. Ma come, te ne
vai senza salutare Celia per la terza volta?
Molto divertente dissi senza voltarmi. Pensavo che mi stesse prendendo in giro. A posteriori,
capisco che mi stava lanciando un segnale nitido e chiaro, che non colsi.
Quel gioved  quel sonnacchioso gioved uguale a tanti altri  per me fu una giornata di lavoro
intenso. C'era da preparare l'incontro con gli stampatori ed eravamo nel caos. Ciononostante, mi capit
spesso di pensare a Kevin e alla sua strana sfuriata di quella mattina. Invece di starsene rannicchiato in
un angolo, era rimasto in piedi, in posizione eretta, sicuro di s, e non aveva parlato a mezza bocca, non
aveva biascicato le parole.
Ero mortificata per lui, per noi, per il male vero che ti stava facendo, eppure il giovane uomo
che aveva fatto quelle dichiarazioni cos dure mi parve tanto diverso dal ragazzo che aveva vissuto con
me fino ad allora.
Alle 18.15 del pomeriggio ci fu del trambusto in corridoio: i miei collaboratori che si erano
radunati davanti al mio ufficio. Voglia di fare quattro chiacchiere a fine giornata, lo interpretai io. Mi
ero appena rassegnata a trascorrere la serata da sola alla scrivania quando Rose, la portavoce, credo,
buss alla porta. Con delicatezza. Direi con pudore. Eva, disse in tono grave tuo figlio frequenta la
Gladstone, vero?
La notizia era gi su Internet.
Qualche dettaglio: Strage di studenti alla Gladstone High.
Il numero e le generalit dei ragazzi uccisi erano ancora incerti, il colpevole non aveva un
nome. Solo brevi flash di agenzia. La sicurezza aveva scoperto una carneficina nella palestra della
scuola, dove la polizia stava ancora cercando di entrare.
Ricordo quanto fossi sconvolta, e come tutto mi sembrasse assurdo. Irreale.
Ti chiamai al cellulare, era spento e ti maledissi per questo. Lo facevi spesso, di tenerlo spento,
per poterti godere l'assoluta solitudine mentre a bordo della tua 4 x 4 setacciavi il New Jersey in cerca
delle mucche dal colore giusto da fotografare. Concordavo sul fatto che non volessi essere scocciato
dalla Kraft o dai grandi capi di Madison Avenue, ma ogni tanto poteva anche venirti in mente che forse
ti stavo cercando. Se no, a cosa serve quell'aggeggio? Cominciavo ad avere paura. Chiamai casa, scatt
la segreteria telefonica: era una bella giornata di primavera e Robert doveva aver portato Celia a
giocare in giardino. Che Kevin non avesse risposto, mi spezz lo stomaco, avevo urgente bisogno di
una risposta e subito mi dissi che certo, come avevo fatto a non pensarci, sar stato in giro con Lenny
Pugh, incredibile come da qualche tempo andassero d'accordo, quei due.
Presi lo spolverino, diretta a scuola. Mentre uscivo, i ragazzi dello studio mi riservarono lo
stesso timore reverenziale che spetta a chi viene chiamato in causa, suo malgrado, da una notizia flash
sulla home page di America On-Line.
Mentre seguiamo me che corro in garage a prendere l'auto e a tutto gas taglio il centro e
imbocco la West Side Highway, mettiamo in chiaro una cosa. Ho sempre pensato che nella culla Kevin
strillasse per sfogare una rabbia ancora inespressa, e non perch avesse fame. Chiamava Faccia di
cacca la domestica sapendo benissimo di ferirla, nessuno me lo toglier mai dalla testa, e sbagliavamo
a dargli del bambino creativo, quando deturpava le pareti del mio studio. C'era malizia, nelle sue
intenzioni. E calcolo. Cos come sono tuttora certa che sia stato lui a plagiare Violetta, convincendola a
grattarsi via uno strato di pelle dalla parte migliore del suo corpo. A sei anni si faceva ancora la pip
addosso. Un trauma, pensammo.  solo un po' confuso. Crescer. Sbagliammo anche in questo caso.
Era semplicemente il suo modo di farmi la guerra.
Non ho mai dubitato che fosse stato lui a manomettere il freno alla ruota davanti della bicicletta
di Trent Corley, cos come era facile intuire che un nido di vermi non poteva esserci finito da solo,
nello zaino di Celia, e che la piccola, quella volta, non si era arrampicata da sola in cima alla nostra
quercia per ammirare il panorama da lass. Fu idea di Kevin quella di servire a pranzo pollo al curry e
benzina, Celia non c'entrava niente, e anche di giocare a Rapimento o a Guglielmo Tell. Le
paroline che Kevin sussurr all'orecchio di quella ragazza del primo anno  la chiamer Alice 
durante il ballo della scuola, non furono di ammirazione per il suo bel costume. L'elenco continua. C'
di sicuro lo zampino di Kevin nella brutta storia dell'acido schizzato nell'occhio sinistro di sua sorella,
nonostante sia passato per suo nobile salvatore. E quando si masturbava con la porta aperta, era come
se violentasse me, altro che tempesta ormonale.
Anche se allora devo aver detto a Mary che Laura forse esagerava, nel mio cuore sapevo che era
vero che nostro figlio aveva dato della grassona a sua figlia anoressica. Ricordi il giorno in cui
trovarono nell'armadietto di Miguel Espinoza la lista delle persone da eliminare? Be', sempre lui,
Kevin, ci avrei messo la mano sul fuoco. E anche se mi sentivo in colpa per aver infettato i computer
dello studio, non ho mai capito questa sua passione per i virus. Arrivare addirittura a collezionare
qualcosa il cui unico scopo  distruggere e destabilizzare!
Come puoi vedere, ho sempre pensato il peggio. Ma perfino questo mio cinismo, che
certamente non si addice a una madre, ogni tanto mostrava i suoi limiti.
Quando Rose mi inform che qualcuno aveva assaltato la scuola di Kevin e c'erano state
vittime fra gli studenti, mi preoccupai per la sua incolumit. Nemmeno per un istante pensai che fosse
lui, nostro figlio, l'autore del massacro.
Difficile che le scuole considerino la carta intestata come un lasciapassare per la vita, cos
dubito che alla Gladstone High tenessero buste e fogli sottochiave. Comunque, Kevin riusc ad averli e
con il senno di poi mi sono resa conto dell'attenzione che aveva dedicato alle lezioni di inglese di Dana
Rocco, tanto da mutuarne il tono asciutto e perentorio.
Se non hai mai scritto in slang sul giornale della scuola, non ti perdi nemmeno in stupidi
giochetti di parole quando batti a macchina sulla carta intestata. E infatti la comunicazione ufficiale
inviata a Greer Ulanov, per fare un esempio, spedita con largo anticipo in considerazione della lentezza
delle poste, era un autentico capolavoro.
Cara Greer,
il consiglio della Gladstone High School si ritiene orgoglioso di tutti i suoi studenti, ciascuno
dei quali, con il talento e le capacit che gli o le sono proprie, partecipa attivamente alla vita della
comunit.  inevitabile, tuttavia, che alcuni di essi abbiano richiamato la nostra attenzione per essersi
distinti in alcune discipline o per aver mostrato un impegno maggiore rispetto a quello richiesto per la
crescita e lo sviluppo delle attivit scolastiche. Siamo dunque lieti di premiare questa insolita squadra
di campioni nel mese di giugno, al termine della scuola.
Previa consultazione con il corpo insegnante e con i miei collaboratori, ho compilato la lista
dei nove studenti pi meritevoli dell'istituto ai quali, a nostro avviso, spetta il nostro nuovo premio
Promessa Futura.
Sono lieto di informarla che lei  una dei nove prescelti. La motivazione  la seguente: per aver
contribuito con il suo impegno alla coscienza politica e civile di questo paese.
Per una migliore organizzazione, chiediamo ai vincitori del premio Promessa Futura di
presentarsi gioved, 8 aprile, in palestra.
Chi eccelle in una disciplina, per l'occasione avr modo di dimostrare le proprie capacit. I
talenti pi accademici dovranno invece spronare la creativit, loro biglietto da visita.
Tengo a precisare che, se da una parte la nostra selezione si fonda indiscutibilmente sul merito,
dall'altra abbiamo scelto rappresentanti di generi, razze, etnie, religioni e preferenze sessuali diverse,
affinch il premio Promessa Futura rifletta lo spaccato della nostra comunit.
Infine, mi trovo qui a implorarla di mantere l'assoluto riserbo sulla sua partecipazione al
premio. La minima indiscrezione da parte sua, e il consiglio si vedr costretto a riconsiderare la sua
candidatura. Nostro grande desiderio sarebbe premiare ogni alunno e ogni alunna, per il suo essere
cos speciale, ed  dunque molto importante da parte dei nove evitare il nascere di invidie e gelosie
fuori luogo, prima che i nomi dei vincitori siano stati resi pubblici.
Le mie pi sentite congratulazioni.
Donald Bevons
Preside
Lettere identiche furono inviate ad altri otto studenti, ognuna personalizzata. Denny Corbitt era
stato candidato per la recitazione, Jeff Reeves per la chitarra classica, Laura Woolford per il suo stile
personale, Brian Mouse Ferguson per la sua abilit con i computer, Ziggy Randolph per la danza e
anche perch il suo esempio era di incoraggiamento alla tolleranza nella diversit. Miguel Espinoza
per i risultati nello studio e per la sua abilit nell'uso del vocabolario, Soweto Washington per lo sport,
Joshua Lukronsky per i suoi studi sul cinema e per aver imparato a memoria tutte le sceneggiature di
Quentin Tarantino. E qui, caro Kevin, permettimi un appunto: non hai saputo controllarti e hai
rischiato. Anche se essere adulati piace a tutti.
Dana Rocco ricevette una lettera leggermente diversa, nella quale le si chiedeva di presenziare
all'incontro del gioved, le si annunciava di aver vinto il premio Insegnante Pi Amata dell'Anno e al
tempo stesso di tenere segreta la notizia, dal momento che anche gli altri insegnanti erano comunque
molto amati dai ragazzi.
La trappola, nonostante fosse perfetta, mostrava delle lacune gi in partenza. Dana Rocco
avrebbe potuto parlarne con Bevons, il quale sarebbe caduto dalle nuvole, con il rischio che tutta la
faccenda andasse a monte. Kevin fu davvero molto fortunato, se cos si pu dire. Perch la Rocco non
ne fece menzione con nessuno.
La sera del 7 aprile, Kevin punt la sveglia mezz'ora prima del solito e scelse con cura i vestiti
per il giorno dopo, larghi e comodi perch non lo impacciassero nei movimenti. Come la maglietta
bianca con le maniche a sbuffo, che lo faceva molto fotogenico.
Il mattino seguente, sullo scuolabus sarebbe stato bello carico  quelle catene pesavano almeno
mezzo chilo ciascuna  ma Kevin si era messo d'accordo per un corso individuale di tiro con l'arco fin
dall'inizio del semestre, una passione coltivata solo da lui, tanto che non era mai stato raggiunto il
numero per formare una squadra vera e propria. Comunque fosse, gli studenti ormai erano abituati a
vederlo trascinarsi dietro il suo equipaggiamento.
Dopo aver depositato la sacca con l'arco e il resto nella stanza apposita attigua alla palestra,
Kevin non manc una delle lezioni previste per quel giorno. Durante l'ora di inglese, chiese a Dana
Rocco il significato della parola malvagit, e lei ne fu sorpresa.
Avrebbe avuto tiro con l'arco soltanto alla fine delle lezioni e, con sua grande soddisfazione, gli
insegnanti di educazione fisica dopo un po' smisero di dedicargli attenzione, mentre lanciava frecce sul
paglione.
Cos Kevin ebbe tutto il tempo di liberare la palestra, spostando gli attrezzi, il cavallo, i
punching ball, i tappetini pesanti da acrobatica. I sedili sulle gradinate erano gi sollevati, ma per essere
sicuro che rimanessero in quella posizione, Kevin blocc ciascun lato dei supporti di ferro che li
sostenevano con un piccolo lucchetto. Quando ebbe finito, la palestra era totalmente sgombra, a parte
sei tappetini blu per le flessioni sistemati in circolo al centro.
La logistica, per chi ne fosse interessato, era stata studiata alla perfezione. La palazzina di
educazione fisica  un corpo indipendente, tre minuti a piedi dalla scuola. Ci sono cinque entrate, due
per gli spogliatoi dei maschi e delle femmine, una terza che sbuca nell'atrio, una quarta che porta a una
stanza adibita a deposito e l'ultima che va al secondo piano, al soppalco con gli attrezzi per la
ginnastica aerobica. Il soppalco si affaccia direttamente sulla palestra. Tutti e cinque gli ingressi sono
situati sul retro. La palestra ha il soffitto molto alto, le finestre sono al secondo piano e da fuori, diventa
impossibile guardare dentro.
Nessun evento sportivo era in programma per quel pomeriggio.
La campanella suon alle 15 in punto ed entro le 15.15 lo sciamare ovattato dei ragazzi
all'uscita si era gi spento. Anche la palestra era deserta, ma a Kevin deve essere battuto forte il cuore
mentre sgattaiolava nello spogliatoio dei maschi e faceva scattare il primo lucchetto di una delle catene
che portava al collo. Nel quotidiano Kevin si  dimostrato in ogni occasione un ragazzo preciso e
metodico ed  dunque lecito pensare che il lucchetto rivestito di plastica gialla fosse chiuso a pi
mandate e che nostro figlio dovette metterci un po' ad aprirlo.
Kevin avvolse stretta la catena intorno alle due maniglie della porta a due ante. Poi, dopo aver
sollevato il cilindro di plastica nel quale scorreva la catena, agganci il lucchetto a uno degli anelli di
mezzo, lo chiuse, fece girare la chiave e se la mise in tasca. Conoscendolo, direi che saggi la
resistenza della porta.
Ripet l'operazione nello spogliatoio delle femmine, e lo stesso trattamento riserv alla porta
che collegava la palestra al deposito. Infine usc dall'ingresso sul retro e sal sul soppalco.
Adesso so che fra le catene antifurto per le biciclette, le nostre erano considerate le migliori
sulla piazza.
Le Kriptonite, infatti, sono famose per la loro resistenza al calore. Ladri professionisti
specializzati in furti di biciclette hanno pi volte tentato di spezzarle con la fiamma ossidrica, senza
riuscirvi per, e la ditta che le fabbrica crede talmente nell'alta tecnologia del suo prodotto che, in caso
di furto, si d disponibile a un congruo risarcimento. Perfino a New York spiccano fra la concorrenza.
Nonostante il suo totale disinteresse per il tuo lavoro, caro Franklin, Kevin si accingeva a
diventare il testimonial involontario della pi riuscita campagna pubblicitaria delle Kriptonite che la
storia ricordi.
Intorno alle 15.20 cominciarono ad arrivare i primi vincitori. Le facce allegre, compiaciute,
entrarono dall'atrio, l'unico ingresso che non era stato bloccato.
Ma  uno specchio qui dentro dichiar Soweto.
Dedicato a noi. Ehi, non siamo le promesse future? disse Laura, spostando indietro i capelli
castani di pura seta. E le sedie?
Mouse and al deposito, per vedere di rimediarne qualche paio pieghevoli, ma quando fu di
ritorno, annunciando che la porta era gi stata chiusa, Greer disse: Be',  tutto lustro, qua dentro. Per
me ci possiamo sedere per terra, a gambe incrociate. Come di sera al campeggio intorno al fuoco.
Scordatelo rispose Laura, strizzata nella sua mise un po' ridotta. A gambe incrociate con
questo completino?  un Versace, Cristo santo. Non mi va di macchiarlo di sudore.
Ma guardatela! Soweto disse indicando la sua figurina snella. Adesso ci spieghi come fai a
sudare da seduta.
Dal soppalco, nascosto dietro un pannello, Kevin ascoltava i candidati. Avendo gi provveduto
ad allontanare le tre cyclette, la ruota e il vogatore dalla balaustra, loro non vedevano lui ma lui vedeva
loro.
Tolte dalla sacca di lana grezza le frecce, un nutrito arsenale di qualche centinaio o anche di
pi, spuntavano da un bidone l vicino.
Ispirato dalla perfetta acustica, Denny inton a pieni polmoni qualche strofa di Don't drink the
water, mentre Ziggy, come sempre in body e pantacollant per mostrare le caviglie, non pot esimersi da
quella che in seguito Kevin avrebbe chiamato entrata trionfale, esibendosi in una serie di piroette
sulle punte lungo tutta la palestra, chiudendo in bellezza con un gran jet. Laura non apprezz, ma del
resto lei non aveva occhi che per Jeff Reeves, un bravo ragazzo anche belloccio, con i capelli biondi e
la coda di cavallo che, pare, aveva gi spezzato una dozzina di cuori. Fra le ragazze che gli sbavavano
dietro c'era, appunto, Laura Woolford, il che spiegava perch, pi che per la sua abilit nel suonare la
chitarra, fosse anche lui nel novero delle Promesse Future.
Miguel, fino ad allora convinto di non aver mai riscosso un gran successo per via della sua
gentilezza e delle sue origini latinoamericane  mai che gli fosse venuto in mente che fosse per il fisico,
tozzo e tarchiato  si tuff subito su uno dei tappetini, e prese a dedicarsi con aria seria e accigliata alla
lettura del volume The closing of the american mind. Accanto a lui Greer intavolava una discussione
sull'intervento NATO nel Kosovo, anche lei come tanti finita nella trappola dell'affinit fra sfigati.
Dana Rocco si present alle 15.35.
Plotone, attenti! la generalessa radun i suoi soldati. Ziggy, sono davvero rammaricata, ma
questa non  una lezione di danza. Possiamo cominciare? Oggi  un'occasione di festa, sono d'accordo,
ma si  fatto tardi, sono stanca e vorrei arrivare a casa in tempo per il Letterman Show.
A questo punto, comparve il ragazzo del bar, con un vassoio di sandwiches cellofanati.
Dove lo metto, signora? chiese alla Rocco. Un piccolo rinfresco, offre il signor Bevons.
Oh, che carino, Don! esclam lei.
Lo pensarono tutti, ne sono convinta. E devo ammettere che quella del rinfresco fu un autentico
colpo di genio, quel tocco in pi che faceva tanto atmosfera scolastica. Ma Kevin in questo caso aveva
esagerato (metterei, se si pu, aveva sbrodolato), e il gesto gli sarebbe costato parecchio.
Signora, io avrei finito il mio turno, le dispiace se faccio qualche tiro? Mi metto l in fondo,
giuro che non dar fastidio. Nel mio quartiere non ci sono canestri. Sarebbe molto gentile da parte
sua.
Fosse stato per lei, la Rocco avrebbe detto di no: il rumore distrae. Ma il ragazzo del bar era di
colore.
Kevin si sarebbe preso a schiaffi per aver dimenticato il pallone da basket in un angolo ma vista
l'ora  si erano fatte le 15.40  pi di tutto gli dava pensiero l'andamento lento della faccenda. Finora
soltanto in nove si erano presentati all'appello, pi un intruso. L'operazione non prevedeva ritardatari e
dal momento che la riunione languiva, Kevin si sar scervellato per inventarsi un piano di riserva in
attesa che Joshua Lukronsky si degnasse di comparire.
Disgustosi! Io passo esclam Laura. Sandwich al tacchino, troppe calorie!
Cari ragazzi, la Rocco cominci prima di tutto, i miei complimenti per essere stati
prescelti.
Okay, fratelli, ci sono! La porta che dava sul corridoio si spalanc. Vogliamo cominciare?
Kevin non era mai stato tanto felice di vedere l'irritante, sempre e comunque insopportabile
Joshua Lukronsky. Mentre il cerchio si apriva per far posto al nuovo arrivato, Kevin usc dal suo
nascondiglio e strisci al piano terra, portando con s una delle sue catene. Nonostante avesse agito in
silenzio, la catena sferragli appena e Kevin si ritrov a benedire il ragazzo del bar che stava
palleggiando sotto il canestro. Con l'ultima catena blocc la porta a due ante dall'interno, poi torn sul
soppalco.
Voil. Il pesce nel barile.
Ebbe un ripensamento? O pi semplicemente si stava divertendo? Kevin impieg cinque minuti
ad arrivare alla ringhiera con arco e frecce, camminava piano, strisciava. E intanto la riunione era
cominciata. Ormai era uscito allo scoperto, da sotto avrebbero potuto vederlo, solo che i dieci erano
troppo impegnati a farsi i complimenti per guardare lass.
Io far un discorso Greer propose. Vorrei parlare del ruolo del procuratore generale in
questo paese e dell'opportunit di abolirlo. Perch, detto fra noi, penso che Kenneth Starr sia il diavolo
in persona.
Perch non scegli un argomento meno politico? I Repubblicani non gradirebbero disse la
Rocco.
Ma no!
Un sibilo, uno swish appena percettibile. E come nella breve pausa che intercorre fra un lampo e
il suo tuono, segu il silenzio, breve e di piombo fra lo shsh-tunk della freccia che trapassava la
camicetta Versace di Laura Woolford e l'attimo in cui gli studenti gridarono.
Oddio!
Ma da dove viene?
Sanguina tutta!
Shsh-tunk! Miguel, che ancora non era crollato, fu trafitto alla gola. Shsh-tunk. Jeff fu colpito
fra le scapole, mentre era chino su Laura. Lei, la freccia nel cuore, era gi morta.
 lass! grid Denny.
Fuori, ragazzi, fuori! la Rocco ordin, anche se non ce ne fu bisogno. I superstiti, infatti, si
erano gi fiondati verso l'uscita principale, dove per la prima volta ebbero chiaro il concetto di
maniglia antipanico. Ora, data la posizione del soppalco, l'intera palestra era sotto tiro, come ben presto
scoprirono.
Merda, c'era da immaginarselo! Joshua grid guardando in alto, cercando di sfondare la porta
del deposito che Mouse aveva gi provato ad aprire. K!
Shsh-tunk. Mentre Jeff Reeves tempestava di calci e pugni la porta principale, gridando aiuto, e
la freccia che aveva conficcata nella schiena tremolava, per lui ne arriv un'altra dritta nella nuca.
Intanto Mouse tentava inutilmente di forzare la porta dello spogliatoio dei maschi. E quando l'illusione
che stesse per cedere svan, si prese una freccia nelle chiappe. Certo, non sarebbe morto per questo, ma
schizzando verso lo spogliatoio delle femmine di sicuro avr cominciato a realizzare che il gioco era
solo all'inizio.
Arriv anche la Rocco davanti allo spogliatoio delle femmine, piegata sotto il peso del corpo
rigido di Laura Woolford: l'aveva presa in braccio, un gesto inutile ma eroico che in seguito, durante il
funerale, sarebbe stato ricordato. Mouse incontr gli occhi della Rocco e scosse la testa. E mentre i suoi
compagni non la smettevano di gridare, andando di porta in porta in una sorta di pazzo girotondo che
ricordava le pale di un frullatore, Mouse grid sopra tutti: Le porte sono bloccate! Tutte le porte sono
bloccate! Al riparo!.
Gi, ma dove?
Il ragazzo del bar finora aveva strisciato lungo la parete, quasi stesse cercando un passaggio
segreto, come in certi film gialli, sforzandosi di passare inosservato. Poi si era accucciato, in posizione
fetale, la palla davanti alla testa fra lui e l'arciere. Di sicuro Kevin avr provato un certo fastidio, per
questo ostacolo imprevisto che provvide subito a eliminare. Shsh-phoot. Il pallone fu colpito e si
sgonfi.
Kevin grid l'insegnante di inglese. Si era spinta nell'angolo pi distante dal soppalco,
Mouse dietro il corpo di lei che faceva da scudo. Smettila, per favore! Ora basta!
Malvagit! Kevin sibil da lass. In seguito Joshua comment che era stato pazzesco riuscire
a sentire quella parola quasi biascicata tra tutte quelle grida. L'unica che fosse uscita dalla bocca di
Kevin, per la durata della mattanza. Kevin punt il suo fedele compagno contro il simbolo della
Gladstone, e le conficc una freccia in mezzo agli occhi.
Lei cadde e Mouse rimase allo scoperto. Nonostante cercasse rifugio dietro il cadavere, fu
raggiunto da un'altra freccia, stavolta nei polmoni. Cos avrebbe imparato a dividere i segreti dei virus
dei computer con quei cyberdilettanti che preferivano tirare con l'arco.
Ma Mouse aveva avuto una buona idea, almeno secondo Lukronsky, che non perse tempo a
perfezionarla. Fino ad allora Jeff si era coperto con i tappetini blu, cercando di ripararsi alla meglio. Ma
se al cinema poteva funzionare, l, nella palestra del massacro, le frecce sibilavano sempre pi vicine, e
prima o poi avrebbero fatto centro. Cos, mentre Kevin stava dedicando le sue attenzioni alle cosce
poderose di Soweto Washington, Joshua ne approfitt per raggiungere l'angolo di Mouse e costruire un
rifugio di fortuna usando i tappetini, i corpi di Dana Rocco e Laura Woolford, oltre a quello di Mouse
moribondo che piangeva. Doveva mancargli il fiato l dentro, ma fu proprio da quella sorta di tenda
che Joshua assist al gran finale, sbirciando da sotto il braccio di Laura, mentre Mouse boccheggiava.
Faceva un caldo dolciastro, misto al sudore freddo della paura e a un altro odore ancora pi schifoso
che dava la nausea.
Nel frattempo, a grandi passi Greer Ulanov si era spinta sotto la parete che sosteneva il
soppalco e ora soltanto un paio di metri la separavano dal perfido Cupido. Alla fine aveva trovato
qualcuno pi diabolico di Kenneth Starr.
Ti odio, testa di cazzo gridava. Spero che ti friggano sulla sedia elettrica! Spero che ti
sparino il veleno nelle vene, e voglio restare a guardare, mentre schiatti.
Kevin si affacci alla ringhiera e prese la mira. La freccia le trafisse il piede e la crocifisse al
pavimento.
Pallida in viso, la Greer cerc di estrarre la freccia, ma dal soppalco ne arriv subito un'altra,
diretta all'altro piede, che la inchiod definitivamente al suolo. Una piccola soddisfazione che Kevin
pot permettersi, visto che gli erano rimaste almeno una sessantina di frecce.
Intanto i feriti si erano trascinati in fondo alla palestra, tante bambole vudu trafitte di spille,
rannicchiati al suolo per non diventare bersaglio troppo facile.
All'improvviso Ziggy Randolph, finora l'unico scampato alla pioggia di frecce, corse al centro
della palestra, petto in fuori, talloni uniti, leggermente piegato in avanti. Scuro e dai lineamenti delicati,
Ziggy era un ragazzo di carattere, decisamente bello, nonostante i modi effemminati. Io non ho mai
capito se appartenga alla natura degli omosessuali, questo atteggiarsi da donna, o se sia studiato.
K! La voce di Ziggy squarci i pianti e i lamenti. Ascoltami bene, basta con tutto questo!
Ora metti gi l'arco e parliamo un po', noi due. Molti dei ragazzi possono ancora farcela, se vengono
curati subito.
A questo punto devo ricordare un episodio avvenuto nel 1997 a Paducah, nel Kentucky, quando
un certo Michael Carneal fece fuoco su un gruppo di fedeli in una chiesa. In quell'occasione, uno
studente di religione con un nome che pare inventato, Ben Strong, figlio di un predicatore, divenne un
eroe nazionale per aver avuto la forza di parlare al folle, con lo scopo di convincerlo a deporre le armi,
sfidando il pericolo. Secondo la leggenda, Carneal gli avrebbe consegnato la pistola, crollando subito
dopo.
In caccia di eroi che mettessero in ombra questi eventi sempre pi frequenti che gettavano
discredito sul paese, per molto tempo la notizia ebbe largo spazio sui media. Strong si guadagn la
copertina del Time e and perfino in televisione da Larry King. Ziggy, a cui doveva essere giunta
l'eco di quella parabola, raccolse tutto il suo coraggio e volle confrontarsi anche lui, come Ben Strong,
con l'aguzzino. A dargli la carica e a convincerlo delle sue doti di grande oratore, fu il ricordo ancora
vivo dell'incondizionata ammirazione che aveva riscosso durante l'ultima assemblea scolastica, dove
davanti alla platea era uscito allo scoperto e aveva dichiarato la propria omosessualit.
Kevin, lo so che sei arrabbiato. Molto arrabbiato, giusto? Ziggy prosegu. Tu soffri, dentro,
io lo so. Ma non  questo il modo di...
Shsh-tunk. Ziggy, colpito, cadde all'indietro.
Sono stata cruda nel raccontare il fatto, rischiando di dare di me l'immagine di una donna
fredda e insensibile. Ma era troppo. Tutto era troppo grande, troppo terribile, troppo assurdo in
confronto al dolore piccolo di una madre. Io ho semplicemente elencato le sequenze, basandomi sulla
fedele ricostruzione pubblicata da Newsweek, senza la pretesa di leggere nella mente di Kevin,
quella terra straniera dove a lungo ho avuto paura di entrare. Joshua e Soweto, quando  stato chiesto
loro quale espressione avesse Kevin, visto da sotto, hanno dato una risposta che stride con il resoconto
di episodi analoghi. Perch Kevin viene descritto come concentrato e impassibile. Ma lo  sempre
stato, quando si esercitava con l'arco. In quei momenti era come se nostro figlio si fondesse con la
freccia  lei e lui una cosa sola  scoprendo il senso della meta, del raggiungimento di qualcosa, che
nella vita di tutti i giorni, lui cos pigro e indolente, non aveva mai mostrato di avere.
Questo mi ha fatto pensare che per la maggior parte di noi esista una barriera dura e invisibile
fra le depravazioni pi turpi alimentate dalla fantasia e la loro messa in pratica nella realt. Lo stesso
vale per il muro di acciaio fra il coltello e le mie vene, quando sono a pezzi e vorrei morire.
Perch Kevin ha impugnato l'arco, l'ha puntato al cuore di Laura e infine, in un tempo e uno
spazio reali, ha scagliato la freccia? Forse  arrivato a una conclusione a cui io mi auguro di non
arrivare mai: che le barriere non esistono. E come l'architettura folle delle catene e gli inviti su carta
inte-stata, anche l'atto di scagliare una freccia si gonfia e si scompone, riducendosi a un evento simile a
tanti. E allora premere il grilletto di una pistola o scagliare una freccia diventa normale, come bere un
bicchiere d'acqua. E allo stesso modo, temo, si finisce per entrare nel territorio dell'impensabile con la
stessa facilit con cui si supera la soglia di una stanza. E qui sta il trucco. Il segreto. Il segreto che non
c'. Forse Kevin era partito con l'idea di fare uno scherzo, anche se non  da lui. I ragazzi di
Columbine hanno scherzato.  che poi, a un certo punto il gioco ti prende la mano e capisci che non ti
puoi fermare, e ti accorgi che le barriere, fino ad allora insormontabili, esistono solo nella tua testa e
questo ti consente di varcare la soglia e di tornare indietro, ogni volta che vuoi, una freccia dopo l'altra,
come se uno sfigato che non fa paura a nessuno avesse tracciato per terra una linea che in teoria non
dovresti oltrepassare mai, e invece te ne freghi e la passi danzandoci sopra per spregio, una, due, mille
volte.
Detto questo,  stato l'epilogo a dannarmi l'anima. Un dolore tremendo, che non si pu
spiegare.
Pu sembrare assurdo che nessuno avesse risposto alle invocazioni di aiuto, ma bisogna tenere
conto che l'edificio  isolato. Gli ultimi ritardatari in seguito hanno raccontato che s, in effetti avevano
sentito degli schiamazzi provenire dalla palestra, ma avevano pensato che ci fosse una partita in corso,
e avevano lasciato correre. E poi, niente spari che giustificassero un intervento. Inoltre, la totale
assenza di rumore si spiega facilmente con il fatto che l'azione si  svolta in dieci minuti al massimo.
Anche se nel racconto i tempi si dilatano.
Soweto svenne e questa fu la sua salvezza. Joshua, solo a presidiare la sua fortezza di carne, fu
assalito da un nugolo di frecce, alcune delle quali accellerarono la fine di Mouse Ferguson. I sibili
coprivano le grida di aiuto che venivano dal fondo. Kevin se la prese comoda, Franklin, e and avanti
con la mattanza fino all'ultima freccia, lasciando al suolo una fila di cadaveri che parevano una
famiglia di porcospini. Ma pi terribile di tutto fu il cessate il fuoco. La pioggia che smetteva di cadere.
 molto difficile morire subito se si  trafitti da un dardo; Kevin lo sapeva bene. E cos rimase in attesa.
Quando alle 17.40 un addetto della sorveglianza si present a chiudere la palestra e, insospettito dalla
Kriptonite, sbirci attraverso una fenditura nella porta e vide rosso, un lago di rosso, Kevin stava
ancora aspettando.
Arrivarono i poliziotti, portando con loro delle inutili tenaglie che non servirono nemmeno a
scalfire le catene. Allora andarono via e tornarono poco dopo con una sega elettrica che faceva grandi
scintille. Ora, in tutto questo tempo Kevin era rimasto ad aspettare, con i piedi appoggiati alla ringhiera.
Laura Woolford e Dana Rocco erano morte subito, colpite in organi vitali. Ziggy, Mouse,
Denny, Greer, Jeff, Miguel e il ragazzo del bar erano stati stroncati dall'emorragia.
6 aprile 2001 (continuazione)
Quando scesi dall'auto, l'area pullulava gi di ambulanze e volanti. Un nastro giallo delimitava
il perimetro, oltre il quale non era consentito andare. Stava calando la sera e, alla luce dei riflettori,
medici e infermieri nelle loro divise rosse e blu si confondevano: tanti orribili mostri a colori.
All'interno del perimetro, le barelle non si contavano. Erano troppe, senza fine, e io ebbi paura.
D'improvviso, in quella confusione pazzesca, una faccia che mi parve subito familiare emerse fra le
altre, e in una manciata di secondi la misi a fuoco, e la riconobbi. Kevin. E qui al solito arriva il doppio
sentire.  vero, con mio figlio avevo un rapporto conflittuale fatto di alti e bassi, per scoprire che era
vivo mi aveva sollevato il cuore. Ma non ebbi il tempo di crogiolarmi nella mia felicit di mamma.
Intanto, mi salt subito all'occhio che Kevin non stava camminando, bens veniva trascinato da due
agenti che lo tenevano saldamente per le braccia. Infine, l'unico motivo possibile che giustificasse il
tenere le mani dietro la nuca, lui che ciondolava sempre le braccia in quel suo incedere da strafottente,
era che non avesse scelta.
Non capivo. Per un istante, le luci del parcheggio divennero un oceano di macchie, come le
ragnatele e le sagome strane che si dipanano dietro le ciglia quando ti sfreghi gli occhi.
Signora, mi sa che deve sloggiare da qui. Era uno dei due poliziotti che in seguito sarebbe
venuto a casa, il pi duro. Il pi cinico.
Non ha capito dissi. Quello  mio figlio e Dio solo sa se mi cost rivendicarne la maternit.
Contrasse il volto. Un'espressione alla quale mi sarei abituata presto, insieme all'altra,
oh-poverina-cosa-vuoi-cheti-dica, che odio anche di pi. Quando gli chiesi ragguagli, avrei dovuto
capire al volo dal suo sguardo di pietra che su di me gravava gi una condanna, qualunque cosa fosse
successa.
Ci sono stati dei morti, signora tagli corto. Meglio se fa un salto alla centrale. Prenda la 59,
poi imbocchi la 303, uscita Orangeberg Road. Prosegua per Town Hall Road. Mai messo piede prima,
eh?
Posso... posso parlargli?
Questo lo deve chiedere al collega laggi, quello con il cappello, lo vede? disse, e allung il
passo.
Non fu una cosa facile raggiungere l'auto dove avevo visto salire mio figlio, spinto dentro sul
sedile posteriore da uno dei poliziotti. Una mano sulla testa, premuta con forza, e Kevin si era eclissato.
A ogni passo dovevo fermarmi e spiegare chi ero all'agente di turno, perch mi lasciasse passare.
Finalmente arrivai all'auto nera con la striscia bianca. AL SERVIZIO DEI CITTADINI,
c'era scritto su una delle fiancate. Tutti, tranne me. Cercai di guardare nell'abitacolo dal finestrino
posteriore, ma i riflessi confondevano la visuale. Cos, con le mani a coppa, mi incollai al vetro. Kevin
non stava piangendo, e non si teneva nemmeno la testa fra le mani. Si volt a guardarmi e non ebbe
paura di incontrare i miei occhi.
Avrei potuto gridare: Che cosa hai fatto? ma sarebbe suonata come una frase fatta. La madre
che ripudia il figlio puzza di retorica. E poi sapevo gi tutto. E una ipotetica conversazione avrebbe
sfiorato il ridicolo.
Cos rimanemmo a guardarci in silenzio. Kevin aveva una espressione placida. Volont e
determinazione erano scomparse dal suo volto, lasciando una scia quasi impercettibile, tramutate in
orgoglio e compiacimento per un lavoro eseguito a dovere. I suoi occhi erano stranamente chiari,
imperturbabili, pacificati e per un attimo vi rividi la trasparenza di quella mattina a colazione, anche se
era stato dieci anni fa. Era questo lo strano figlio, il ragazzo che aveva smesso di essere ragazzo e si era
trasformato in un uomo lucido e calcolatore con una missione da compiere.
Era orgoglioso di s, si vedeva. E questa era l'unica cosa che mi interessasse sapere.
Quando ripenso a noi due che ci guardiamo attraverso il vetro, lo ricordo in cerca. Kevin
cercava. Mi studi attentamente, concentrato, poi si rilasci sul sedile, la testa all'indietro. Qualunque
cosa aveva sperato di trovare, era rimasto deluso. E in qualche modo, anche questo sembr soddisfarlo.
Non sorrise. O forse s.
Mi dispiace tanto, Franklin, ma sulla strada per la centrale di polizia ti ho maledetto. Sono stata
pessima, lo ammetto, ma quel dannato cellulare continuava a essere spento e lo sai come succede in
questi casi, pur di non pensare uno si fissa sulle piccole cose di tutti i giorni.
Ancora non riuscivo ad avercela con Kevin, stavo male e in te, che non mi avevi fatto nulla,
avevo trovato la persona giusta su cui scaricare tutta la mia frustrazione. Premendo all'infinito il tasto
Richiama, guidavo arrabbiata stretta al volante, e gridavo: Dove diavolo sei finito? Sono le sette e
mezza! E accendilo, quel cazzo di telefonino. Cristo santo, proprio stasera dovevi lavorare fino a tardi?
Non lo hai sentito il notiziario?.
Ma tu non ascoltavi mai la radio. Le preferivi i CD di Bruce Springsteen o di Charlie Parker.
Franklin, gran figlio di puttana strillai, le lacrime calde piene di rabbia. Come puoi lasciarmi sola in
questo momento?
All'inizio superai Town Hall Road. Vista da fuori la centrale, un edificio verde e bianco che
aveva del pretenzioso, sembrava uno di quei posti tutti uguali dove si mangia carne alla brace, o un
centro-benessere di quelli costosi. Di fianco a un anonimo cippo di bronzo in memoria di quattro agenti
caduti mentre facevano il loro dovere, si apriva l'atrio, anonimo anche quello, uno stanzone dalle pareti
bianche e il pavimento in linoleum, freddo e senza anima, dove entrando ti saresti aspettato
l'indicazione per la piscina.
Nulla in confronto alla reception, piccola da soffocarci dentro, claustrofobica pi del pronto
soccorso del Nyack Hospital.
Declinate le generalit, mi fu accordata la massima delle concessioni: rimanere al fianco di mio
figlio mentre veniva schedato. Di nuovo ebbi paura. Una paura cieca, infinita. Devo proprio? chiesi
implorante alla poliziotta. A sua discrezione lei disse. Mi indic un divanetto ricoperto di vinile nero,
dove fui letteralmente abbandonata in mezzo al viavai degli agenti. Avrei tanto voluto morire.
Di fronte a me venne a sedersi per un po' un ragazzo. Joshua Lukronsky, anche se all'epoca non
sapevo che fosse lui. E comunque non lo avrei mai riconosciuto, cos piccolo e con quell'aria spaurita
sembrava un bambino dell'et di Celia. Dov'era finito l'adolescente spavaldo dalla battuta sempre
pronta? Stretto nelle spalle, i capelli corti arruffati, le mani in grembo, con i polsi piegati quasi in
diagonale, come i bambini all'ultimo stadio della distrofia muscolare. Non si muoveva. Gli occhi fissi e
immobili. Quando venne a trovarlo lo psicologo, pensai che lui lo meritasse, io no, convinta com'ero di
essere infetta, contagiosa, da tenere in quarantena. L'uomo in uniforme provava a distrarlo
mostrandogli alcuni modellini di auto della polizia che avevano fatto storia, e lui non rispondeva. Era
proprio una bella collezione, pezzi d'epoca, alcuni molto vecchi, tutti di metallo. Furgoni, calessi
trainati da cavalli, motociclette, alcune Ford del 49 dalla Florida, da Philadelphia, da Los Angeles.
Con la tenerezza di un padre, l'uomo spiegava di quel veicolo verde e bianco che risaliva all'epoca in
cui a New York le auto della polizia erano appunto di quel colore, tanto, tanto tempo fa, prima del blu
di adesso. E Joshua guardava lontano.
Se davvero sapeva chi ero, allora fu bravo a non darlo a vedere. Quanto a me, non ebbi la forza
di presentarmi. Mi chiesi perch questo ragazzo non fosse stato portato anche lui in ospedale insieme
agli altri. Era sporco di sangue, e il sangue sembrava suo.
Pochi minuti dopo una donna bassa e grassoccia entr quasi volando dalla porta della reception.
Si tuff su Joshua, lo sollev e lo strinse a s, cos, in un colpo solo. Joshua grid. All'inizio il
ragazzo fu un peso morto, fra le braccia della mamma, poi piano piano i muscoli da bimbo distrofico si
sciolsero intorno al collo di lei. Le maniche della camicia che strisciavano di rosso l'impermeabile
color avorio della signora Lukronsky. Quella faccetta piccola sepolta dietro il grande collo di lei.
Ecco, ero commossa, e anche terribilmente gelosa. Questo era il ricongiungimento della madre
con il figlio che a me era stato negato. Quanto ti amo! Oh, che sollievo sapere che stai bene! Io, invece,
non ero per nulla convinta che il mio, di figlio, stesse bene. Nel breve attimo in cui avevo guardato in
quella macchina, era stato proprio il suo apparente star bene a svegliare il mio tormento.
I tre scomparvero dietro una porta interna. La poliziotta non si preoccup di me e io rimasi l da
sola, e sentendomi persa mi ritrovai quasi a dire grazie a te che non rispondevi al cellulare, perch
intanto provavo e riprovavo, tormentando i tasti come fossero i grani di un rosario.
Per cambiare, telefonai anche a casa, ma ogni volta scattava la segreteria telefonica e io buttavo
gi a met registrazione. Detestavo il suono della mia voce.
Avevo gi lasciato tre, quattro messaggi, nel primo mi ero controllata, nel secondo piangevo a
dirotto. Bel ritorno a casa! Robert aveva capito che avremmo fatto tardi entrambi e allora aveva portato
Celia da McDonald's. Lei andava matta per i fagottini alle mele. Va bene, ma perch non mi aveva
chiamato? Il mio numero di cellulare ce l'aveva, Cristo santo. E poi, non aveva ascoltato il notiziario?
Ma certo, da McDonald's passavano solo i cartoni animati e per quella poca strada in macchina di
sicuro non aveva senso accendere la radio.
Vennero due poliziotti e mi invitarono a seguirli in una stanzetta spoglia, per sbrigare le solite
formalit. Ero sconvolta e fui pi che sgarbata, e forse detti loro l'impressione di essere anche un po'
scema, quando annunciai che non vedevo il motivo di contattare il nostro avvocato di famiglia quando
ancora non c'erano prove certe che fosse stato Kevin. E questa fu la prima volta in cui qualcuno si sent
in dovere di rivelarmi informazioni perfino riservate e approssimative sul figlio.
Uno dei poliziotti snocciol un numero di vittime che solo in seguito risult esagerato, ma
all'epoca ancora non sapevo che  prassi gonfiare a caldo i numeri delle tragedie. E comunque, che
differenza fa se tuo figlio ha sulla coscienza nove morti piuttosto che tredici? E poi trovai le loro
domande disgustosamente inconsistenti: come andava Kevin a scuola, come si era comportato con noi
quella mattina.
Ha fatto arrabbiare mio marito per una stupidaggine. A parte quello, normale. Mio figlio che
risponde male al padre. Che dovevo fare? Chiamare la polizia?
Ora veda di calmarsi, signora Kachourian...
Khatchadourian! lo corressi. Per favore, il mio nome pu pronunciarlo giusto?
Signora Khadourian, va bene? E dove l'avrebbe rimediato quell'arco, suo figlio?
 un regalo di Natale. Io non ero per niente convinta, glielo avevo detto a Franklin. Glielo
avevo detto. Per favore, posso provare a richiamare mio marito?
Acconsentirono alla telefonata, e dopo l'ennesimo tentativo andato a vuoto, crollai.
Mi dispiace, mi dispiace, mi dispiace tanto. Non volevo essere scortese con lei, non mi
importa nulla del mio cognome, io lo odio il mio cognome, io lo odio, non lo voglio sentire mai pi,
mai pi. Mi dispiace tanto, tanto...
Signora Khadarian... Uno di loro mi diede un colpetto sulle spalle, piano, quasi con timore.
Il verbale lo facciamo un'altra volta, d'accordo?
 solo che... io ho una bambina a casa che mi aspetta, Celia, lei  piccola e...
Capisco. Ora, signora, Kevin rimane in nostra custodia, temo. Desidera parlare con suo
figlio?
Ripensando all'espressione di pace gelida e implacabile che bucava il finestrino della volante,
scrollai le spalle, il volto nascosto dietro le mani. No, per favore, no! Non mi costringa! Non ce la
faccio ad affrontarlo.
In questo caso, torni a casa, signora, forse  meglio.
Lo fissai, ero inebetita. Provai vergogna e per un attimo fui certa che mi avrebbero arrestata.
Scese il silenzio fra noi mentre lo guardavo. Tocc a lui riempirlo.
Quando arriver il mandato, scatter la perquisizione. Domani, con ogni probabilit. Ma stia
tranquilla, i nostri agenti sono molto rispettosi, non le metteranno sottosopra la casa.
Possono bruciarla, per quello che me ne importa dissi. La detesto. Da sempre.
I due poliziotti si scambiarono un'occhiata. Questa  un'isterica avranno pensato. E mi
misero alla porta.
Mi ritrovai nel parcheggio, a vagare desolata in cerca della macchina. All'inizio non la
riconobbi, in fondo alla fila. La mia vita di prima non c'era pi, e le cose che le erano appartenute mi
erano diventate estranee. Ma con quale coraggio mi avevano rilasciata?
In quel momento credo di aver sentito un bisogno estremo di essere trattenuta, di finire in
prigione, di essere processata.
Arrivai alla macchina che ero calma. Una calma strana, come fossi stata sedata. Metodica,
uguale a Kevin. Chiavi. Fari. Cintura di sicurezza. Fendinebbia. Avevo la mente sgombra. Smisi di
farmi domande. Guidavo piano, frenando al semaforo quando scatt l'arancione, fermandomi
all'incrocio anche se la strada era libera. E quando imboccai il vialetto di accesso a casa e vidi che le
luci erano spente, non pensai nulla. Scelsi di non pensare.
Parcheggiai. C'era la tua 4 x 4 in garage. Mi mossi lenta, ogni gesto come al rallentatore. Spensi
i fari. Chiusi la portiera. Misi le chiavi nella mia borsa egiziana. Mi chiesi se c'era qualcos'altro che
dovevo fare, prima di salire in casa, le solite piccole incombenze di ogni giorno. Tolsi una foglia secca
dal vetro, raccolsi la tua corda e la rimisi a posto, appesa al gancio.
Quando accesi la luce in cucina, non mi aspettavo di trovare i piatti sporchi nel lavabo. Non era
da te. Solo la padella dove friggevo le tue salsicce era sull'asciugapiatti, ma non quella per il toast alla
francese di Celia e nemmeno gli altri piatti. I bicchieri erano ancora sul bancone. Sul tavolo c'erano
pagine sparse del Times, e anche questo mi parve strano, dal momento che ogni mattina, meticoloso
com'eri, prendevi i giornali vecchi e andavi a metterli nel mucchio della carta, gi in garage. La
seconda luce mi serv a realizzare che non c'era nessuno n in salotto n in tinello, uno dei grandi
vantaggi di una casa senza porte. Passai in rassegna ogni stanza. Piano. Molto lentamente.
Franklin? Celia? chiamavo. Non mi piaceva la mia voce, mi dava sui nervi. Era flebile e
suonava metallica, e poi nessuno rispose.
Mentre avanzavo lungo il corridoio, mi fermai davanti alla camera di Celia. Per entrare dovetti
farmi coraggio. Buio. Il letto vuoto. Cos anche in camera nostra, nei bagni, in terrazza. Niente.
Nessuno. Dov'eri? Fuori a cercarmi? Avevo un cellulare. Il numero lo conoscevi a memoria. E perch
non avevi preso la 4 x 4? Era un gioco? Tu e Celia vi eravate nascosti nell'armadio per farmi uno
scherzo. Ma proprio stasera doveva venirti in mente?
La casa era vuota. All'improvviso, mi manc terribilmente mia madre ed ebbi tanta voglia di
chiamarla.
Ripetei il percorso. Come la prima volta, non trovai niente nelle stanze, eppure sentivo la mia
ansia crescere, diventare cattiva. Era come se in casa ci fosse qualcuno, un estraneo, un ladro, e ora si
nascondesse, rannicchiato nel fondo di un armadio, e avesse una mannaia con s.
Alla fine, tremante, tornai in cucina.
Avevo sempre pensato che i padroni precedenti avessero fatto mettere i riflettori in giardino in
previsione di feste folli e party hollywoodiani. Noi non eravamo esattamente una famiglia da party
sull'erba ma, anche se di rado capitava di accenderli, con il tempo avevo acquistato una certa
dimestichezza con l'interruttore. Era in dispensa, nella parete di sinistra, di fianco alla porta a vetri
scorrevole che si affacciava sul retro del nostro giardino leggermente in pendenza. Ogni tanto mi
mettevo l e restavo a guardare te che lanciavi a Kevin la palla da baseball, e in quei momenti mi
assaliva la malinconia e mi sentivo esclusa. Come adesso, esclusa. Devo aver messo il dito
sull'interruttore una trentina di secondi prima di premerlo. Tornassi indietro, l'attesa sarebbe pi lunga.
Perch darei non so cosa per ritardare sia pure di un solo istante quella visione.
Quando la collinetta dove Kevin era solito tirare con l'arco si illumin, realizzai subito il trucco
della telefonata che nostro figlio aveva fatto all'ora di pranzo a Lamont. Non andare a scuola a
riprendere Celia. Stamani resta a casa, non si sente troppo bene. Crocifissa al paglione c'era Celia che
voleva sempre giocare a Guglielmo Tell. Impettita, attenta, fiduciosa.
Mentre spalancavo la porta e correvo lass, fui stritolata dall'odio. Un odio cieco, irrazionale.
Ma Celia avrebbe aspettato. Cinque dardi inchiodavano il suo corpo al bersaglio, sembrava una
Polaroid di lei appesa alla bacheca della scuola con le puntine.
Camminavo e inciampavo chiamandola per nome e intanto lei mi sorrideva grottesca, la testa
reclinata, l'occhio vuoto. Le mancava la protesi, nonostante ricordassi di avergliela messa, quella
mattina appena alzata.
Certe cose si sanno e basta, non importa pensarle. E io sapevo cos'altro avrei trovato, senza il
bisogno di dirmelo. Mentre arrancavo sulla collina, inciampai in qualcosa che sbucava dai cespugli.
C'era da farsi scoppiare il cuore, ma non fu una sorpresa. Riconobbi l'ostacolo all'istante. Quante paia
di mocassini color cioccolato di Banana Repubblic avevo comprato! Ormai li conoscevo bene.
Era andata cos. Mancavano ancora una ventina di minuti allo scuolabus e hai dato ai ragazzi il
via libera per il giardino. Ti faceva piacere che per la prima volta quei due giocassero insieme.
Loro fuori e tu in cucina a sfogliare il Times, ma l'inserto del gioved non ti interessava
granch e cominciasti a lavare i piatti. Sentisti un grido. E siccome ti conosco, so gi che in un attimo
avevi aperto la porta scorrevole per andare da loro. Eri un uomo forte, robusto, a dispetto dei tuoi
cinquant'anni, ogni giorno quarantacinque minuti di salto con la corda. Fermare uno come te non era
facile. E ce l'avresti fatta, se non fosse stato per quei dardi che piovevano e piovevano.
Questa  la mia teoria. Sei rimasto fermo. Tu davanti a casa, con nostra figlia impalata a un
paglione, il petto trafitto da un dardo, mentre il nostro primogenito non si muoveva dalla sua collinetta
e mirava a suo padre con l'arco che proprio lui gli aveva regalato per Natale. Devi aver pensato che era
troppo per essere vero. Non rientrava nella tua vita di uomo rispettoso, di bravo padre che organizzava i
picnic, che passava tutti i sacrosanti week-end con i suoi ragazzi, che la sera leggeva loro le storie
prima di andare a letto e di conseguenza, non poteva che aver cresciuto un figlio forte e onesto. Questa
 l'America. E tu ti eri comportato bene. Ergo, tutto questo non era possibile.
Cos, sia pure per un tempo breve come un sospiro, hai vissuto nella presunzione di vedere ci
che volevi vedere. Succede che il cervello a un certo punto faccia scattare la moviola e ricostruisca una
scena: Celia-bella-Celia, Celiatesoro-guarda-dalla-parte-dell'occhio-buono, ha imparato a convivere
con il suo handicap e ora tutta felice si tira indietro i capelli d'oro nella dolce brezza della primavera.
Oh, lei non grida. Ride di gusto. Grida e ride. E troviamo la nostra fedele Venerd davanti al paglione
perch sta raccogliendo i dardi per suo fratello. Quanto al nostro aitante ragazzo, sono sei anni ormai
che tira con l'arco. Lo abbiamo mandato a lezione da professionisti seri e molto ben pagati, dunque
conosce a memoria le regole. Non prenderebbe mai di mira la testa di una persona con la freccia pronta
a scoccare. Men che mai suo padre.
Il sole ti confonde. Scherzi ottici, si chiamano. Lui ti sta chiamando, ha il braccio alzato.  che
vorrebbe chiederti scusa per averti aggredito in quel modo, a tavola, sputando su tutto quello che hai
fatto per lui. Ma non vuole farla troppo lunga, dopo tutto  un ragazzo. A lui interessa moltissimo come
funziona la tua Canon e spera che prima o poi gli insegnerai a usare l'autofocus. Perch lui non lo dice,
ma ha una grande ammirazione per suo padre che si  fatto da solo, un professionista nato dal nulla, un
creativo, indipendente.  scomodo un padre come questo, per un adolescente. Scatta la competizione.
Ti mettono alla prova. Per ora il ragazzo  dispiaciuto per essersi lasciato andare. La ripicca, poi, era
tutta una finta. Perch lui ha fatto tesoro di tutte quelle gite sui campi di battaglia della guerra civile,
fosse soltanto perch la guerra  una cosa da uomini, e le visite ai musei gli hanno insegnato molto. La
sera, nella sua cameretta, sfila dalle pagine dell'Enciclopedia Britannica le foglie secche che
raccoglieste nel giardino davanti alla casa dove nacque Theodore Roosevelt e che metteste insieme
dentro i libri. Il colore che con il tempo impallidisce gli fa capire la caducit della vita, pensa che un
giorno anche suo padre non ci sar pi, e piange. Non si far mai vedere da te. Non te lo confesser
mai. Ma tanto non ce ne  bisogno. Vedi? Ti sta chiamando, dice di andare da lui con la Canon. Ha
cambiato idea e nei cinque minuti che restano prima che lo scuolabus passi a prenderlo, vuole che gli
fai degli scatti. Il Bravehart di Palisades, per i posteri.
Questa magistrale ricostruzione della realt deve essere crollata un paio di secondi dopo,
abbastanza per da permettere a Kevin di scoccare la prima freccia mortale, probabilmente quella che ti
ha trapassato la gola e ti ha forato il collo. Deve aver reciso un'arteria, perch alla luce dei riflettori,
sotto la tua testa l'erba era nera.
Le altre tre frecce  una nel petto, al centro, dove io appoggiavo la testa, amore mio, una
conficcata nel muscolo fibroso della tua caviglia forte e grossa per via degli esercizi con la corda,
l'ultima nell'inguine, il luogo del piacere da entrambi riscoperto da poco  erano in pi, della serie
tantoper-essere-sicuri-di-averlo-fatto-secco. Come i picchetti di rinforzo a una tenda da campeggio
pur montata bene.
E non posso fare a meno di chiedermi della tua lotta vera per arrivare lass, sulla collina,
ansimante, il tuo stesso sangue che tagliava il respiro. Lo so che amavi Celia, ma alla prima occhiata
devi aver capito che non c'era pi niente da fare per lei. Non gridava pi e questo non era un buon
segno.
Nella luce abbagliante dei riflettori, ho visto l'espressione del tuo viso contratto e tagliato a
met dall'ombra della freccia nel collo. Deluso. Eri deluso, amore mio.
Eva
8 aprile 2001
Caro Franklin,
non so se ti interessino ancora queste cose, ma all'incirca una settimana fa un aereo militare
cinese si  scontrato con un aereo-spia della Marina americana in volo sul Mar della Cina. Il pilota
cinese con tutta probabilit  annegato, mentre l'aereo-spia  atterrato sull'isola di Hainan.  in corso
una diatriba per stabilire di chi sia la responsabilit dell'incidente. Comunque,  scoppiata una crisi
diplomatica, e ora la Cina tiene i ventiquattro membri dell'equipaggio in ostaggio, in attesa di ricevere
scuse ufficiali. Non ho avuto l'energia per seguire la questione di chi sia la colpa, ma mi intriga il fatto
che la pace nel mondo (come la chiamano loro) rimanga in bilico su una questione di risentimento. In
passato, le mie idee mi avrebbero fatto considerare la situazione esasperante. D che ti dispiace, se
basta per farli tornare a casa. Ma oggigiorno la questione della responsabilit ricopre una grande
importanza nella mia esistenza, e non mi sento pi n sorpresa n frustrata nello scoprire che i momenti
fondamentali si decidono in base alla sua attribuzione. Tra l'altro, fino a questo punto l'enigma di
Hainan  risultato relativamente semplice.  molto pi comune il caso in cui le scuse non riportano
indietro nessuno.
Nell'ultimo periodo, la politica per me sembra essersi dissolta in un fiotto di piccole storie
personali. Ho l'impressione di non crederci pi. Esistono solo le persone, e quello che accade loro.
Persino la rissa in Florida: per me era la storia di un uomo che desiderava fare il presidente fin da
quando era ragazzino. Allo stesso modo, penso meno alle restrizioni dei rapporti commerciali e alla
futura vendita di armi a Taiwan, che a quei ventiquattro giovani, rinchiusi in un edificio estraneo, con
odori estranei, costretti a mangiare pietanze che non assomigliano a quelle che hanno provato nei
takeaway cinesi con cui sono cresciuti, che dormono male e pensano al peggio: essere accusati di
spionaggio e imprigionati in una galera cinese, mentre i diplomatici si scambiano aspri comunicati che
nessuno permette loro di leggere.
A volte sono spaventata dall'ingenuit che avevo da giovane, quando mi disperavo perch
qualsiasi frontiera inesplorata alla fine si riduceva a una nuova tradizione culinaria e a un diverso
clima. Volevo andare altrove e, scioccamente, immaginavo di ospitare dentro di me un insaziabile
appetito per l'esotico.
Be', Kevin mi ha fatto entrare in un paese davvero straniero. Di questo posso essere certa, dato
che ci che ti rende straniero  il desiderio penetrante e incessante di tornare a casa.
Ci sono un paio di situazioni che mi hanno fatta sentire davvero straniera, e che avevo scelto di
tenere per me. Non  mai stata una mia abitudine. Ricordi quanto amassi tornare da un viaggio
all'estero e presentarti il mio bric-a-brac culturale, quel genere di chiacchiericcio su come facevano le
cose negli altri posti, quelle inezie che si scoprono solo se si visita un paese, come il fatto che le
pagnotte in Thailandia non sono richiuse in cima, ma alla base.
Riguardo al primo di questi bocconcini che ho tenuto per me, forse mi si potrebbe accusare di
condiscendenza. Avrei dovuto concederti maggior credito, visto che la scappatella di Kevin era
premeditata; in un'altra vita avrebbe potuto crescere e avere successo con un lavoro di responsabilit,
avrebbe affrontato grandi platee, uno di quegli impieghi per cui nell'annuncio si richiedono capacit
organizzative e propensione al problem-solving. Neppure tu potresti negare che non  una coincidenza
che il massacro sia stato organizzato a tre giorni dal compimento del suo sedicesimo compleanno: l'et
a partire dalla quale, nel nostro stato, un ragazzo pu essere giudicato come un adulto. Lo stato di New
York se ne freg delle regole e lo process come se avesse gi compiuto i sedici anni, nonostante
Kevin fosse sicuro di aver studiato che la legge, come suo padre, non arrotonda.
Comunque, l'avvocato trov diversi esperti pronti a portare la loro testimonianza su allarmanti
casi di cinquantenni depressi che avevano preso il Prozac, erano caduti in paranoia a causa di uno
scompenso della personalit e avevano sparato a tutta la famiglia, per poi ammazzarsi. Hai mai notato
le controindicazioni sulle scatole dei medicinali? Il nostro bravo figliuolo era solo uno di quei poveri
sfortunati la cui reazione agli antidepressivi era stata contraria alla norma, invece che alleggerire il
fardello, il farmaco lo aveva sprofondato nelle tenebre. Io ho cercato davvero di crederlo, soprattutto
durante il processo penale.
Questa linea di difesa non  servita a farlo scarcerare, ma la sentenza potrebbe essere stata pi
mite a causa del dubbio sollevato dal legale sulla stabilit chimica di nostro figlio. Dopo aver ascoltato
la condanna a sette anni, andai a ringraziare l'avvocato, John Goddard. In effetti in quel periodo non gli
ero proprio riconoscente  sette anni non mi erano mai sembrati cos pochi  ma apprezzavo che John
avesse fatto al meglio quel lavoro sgradevole. In cerca di qualcosa di concreto da ammirare, lodai il suo
approccio inventivo al caso. Dissi che non avevo mai sentito che il Prozac provocasse effetti psicotici
su alcuni pazienti, altrimenti non avrei permesso a Kevin di prenderlo.
Oh, non ringrazi me, ringrazi Kevin disse John, con semplicit. Neppure io ne avevo mai
sentito parlare.  stata un'idea sua.
Ma... non ha avuto accesso alla biblioteca, no?
No, durante la detenzione preventiva no. Per un momento mi guard davvero con empatia.
Non ho dovuto alzare neanche un dito. Lui conosceva a memoria tutte le citazioni. Persino i nomi e gli
indirizzi degli esperti da chiamare come testimoni. Ha un figlio molto brillante, Eva. Ma non lo disse
con entusiasmo. Piuttosto sembrava depresso.
Quanto al secondo bocconcino  che riguarda come si fanno le cose in quel paese straniero in
cui i quindicenni uccidono i loro compagni di classe  non me lo sono tenuto per me perch credevo
che tu non potessi sopportarlo,  solo che non ci volevo pensare, e non volevo costringerti a sapere,
anche se fino a questo pomeriggio ho vissuto nel terrore che l'episodio potesse ripetersi.
Erano passati forse tre mesi dal gioved. Kevin era gi stato giudicato e condannato, e da poco
avevo inaugurato quelle robotiche visite del sabato a Chatham. Ancora non avevamo imparato a
parlarci, e il tempo si trascinava lento. In quei giorni il ritornello era che lui viveva le mie visite come
un'imposizione, guardava con terrore al mio arrivo e applaudiva la mia partenza: la sua vera famiglia
era dentro, tra i compagni di galera. Quando lo informai che Mary Woolford mi aveva fatto causa, mi
sorprese vedere che non era lieto, anzi, pareva scontento; come avrebbe obiettato pi tardi, perch mi
dovevo prendere tutto il merito? Perci dissi: Ci mancava solo questo, eh? Non solo ho perso il marito
e la figlia, ma adesso mi fanno anche causa. Borbott qualcosa riguardo all'autocommiserazione.
E tu? domandai. Tu non provi pena per me?
Alz le spalle. Ne sei uscita sana e salva, no? Neanche un graffio.
Ah s? Aggiunsi: E come mai?.
Quando metti in piedi uno spettacolo, non spari al pubblico disse in tono mellifluo, mentre
rotolava qualcosa nella mano destra.
Intendi che lasciarmi viva  stata la peggiore vendetta? Eravamo ancora ben lontani dal poter
specificare vendetta per cosa.
A quel punto non potevo pi parlare di niente che avesse a che fare con il gioved, e stavo per
ricorrere al vecchio Ti fanno mangiare bene?, quando i miei occhi furono attirati dall'oggetto che si
passava da una mano all'altra, schiacciandolo tra le dita come i grani di un rosario ortodosso.
Onestamente, volevo solo cambiare discorso, non me ne importava niente del suo trastullo, e certo mi
sarei tristemente sbagliata se avessi scambiato quel giocherellare come un segno di disagio morale in
presenza di una donna a cui aveva massacrato la famiglia.
Cos' quello? domandai. Cos'hai in mano?
Con un sorrisino scaltro, apr il palmo e mi mostr il talismano, con l'orgoglio timido di un
ragazzino che mostra la biglia con cui ha vinto la gara.
Mi alzai cos in fretta che la sedia cadde all'indietro. Non capita spesso che quando guardi un
oggetto, quello ti restituisca lo sguardo.
Non tirarlo fuori mai pi dissi con voce roca. Se lo farai, non torner mai pi. Mai pi. Mi
hai sentito?
Penso che sapesse che dicevo sul serio. Il che gli aveva consegnato un amuleto da conservare
con cura, con cui si sarebbe potuto sbarazzare dalle fastidiose visite della sua mammina.
Il fatto che da allora non abbia mai pi rivisto l'occhio di vetro di Celia, pu significare solo,
suppongo, che sia contento di vedermi.
Forse pensi che costruisco delle leggende, pi crudeli sono meglio . Credi che ti voglia
dimostrare che il nostro ragazzo  malvagio, altrimenti come avrebbe potuto tormentare sua madre con
un souvenir tanto spettrale. No, questa volta no. Avevo bisogno di confidarti la storia perch tu capissi
l'incontro successivo, che  avvenuto proprio questo pomeriggio.
Senza dubbio avrai notato la data.  il secondo anniversario. Che significa anche che fra tre
giorni Kevin avr diciotto anni. Per quello che riguarda il voto (che comunque, a causa dei suoi misfatti
potrebbe esercitare solo in due sta-ti) e l'essere arruolato nell'esercito,  l'et in cui si diventa adulti.
Ma da questo punto di vista, sono pi incline a stare dalla parte del sistema giuridico, che lo ha trattato
da adulto gi due anni fa. Per me, il giorno in cui tutti noi siamo ufficialmente diventati grandi,  l'8
aprile 1999.
Perci ho presentato una richiesta speciale per vedere nostro figlio questo pomeriggio. Sebbene
di norma la domanda di incontrare un detenuto per festeggiare il compleanno venga ricusata, questa
volta hanno acconsentito. Forse questo  il genere di sentimentalismo che i secondini apprezzano.
Quando Kevin  stato portato dentro, ho notato un cambiamento nel suo contegno prima ancora
che pronunciasse una parola. Tutta la sprezzante condiscendenza era svanita, e alla fine mi sono resa
conto di quanto dovesse essere faticoso per lui inalberare per tutto il giorno quell'espressione da che
cazzo me ne frega. Siccome il furto degli indumenti di taglia piccola si era diffuso come un'epidemia,
Claverack aveva rinunciato all'esperimento di lasciar vestire i detenuti in abiti civili. Perci Kevin
indossava la tuta arancione: che non solo era della sua taglia, ma persino grande, e nella quale
sembrava quasi un nano. A tre giorni dalla maggiore et, Kevin cominciava finalmente a comportarsi
come un ragazzino: confuso e sconsolato. Aveva gli occhi incavati, non reggeva pi il mio sguardo.
Non sembri tanto contento ho azzardato.
Lo sono mai stato? Il tono era spento.
Mi ha incuriosito cos gli ho domandato: Qualcosa ti tormenta?, nonostante le regole
d'ingaggio vietassero domande cos smaccatamente materne.
La cosa straordinaria  stata che mi ha risposto. Ho quasi diciotto anni, vero? Si  passato una
mano sul viso. Ho sentito che dall'altra parte non ti lasciano tutto questo tempo.
Una prigione vera ho detto.
Non lo so. Questo posto  davvero abbastanza sicuro per me.
...ti innervosisce il trasferimento a Sing Sing?
Innervosisce? ha domandato incredulo. Innervosisce! Hai la minima idea di quello che
succede l dentro? Ha scosso il capo, sconsolato.
L'ho guardato con meraviglia. Tremava. Nel corso degli ultimi due anni, aveva collezionato un
dedalo di cicatrici sul viso, e il naso non era pi dritto come prima. Questo non lo faceva sembrare pi
duro, solo scompigliato. Le cicatrici avevano sporcato i lineamenti affilati, da armeno, mescolandoli in
una macchia confusa. Sembrava disegnato da un ritrattista che aveva fatto di continuo ricorso alla
gomma.
Verr ancora a trovarti ho promesso, stringendomi tra le braccia, preparata a una risposta
sardonica.
Grazie. Lo speravo.
Ero incredula. Per fare un test, tirai fuori la novit di marzo. Sembra che tu ti tenga sempre
aggiornato su queste cose. Perci immagino che il mese scorso abbia sentito la storia di San Diego. Hai
due nuovi colleghi.
Ti riferisci ad Andy, uh.... Andy Williams? Pareva che lo ricordasse vagamente. Che fesso.
Sai una cosa? Quel poveretto mi fa pena. Non se lo ricorda gi pi nessuno.
Ti avevo avvisato che prima o poi questa mania sarebbe passata di moda ho detto. Andy
Williams non  finito nemmeno in prima pagina. I problemi di cuore di Dick Cheney e quella tempesta
enorme si sono presi tutti i titoli principali sul New York Times. E il secondo sparatore, quello che
l'ha seguito a ruota? Per puro caso anche lui a San Diego. Di quello in pratica non si  neanche
parlato.
Cavolo, quel tizio aveva diciotto anni. Kevin ha scosso la testa. Cio, davvero, non pensi
che fosse un po' troppo vecchio per queste cose?
Sai, ti ho visto alla televisione.
Oh, quello. Ha sbattuto gli occhi, con un'ombra di imbarazzo.  stato girato un bel po' di
tempo fa. Mi sono fatto... coinvolgere.
Gi, a me non hai dedicato molto tempo ho detto. Ma eri fermo... molto preciso. Ti sei
presentato bene. Ora ti manca solo di trovare qualcosa da dire.
Ha ridacchiato. Vuoi dire che non  stata una merda?
Sai che giorno , vero? ho provato a ricordare. Perch mi hanno lasciata venire qui di
luned?
Oh, certo.  il mio anniversario. Adesso rivolgeva il sarcasmo su di s.
Volevo solo domandarti... ho cominciato, e mi sono leccata le labbra. Ti sembrer strano,
Franklin, ma non gli avevo mai posto questa domanda prima. Non so perch; forse temevo che mi
avrebbe insultata con una risposta offensiva come Volevo saltare dentro lo schermo.
Sono passati due anni ho continuato. Mi manca tuo padre, Kevin. Gli parlo ancora. Gli
scrivo persino delle lettere, se puoi crederlo. Ho un'enorme pila di lettere sulla scrivania, perch non
conosco il suo indirizzo. Mi manca anche tua sorella... tanto. E ci sono molte altre famiglie che sono
ancora davvero infelici. Mi rendo conto che i giornalisti, gli psichiatri, forse i tuoi compagni di cella te
lo chiedono di continuo. Ma non me l'hai mai detto. Perci, per favore, guardami negli occhi. Hai
ucciso undici persone. Mio marito. Mia figlia. Guardami negli occhi e dimmi perch.
Diversamente da quel giorno in cui si era voltato verso di me dal finestrino dell'automobile
della polizia, le pupille gli sono brillate, e ha dovuto compiere uno sforzo immane per incontrare il mio
sguardo. Continuava a sbattere le palpebre, interrompeva il contatto, tornava a guardare la parete. Alla
fine si  arreso e ha fissato gli occhi alla sinistra del mio viso.
Pensavo di saperlo ha detto, tetro. Ora non ne sono sicuro.
Senza pensare, ho allungato il braccio e gli ho afferrato la mano. Non si  ritratto. Grazie ho
detto.
La mia riconoscenza ti pare inspiegabile? In verit, non avevo alcun preconcetto sulla risposta
che avrei voluto ricevere. Di certo non ero interessata a una motivazione che riducesse l'enormit di ci
che aveva fatto a una spiegazione sociologica sulla alienazione o a una di quelle definizioni
psicologiche da quattro soldi tipo disturbi dell'affettivit. Perci mi ha stordito scoprire che la
risposta era perfetta. Per Kevin l'unico modo per progredire era decostruire. Solo ora che si
considerava insondabile, poteva esplorare il proprio abisso.
Quando alla fine ha ritratto la mano,  stato per infilarla nella tasca della tuta. Senti ha detto.
Ti ho fatto una cosa. Una... be'... una specie di regalo.
Ha estratto una scatola di legno lunga circa dieci centimetri. Mi sono scusata. Lo so che tra
poco  il tuo compleanno. Non me ne sono dimenticata. Ti porto il regalo la prossima volta.
Non disturbarti ha detto, pulendo il legno levigato con un pezzetto di carta igienica.
Comunque qui me lo ruberebbero.
Con cautela, ha fatto scivolare la scatola sul tavolo. Non era proprio rettangolare, aveva la
forma di una bara, con i cardini da una parte e le maniglie d'ottone di lato. Doveva averla costruita in
officina. Sembrava uno dei suoi scherzi morbosi, ma il gesto, comunque, mi ha commosso; ed era
davvero un lavoro ben riuscito. Ogni tanto a Natale mi aveva fatto qualche regalo, ma sapevo che li
avevi sempre comprati tu, e non mi aveva mai dato niente da quando era dentro.
Sei stato bravo ho detto sincera.  per i gioielli? Ho allungato la mano per prenderla, ma
lui l'ha tenuta bloccata con il dito.
Non farlo! ha detto con durezza. Cio, per favore. Non l'aprire.
Ah.
D'istinto ho indietreggiato. In una precedente incarnazione, Kevin avrebbe sistemato quello
stesso regalo in una scatolina di seta rosa. Ma me l'avrebbe consegnato allegramente e avrebbe
represso un sorriso malvagio mentre aspettava che l'aprissi. Ma oggi era stato lui a dirmi di non
schiuderla. Questa era la parte pi importante del regalo.
Capisco ho detto. Pensavo che fosse uno dei tuoi averi pi preziosi. Perch ci rinunci? Ero
arrossita, un po' scioccata, un po' disgustata, e il tono della voce si era fatto incalzante.
Be', prima o poi un energumeno me lo avrebbe portato via e se ne sarebbe servito per qualche
scherzo di cattivo gusto: sai, sarebbe finito nella zuppa di qualcuno. Comunque, era come se... se mi
guardasse sempre. Ho cominciato ad avere paura.
Ti guarda, Kevin. E anche tuo padre. Tutti i giorni.
Ha fissato il tavolo, poi ha spinto la scatoletta verso di me e ha spostato la mano. Be', pensavo
che potessi prenderlo e... sai, e...
Seppellirlo ho completato la frase per lui. Mi sono sentita pesante. Era una richiesta enorme:
insieme alla piccola bara fatta a mano, avrei dovuto seppellire molto altro.
Ho acconsentito con gravit. Quando l'ho abbracciato per dirgli arrivederci, si  attaccato a me
come un bambino, come non aveva mai fatto in tutto il periodo dell'infanzia. Non ne sono sicura,
perch lo ha borbottato con le labbra appoggiate al colletto del mio cappotto, ma mi piace pensare che
abbia singhiozzato: Mi dispiace. Ho accettato il rischio di aver sentito male e ho risposto: Dispiace
anche a me, Kevin, dispiace anche a me.
Non dimenticher mai quando mi sedetti in quell'aula di tribunale e ascoltai il giudice con le
pupille minuscole annunciare che la corte si pronunciava a favore della difesa. Mi aspettavo di sentirmi
risollevata. Ma non fu cos. Il riconoscimento pubblico del mio lavoro di madre, scoprii, per me non
significava nulla. Piuttosto, ero irata. Ora saremmo dovuti tutti tornare a casa, e io non mi sarei sentita
affatto meglio. Anzi, sarei stata malissimo, come al solito; desolata, come al solito; sporca, come al
solito. Avrei voluto purificarmi, ma mi pareva di rivivere quel pomeriggio sudaticcio, appiccicoso in
una stanza d'albergo in Ghana, quando avevo aperto il rubinetto della doccia e avevo scoperto che non
c'era acqua. Questo arido stillicidio era l'unico battesimo che la legge mi avrebbe concesso.
Il solo aspetto del verdetto che mi diede un minimo di soddisfazione fu la condanna a pagare le
mie spese legali. Il giudice non aveva accreditato le ipotesi di Mary Woolford, ma mi aveva presa in
antipatia, e certe volte l'ostilit pu costare cara (chiedete a Denny Corbitt). Per tutto il processo ero
stata consapevole di aver delineato una figura che non poteva attirare simpatie. Mi ero imposta di non
piangere mai. Mi ero ripromessa di non usare te e Celia per uno scopo tanto venale come sfuggire alla
responsabilit, perci il fatto che mio figlio non avesse ucciso solo i suoi compagni, ma anche mia
figlia e mio marito, tendeva a perdersi nel mazzo. So che non avevano intenzione di danneggiarmi, ma
la testimonianza dei tuoi genitori sulla mia visita di cortesia a Gloucester fu disastrosa; non ci piacciono
le madri a cui non piacciono i loro figli. Neanche a me piace quel genere di madre.
Avevo infranto la regola primordiale, profanato il legame pi profondo. Se avessi professato
l'innocenza di Kevin nonostante una montagna di prove lo accusassero, se mi fossi scagliata contro i
torturatori che lo avevano spinto a questo, se avessi insistito che dopo aver cominciato a prendere il
Prozac era un ragazzo completamente diverso: be', vi assicuro che Mary Woolford sarebbe stata
costretta a pagare fino all'ultimo centesimo le spese processuali, lei e tutti quelli che le avevano inviato
soldi su Internet per sostenere l'azione legale contro di me. Invece, il mio contegno fu di nuovo definito
sprezzante, e le parole severe che avevo pronunciato sulla carne della mia carne, furono riferite senza
commenti; esibite. Con una tale regina di ghiaccio come madre, non c' da meravigliarsi, osserv il
nostro giornale locale, che KK sia diventato un cattivo soggetto.
Harvey si sentiva oltraggiato, e sussurr immediatamente che avremmo dovuto ricorrere in
appello. Farmi pagare le spese era un gesto punitivo. Avevo gi dilapidato tutte le nostre liquidit per
pagare la costosa difesa di Kevin, e avevo acceso una seconda ipoteca sulla propriet in Palisades
Parade, perci capii subito che avrei dovuto vendere la AWAP e la nostra orribile casa vuota. Questo s
che mi avrebbe purificata.
Ma da allora  e grazie a queste lettere che ti ho scritto  sono arrivata a chiudere il cerchio. Ho
compiuto un viaggio simile a quello di Kevin. Nel chiedermi se il gioved sia stata colpa mia, sono
dovuta tornare indietro; decostruirmi.  possibile che mi sia posta la domanda sbagliata. In ogni caso,
dibattermi tra l'assoluzione e l'escoriazione, mi ha solo stancata. Non lo so. Alla fine della giornata,
non ne ho idea, e questa pura, serena ignoranza comincia a offrirmi una strana sorta di consolazione. La
verit : se stabilissi di essere colpevole o innocente, che differenza farebbe? Se arrivassi alla risposta
giusta, tu torneresti a casa?
Questo  tutto ci che so. So che l'11 aprile del 1983 ho messo al mondo un figlio, e non ho
provato nulla. Ancora una volta, la verit  molto pi vasta delle parole a cui la riduciamo. Mentre quel
neonato si contorceva sul mio seno, dal quale si allontanava disgustato, io risposi respingendolo: sar
stato grande un quindicesimo di me, ma allora mi sembrava giusto. Da quel momento ci siamo
combattuti con una ferocia inesorabile, che quasi riesco ad ammirare. Ma  possibile imparare
l'adorazione spingendo l'antagonismo fino al suo limite estremo, avvicinare le persone con il solo
gesto di allontanarle. Perch dopo diciotto anni meno tre giorni, posso finalmente annunciare che sono
troppo stanca, troppo confusa e troppo sola per continuare a combattere e, se non altro a causa della
depressione o della pigrizia, ora amo mio figlio. Deve trascorrere ancora cinque anni in un
penitenziario per adulti, e non posso garantire su cosa uscir da quell'altra parte. Ma nel frattempo, c'
una seconda stanza da letto nel mio piccolo e funzionale appartamento. Il copriletto  stirato. Sullo
scaffale c' una copia di Robin Hood. E le lenzuola sono pulite.
.
Per sempre, tua,
con amore,
Eva.
...
.
...
FINE.